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Kitabı oku: «I rossi e i neri, vol. 1», sayfa 11

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– Chi? Il Mattei?

– Sì, appunto il Mattei. Figuratevi come rimanessi di stucco! Essi non mi riconobbero, anzi non guardarono neanche dalla mia parte. Ah, questi signorini sono pure scapati! S'argomentano di far la guerra, e non ne sanno i primi rudimenti. Hanno letto le storie moderne dell'America e dell'India, e non ricordano gli accorgimenti sottili delle __Pelli rosse e dei Thugs__, pei quali un ciottolo smosso, un filo d'erba piegato, sono indizio del passaggio di un nemico. Perchè vivono in un paese civile, costoro non pensano che ci sia da studiare il terreno, e da guardare, verbigrazia, ogni volto di persona in cui s'avvengono di nottetempo. Povera gente! Perciò sono sconfitti, e la loro baldanza va in fumo.

– Ma come mai, – disse il Collini, – come mai il Montalto e il Mattei avevano da trovarsi colà? Non è nemico del nipote, il vecchio Vitali?

– Anch'io dissi tra me; come mai? – proseguì il padre Bonaventura. – Ma a questo mondo bisogna aspettarsene di tutti i colori. Qui, pensai tosto, qui s'ha da trovar la chiave del segreto. Il vecchio che sta saldo e se la ride alle mie spalle; Aloise che esce di notte dalla casa del nonno, dove è certamente entrato alla cheta, appena ne sono uscito io, e che si fa accompagnare da un medico… Qui giace nocco! Ora non è da cercare perchè fu fatta la pace; piuttosto è da sapersi in che modo.

– Sicuro! – interruppe il Collini. – È da sapersi in che modo.

– E come ve la cavereste voi, figliuol mio? Sentiamo un po' il vostro consiglio.

– Il vecchio, – soggiunse il Collini, – non può' muoversi dal letto, e di questo non possiamo dubitare. Egli ha dunque avuto bisogno di un intermediario.

– Benissimo! – esclamò il padre Bonaventura, accennando del capo.

– E bisogna trovare questo intermediario; – aggiunse il Collini.

– Arcibenissimo! Voi volete andar molto innanzi, col vostro ingegno.

Ma chi potrà essere questo intermediario del malanno?

– Un servitore, di certo.

– __Optime__! E questo servitore qual è? Il vecchio Vitali ne ha tre, senza contare la governante.

– Ah! qui, padre mio…

– Qui vi casca l'asino, non è vero? Io invece vi dirò che ha da essere il servo prediletto, quello di cui si fida maggiormente, e quello che gli ruba di più.

– Ma se v'ingannaste?.. – disse con esitanza il Collini.

– Oh, non abbiate paura. Tra i servitori c'è sempre quello a cui mette più conto accattarsi la benevolenza del padrone, e qui non si sgarra. Per fortuna anche noi ci abbiamo il nostro tornaconto a invigilare i servitori come i padroni, e messer Battista vedrà com'io so aggiustarlo pel dì delle feste, se per avventura si mette a farmi l'indiano.

– Ah! il Battista!..

– Certo, il Battista; e chi altri volete che sia?

– Avete ragione, padre mio; andiamo dunque; non c'è tempo da perdere. E quel figuro del Mattei, che mi vien sulla mano? Non è un trattar da collega, il suo, e bisognerà che io gli renda pan per focaccia.

– Sì, come vorrete; – rispose il gesuita. – Intanto c'è da parare il colpo di questi signori, e questo, appena io abbia dette due paroline al Battista, sarà compito vostro. Siete un valente medico, e non dovete fallire al vostro buon nome.

– Oh, in quanto a ciò, se voi avete il modo di guastare il tranello di que' signori, abbiatelo per cosa fatta.

– Ed io vi prometto che vi darò tanto in mano da vendicarvi dei vostri nemici; parola di Bonaventura Gallegos. Andiamo dunque. —

E così dicendo, il padre Bonaventura, degno concittadino di Torquemada, come i lettori hanno già indovinato dal suo cognome, andò a lavarsi le mani sotto lo zampillo di acqua che mandava per le nari il delfino della vasca; poi prese il suo cannocchiale e precedette nelle sue stanze il discepolo.

XV

Qui si racconta come il padre Bonaventura sapesse sfruttare le ribalderie de' suoi simili.

Intanto il vecchio Vitali, la mercè degli accorgimenti del medico Mattei, andava risanando ad occhi veggenti. Egli aveva l'aspetto più florido, e la tosse cominciava a recargli meno molestia; per le quali cose è agevole argomentare che l'animo, fedele termometro della sanità del corpo, gli si era sollevato di molto.

Battista, il maggiordomo, era poi entrato cosiffattamente nelle grazie del padrone, che questi gli aveva già fatto un bel regalo, e gli aveva promesso di largheggiare di più, appena si fosse alzato dal letto.

Aloise andava tutte le notti a casa del nonno, per accompagnare il Mattei. A quest'ultimo era doluto un poco di dover andare così di soppiatto a visitare il banchiere, sapendo egli benissimo che la consuetudine comandava un certo riguardo tra colleghi, e non permetteva che uno vogasse all'altro sul remo. Ma qui, più che altrove, era necessario opporre astuzia ad astuzia, e non si trattava punto di uno dei soliti casi, nei quali il timore di offendere un pregiato collega debba legar le braccia di un medico e vietargli l'uso del suo nobile ministero.

E poi, Aloise lo aveva tanto pregato! Il Mattei era uno spirito generoso, il quale già si mostrava degnissimo di quella fede universale che gli è venuta di poi, e di quella fama scientifica che egli ha di presente grandissima, in Genova e fuori. Però, alla guisa di tutti i nobili intelletti, egli cedeva al fascino di quell'animo gentile che era Aloise di Montalto; laonde per lui, più che medico, era amico, e il corso di questa narrazione lo dimostrerà anche più largamente ai lettori.

L'infermo era contento, e gli si leggeva negli occhi come gli andasse a' versi la cura del suo notturno Esculapio. Egli s'inteneriva perfino col nipote, e quasi piangeva al ricordo di Eugenia, la sua poco amata figliuola, la nobilissima madre di Aloise, mostrandosi pentito di non essere andato a darle l'ultimo bacio sul suo letto di morte.

E vedete un po' come entrasse la gratitudine nel cuore di un egoista! Egli era tornato, in un suo discorso con Aloise, sull'argomento dei quattrini, esortando il nipote ad accettare qualche regaluccio.

– Tu avrai bisogno di un bel cavallo; – gli aveva egli detto. – Alla tua età e col nome che porti, non s'ha da guardar tanto nel sottile. S'ha da spendere con riserbo, ma non s'ha per contro da dimenticare la dignità del casato.

– No, caro nonno, – aveva risposto il giovine; – vi ho già detto che non voglio nulla, perchè non ho bisogno di nulla. In quanto a cavalli, ci ho __Antar__, il mio sauro, balzano di tre, che non cambierei con nessun altro di maggior prezzo. —

E Aloise tenne fermo sul niego. Era una buona azione quella che egli faceva in casa del nonno, e la sua buona azione doveva esser pura d'ogni speranza, e perfino d'ogni sospetto di ricompensa.

Il dottor Mattei non voleva nulla neppur egli, ed aveva detto al banchiere, il quale avrebbe voluto almeno pagargli le visite: – No, signor Vitali. Se io fossi il suo medico, piglierei cinque lire per visita come un altro, e non un quattrino di meno. Ma sono in cambio un medico di straforo, e qui non fatico nemmeno per la gloria. —

Non c'era verso di far mutar pensiero a quei due. Il vecchio banchiere si trovava così di sbalzo in mezzo a due galantuomini, e gli pareva di sognare.

Ma gli altri non dovevano star molto a tornare alla riscossa. Lo stesso giorno che avveniva il dialogo tra il Collini e il padre Bonaventura, sul terrazzo di quest'ultimo, ambedue si recarono in casa Vitali.

Il vecchio li accolse asciuttamente, siccome da parecchi giorni aveva uso di fare. Ascoltò i ragionamenti e le raccomandazioni del medico, le chiacchiere del Gallegos, e respirò soltanto appena vide che si congedavano.

Bonaventura vedeva tutto, notava tutto, epperò aveva notati anche i modi asciutti del vecchio banchiere; ma fece le viste di non badarvi, contento di saperne la cagione e di poter rimediare con un colpo maestro. Giunto nell'anticamera, pigliò il maggiordomo in disparte, e scambiò con lui queste parole:

– Battista, vi aspetto a casa mia, e subito.

– Per far che?

– Ho da parlarvi di cose gravi. —

Battista era uomo che capiva il latino; però, sebbene intendesse dove l'altro voleva andare a battere, stette saldo e rispose:

– O perchè non può Ella dirmele qui? Io ho da assistere il padrone, e non posso venire da Lei.

– Non potete? – disse ironicamente il padre Bonaventura, aggrottando le sopracciglia.

– Non posso, – ripetè Battista, rizzando il capo e facendo il muso lungo una spanna.

– Ah non volete venire? Badate, messer Battista! Ho da informarvi di certe cartelle di rendita che sono state vendute per venticinque mila lire; le quali venticinque mila lire sono state affidate, perchè fruttino, al banco Cardi Salati e compagni. O che? Non mi fate più cipiglio? La superbia è svampata tutta quanta? —

Altro che superbia svampata, come diceva padre Bonaventura! La faccia di Battista, a quelle parole, era diventata di tutti a colori, o temperanza di colori, dal bianco al pavonazzo. Egli balbettò alcune parole scomposte, e si lasciò cadere su d'una sedia.

– Non temete, Battista! – gli disse il padre Bonaventura con accento più rimesso e mettendogli una mano sulla spalla. – Se voi obbedirete, io sarò muto come una tomba. Venite dunque, io vado ad attendervi. —

Mezz'ora dopo. Battista, pallido e reggendosi a mala pena sulle gambe, entrava nello studio del padre Bonaventura, camera malinconica, coperta tutta intorno di scansie zeppe di libri, e senz'altro ornamento tranne un gran crocifisso che stava a piombo sulla scranna del gesuita, e che noi portiamo opinione avrebbe fatto assai meglio a cascargli addosso, in cambio di starsene appiccato alla parete.

– Battista, – gli disse il padre Bonaventura, alzando il capo dalla scrivania, e assumendo un'aria tra inquisitoria e patema, – io sono molto scontento dei fatti vostri.

– Signore!.. – balbettò il maggiordomo.

– Voi tradite il vostro padrone: – proseguì il gesuita. – Sì, voi; non istate a farmi quelli occhiacci stralunati. Io lo so di buon luogo. Voi date il vostro padrone in balìa dei suoi nemici.

– E quali nemici può avere il mio padrone? – si provò a chiedere il maggiordomo.

– Meno chiacchiere! Voi lo sapete meglio di me. Il marchesino di Montalto è tornato in casa di suo nonno, e voi lo avete aiutato a ciò.

E ditemi ora: quanto v'ha egli promesso di farvi lasciare, sul testamento del vecchio?

– Signor Bonaventura, – rispose Battista, appigliandosi a queste ultime parole, – io non so che cosa Ella voglia dire…

– Badate, badate! Io so che ricevete tutte le notti il Montalto; e quando ve lo dico io…

– Non sa nulla del medico! – pensò in cuor suo il maggiordomo; – costui tira ad indovinare, ed io non sarò così bietolone da lasciarmele cavare di bocca. —

Fatta questa preparazione mentale, Battista si sentì più animo a rispondere:

– Non è vero! —

Ma il padre Bonaventura aveva meditata la sua progressione oratoria, e la dimenticanza del nome del medico non era che un artifizio retorico.

– Ah, non è vero? E come va dunque che egli ci si trova, e lo accompagna sempre il medico Mattei? Come va che voi andate a comprare altri medicamenti, secondo le ricette del vostro medico clandestino? Sareste per avventura sonnambulo, da non ricordarvi più di giorno quello che fate di notte tempo? —

Il maggiordomo non seppe più oltre schermirsi, e rimase muto, in quella che Bonaventura proseguiva la sua perorazione in questo modo:

– Voi siete su d'una mala strada, Battista. Vi mettete a tenere il sacco all'erede, prima che sia morto il nonno; al quale frattanto si abbrevia la vita con quelle medicine che non ardiscono mostrarsi alla luce del sole. Se fossero tali da risanare l'infermo, il vostro Montalto e il suo complice non si nasconderebbero nelle ombre della notte, e voi non vi fareste a mentire, a negar quello che io so, senza bisogno che lo confermiate voi.

– Orbene, – disse il maggiordomo, che non vedeva più scampo, – poichè Vossignoria lo sa, non c'è più ragione che io m'ostini a negarlo. Ma posso giurarle che io mi sono piegato per obbedienza al signor Vitali, e con idea di far bene. Il signor Aloise è un gentiluomo; il dottor Mattei è un medico molto stimato, ed io non posso credere che abbiano perversi disegni. Essi alla perfine non vorranno andar mica in galera!..

– Ah! ci andrete voi, messer Battista, se a me salterà il grillo di parlare delle vostre prodezze. Ricordatevi quello che io v'ho accennato testè nell'anticamera del signor Vitali, e che v'ha tirato qui tutto mogio e tremante. Dove avete rubato il denaro che sta a frutto per voi nel banco Cardi Salati?..

– Sono i miei risparmi; – rispose il maggiordomo turbato, che non si studiava nemmeno più di negare i fatti, tanta appariva la certezza del suo inquisitore.

– Ah, i vostri risparmi! E quando mai, in venti anni di servizio, con moglie e figli alle costole, si possono risparmiare venticinquemila lire? Voi avete quarantasei anni; siete maggiordomo da otto anni, e prima eravate un semplice valletto. Dove l'avete guadagnato quel gruzzolo? Probabilmente lo scrigno di casa Anselmi, donde vi hanno scacciato, senza farvi peggio (che l'avrebbero largamente potuto), ne saprà qualche cosa. Anche certa argenteria, mancata quindici anni or sono in casa Priamar, se potesse parlare ne direbbe di belle sul conto vostro; e finalmente uno studio accurato sui conti di casa del signor Vitali, che andate derubando a man salva da otto anni, metterebbe il suggello alla vostra probità esemplare. Orbene, messer Battista, osate dire ancora che sono i vostri risparmi? —

Ad ogni nuova ribalderia appostagli da quel giudice severo del padre Bonaventura, il disgraziato impallidiva sempre più; perchè le erano tutte autentiche, e meritavano di essere bollate davvero. Ma donde aveva potuto risaperle, il padre Bonaventura, tutte queste prodezze, che egli, il reo, credeva morte e sepolte da un pezzo? Certo egli era un negromante, che se la intendeva con gli spiriti maligni. Però la testa gli girava come un arcolaio; sentiva alle tempie il sangue picchiar nelle arterie; la camera gli si allungava stranamente davanti agli occhi; la persona del suo inquisitore si rimpiccioliva, in quella che la voce di lui gli suonava cupa e minacciosa come rombo di temporale in lontananza.

L'interrogazione beffarda, con cui il padre Bonaventura chiuse il discorso, comandava una risposta sollecita, e Battista dovette alzare il capo, mostrando una faccia così livida che mai la somigliante non fu veduta davanti ad una Corte d'Assise. Lo sciagurato cadde ginocchioni e, giungendo le mani in atto supplichevole, gridò:

– Signore, ho moglie e quattro figli! Per carità non mi rovini!..

– Sì, – continuò l'altro, per dargli il colpo di grazia, – avete una moglie che va attorno, vestita di seta e di velluto. In casa vostra si fa scialo d'ogni ben di Dio. Vostra figlia, la maggiore, ne fa di tutti i colori, sotto quello di trovare un marito. Ecco i vostri guai, le vostre disgrazie! E per sovramercato, ci avete venticinque mila lire da mettere al dodici per cento, presso gli usurai che ne cavano il cinquanta. Una entrata sicura di tremila lire all'anno… eh, non c'è male! Senza contare quello che guadagnate onestamente, e quello che pensate di arraffare ancora… Perchè voi, signor Battista, non siete uomo da volervi fermare a mezza strada; non è egli vero?

– Signor Bonaventura, per carità… per tutto quello che ha di più sacro in questo mondo, non mi rovini! Sono padre di famiglia… Le dirò tutto… Le racconterò tutto quello che desidera sapere da me…

– Che cosa volete narrarmi che io non sappia a menadito? – ribattè il padre Bonaventura. – Ma via, raccontate pure; dalla vostra schiettezza argomenterò se meritate che io vi usi misericordia.

– Oh, non dubiti, Vossignoria! – gridò il maggiordomo. – Non dimenticherò una parola. Il signor Vitali fu quegli che mi mandò a cercare il nipote, ed io l'ho obbedito. Saranno adesso venti giorni da quella notte che il marchese di Montalto è venuto in casa, e s'è rappattumato col nonno. La notte appresso tornò, insieme col medico Mattei, il quale ha esaminato l'infermo e la cura del signor Collini. Il signor Giovanni, non so perchè, non aveva più fede in quest'ultimo.

– Ah, ah! – esclamò il padre Bonaventura. – E che cosa gli hanno detto quei bravi signorini?

– Che la cura era sbagliata. Anzi, a dirla schietta, il signor Aloise pareva che sospettasse della onestà del medico Collini, come ho potuto argomentare da certe sue parole. Insomma, che le dirò? hanno ordinato, lì su due piedi, una cura diversa.

– Lo so, lo so. Ma come hanno potuto venirne a capo, se l'infermo continuava a bere della solita pozione?

– Oh, questo si fece per darla ad intendere. Il medico Mattei ha levato l'acònito dalla emulsione del Frank. Io seguitavo a comperarne, giusta la ricetta del signor Collini, ma la gettavo via subito, mettendo nella boccia quell'altra più semplice, o più innocente, come la chiamava il dottor Mattei che l'aveva ordinata. Questo, come le ho detto, era un artifizio perchè durasse l'inganno.

– Ma qui non è tutto, certamente! – esclamò il padre Bonaventura, piantando gli occhi addosso alla sua vittima, come se volesse divorarsela.

– Sì, c'è il rimanente. Hanno levato il signor Giovanni dalla dieta, raccomandando che fosse nutrito di cibi succosi, dandogli anche a bere del vino con infusione di china. Ed ecco in qual modo lo hanno sollevato dalla sua fiacchezza.

– Volete dire che lo hanno tirato più presso alla sepoltura, – interruppe il gesuita.

– Questo poi non lo so; non avrei mai potuto immaginarlo; – rispose il maggiordomo, facendosi incontro alla ipocrisia del padre Bonaventura. – Anch'io me ne stavo all'apparenza.

– E l'apparenza inganna! – soggiunse il gesuita. – Voi per esempio, messer Battista, ne siete la prova lampante. Chi al vedervi, non vi direbbe un onest'uomo? —

Battista chinò il capo e non rispose nulla.

– Ma via, a tutto c'è rimedio. Avete confessato il mal fatto; ed io voglio usarvi misericordia, se mi promettete di attenervi ai miei comandi.

– Son pronto a tutto! – rispose umilmente Battista.

– Orbene, aspettatemi un po'. – E così dicendo il padre Bonaventura si alzò, e corso all'uscio, disparve, lasciando il povero maggiordomo pauroso ed incerto in mezzo alla stanza.

Il dottor Collini stava in quell'altra camera dove il padre Bonaventura era andato a cercarlo, e tenendosi presso all'uscio aveva origliato tutto quel dialogo. Però egli non ebbe mestieri di molte spiegazioni del maestro, per dirgli con accento di sicurezza:

– Non dubitate, padre mio; ho già rimediato a tutto, purchè quest'uomo voglia servirci.

– In quanto a ciò, ve ne sto io mallevadore. Venite dunque. —

Ed ambedue entrarono nello studio, dove ebbero col maggiordomo del signor Vitali una conversazione edificante, la quale i nostri lettori avranno soltanto ad indovinare, da quello che ne avvenne di poi.

XVI

Dove si chiariscono gli effetti della contromina.

– Padre, mi sento assai male.

– Eh, lo vedo, lo vedo pur troppo dagli effetti. Ma che cosa si sente?

– Un grave ingombro allo stomaco; non posso più digerire. La tosse mi molesta da capo…

– E che cosa ne dice il suo medico? Egli sarà certamente uomo di sua confidenza. —

Il vecchio Vitali a queste parole mandò un lungo sospiro, che gli fu interrotto da un assalto violento di tosse; laonde il padre Bonaventura si alzò per andargli a mettere con piglio affettuoso una mano sulla fronte.

Dodici giorni erano passati dal dialogo avvenuto tra il gesuita e il maggiordomo del Vitali; dodici giorni assai bene spesi, poichè, mentre il padre Bonaventura e il Collini, simulando lo sdegno, non s'erano più lasciati vedere in casa del vecchio banchiere, la sua salute, in cambio di seguire quel miglioramento che s'era avverato da principio, andava peggiorando rapidamente.

Il Mattei ed Aloise di Montalto non sapevano indovinare le cagioni di quel mutamento. Pensarono un tratto che il diavolo, per opera de' suoi bravi sergenti, il padre Bonaventura e il Collini, ci avesse messo la coda; ma in che modo? Questo era il difficile. Ambedue s'erano licenziati dalla casa del Vitali, facendo dire al vecchio che gli aveva offesi, col mostrare di non aver più fede in essi, e il maggiordomo Battista si lagnava forte di essere stato maltrattato da ambedue, come la prima cagione di tutto quel guaio. Ora, come poteva il Mattei, come poteva Aloise indovinare che il Battista fosse di balla con quei due, egli che appunto aveva largamente aiutato i nostri giovani nella loro opera di misericordia?

Però il Mattei andava da parecchi giorni almanaccando di guasti organici e d'altri malanni inerenti alla natura del vecchio banchiere; vigilava egli stesso i rimedii, e raccomandava al Battista di attenersi fedelmente a' suoi comandi, così nel ministrar le pozioni, come nella misura del cibo; e aspettava intanto che tutti quei nuovi sintomi gli dessero il bandolo della matassa.

L'infermo frattanto, condotto alla peggio dai celati maneggi del Collini, ai quali aiutava il maggiordomo, fedele esecutore di tutti i suoi iniqui comandi, inasprito contro il suo nuovo medico dalla ostinatezza e dall'accrescimento del male, insospettito per giunta di certe smorfie di malaugurio che Battista faceva, ogniqualvolta era solo con lui e gli occorreva di nominare il Mattei, cominciava a pentirsi d'aver sospettato del suo primo medico, e si lagnava di tutti.

Il momento era buono, e il padre Bonaventura ne approfittò, incalzando cosiffattamente per opera del suo fidato, che l'infermo mandasse a chiamar lui e il Collini, per iscusarsi con loro e scongiurarli della loro assistenza.

I lettori sanno già le prime parole scambiate tra il vecchio banchiere e il padre Bonaventura, in quella medesima camera dove li abbiamo un'altra volta introdotti.

– Signor Giovanni, – proseguì il gesuita, poichè fu cessato quell'assalto di tosse, – io non so proprio che dirle. Ella mi ha mandato a chiamare. Son qua. Che cosa dimanda Ella dai suoi nemici?

– Miei nemici? – chiese l'infermo con un gesto di meraviglia. – E può credere che io…

– Sì, credo che qualcheduno l'abbia data ad intendere a Lei. Ma io non me ne offendo, qualunque cosa Ella abbia potuto pensare di me. La religione m'insegna a perdonare le ingiurie, e come Ella vede, signor Giovanni, eccomi al suo capezzale quell'istesso di prima.

– Grazie! – mormorò tutto confuso il vecchio. – E il medico Collini?

– Il signor Collini non metterà molto a giungere; egli mi ha promesso di correr qua appena si sarà sbrigato di alcune faccende della sua professione. Ma, intendiamoci bene, egli verrà a vederla come amico, non già come medico.

– Perchè?

– Perchè? E me lo dimanda, signor Giovanni? Ella sa benissimo che il nostro ottimo amico, allorquando si fu avveduto che il signor Vitali non aveva più fede nel suo ingegno, nella sua perizia, e, diciamolo pure, nel suo cuore, che il signor Vitali aveva mandato a cercare un altro medico, dal quale si faceva visitar di soppiatto, ne fu molto addolorato e giustamente offeso. —

Il padre Bonaventura lasciava cadere queste parole con quella dolce lentezza che ognuno sa quanta forza accresca ai rimproveri; e il Vitali, così nominato ironicamente in terza persona, gli dava certe occhiate supplichevoli, con le quali aveva aria di confessare tutte le sue colpe.

– Mi perdonino! – esclamò egli finalmente. – Ero così fiacco! Non sapevo proprio che cosa facessi.

– E ora, di grazia, – proseguì il padre Bonaventura, – come si sente?

– Oh, peggio che mai! Dio mio, chi mi risanerà? Sono abbandonato da tutti!

– Tutti! Per carità, signor Giovanni, non sia così ingiusto verso gli uomini. E lo abbandonassero pure tutti quanti, forse che Dio non rimane? Dio non abbandona nessuno di coloro i quali si volgono a lui con purità d'intendimenti e intensità di desiderio. Provveda a' casi suoi, mio buon amico. È Dio, lo riconosca ora, è Dio, il quale si giova delle male arti dei tristi per darle un insegnamento efficace.

– Ah, padre! Ella dice benissimo. Ma come potrò risanare, se il signor Collini non mi perdona?

– Intendiamoci! – rispose il padre Bonaventura; – il signor Collini le ha già perdonato. Egli sulle prime aveva giurato di non metter più piede in sua casa; ma io l'ho tanto pregato, segnatamente oggi, dopo che Ella ha mandato a chieder di noi, che egli si è finalmente piegato; e verrà appunto per salutarla, affinchè Ella non lo reputi uomo da tener astio nel cuore. Ora non crede Ella giusto che il signor Collini ricusi di occuparsi più oltre della cura? Vi sono consuetudini nell'arte medica, alle quali non si può contraffare, senza meritarsi il biasimo universale de' colleghi. Però, quantunque il dottor Mattei non si sia diportato molto cortesemente con lui, il nostro amico non vuole guastargli le sue faccende e lo lascia solo a curarla. Il dottor Mattei è un gran medico, a quanto dicono, e speriamo che la guarisca. —

Qui il solito piglio sarcastico mutava il senso delle parole; e l'infermo che si sentiva così giù dell'animo e del corpo, poteva intendere tutta la forza dell'ironia.

– Oh, non mi abbandonate! – diss'egli. – Io voglio, io desidero essere curato dal signor Collini.

– E allora non ha che una cosa a fare; liberarsi anzitutto dal medico Mattei.

– È vero; ma come fare? – rispose il vecchio, alzando gli occhi angosciosamente verso il cielo. – Mio nipote…

– Suo nipote! E che ha Ella a temere di suo nipote? – gridò il padre Bonaventura. – Signor Giovanni, quando vorrà Ella intendere che i nostri parenti sono i nostri peggiori nemici? È una trista verità, dolorosissima a dirsi, e il nostro cuore d'uomini e di cristiani ricusa di acconciarvisi; lo so. Pure, è così. Costoro si accostano al nostro letto, non come amici, ma come eredi: sono iene che odorano il cadavere.

– Mio nipote, – rispose l'infermo, – non ha mai voluto un soldo da me.

– Artifizi, signor Giovanni. E che altro avrebbe ad essere? Egli alla perfine sa di essere suo nipote e di aver diritto alla sua eredità. Oh uomini, uomini! Ma noi, per quale tornaconto nostro ci siamo fatti ad assisterla? Le nostre ragioni sono note: di personali non ce n'è punto; si fa tutto per il trionfo della religione, e a questo sacrificheremmo ogni cosa, anche la nostra amicizia per Lei. Ella è convenientemente ricco, signor Giovanni, ed è pure delle sue ricchezze che io mi occupo, come di ogni altra cosa sua. Dio non le ha dato di ammassarle perchè vadano poi in mano di scostumati libertini. Ecco perchè Le raccomandavo di fare il suo testamento, quando Ella non era in pericolo di vita; ed ecco perchè la consiglierei ancora adesso a far ciò, se non reputassi debito mio operare diverso… —

A queste parole il vecchio banchiere aguzzò gli orecchi, e fece tanto d'occhi per guardare il suo interlocutore. Questi proseguì sulla medesima solfa, tra il dolce e l'amaro:

– Debito mio! Non lo so. Fors'anche m'inganno, e fo peggio. Ma Iddio mi è testimone della onestà dei propositi, e mi perdonerà se io commetto errore, non insistendo più oltre presso di Lei. Sì, signor Giovanni, ho pensato di non chiederle più nulla. Speravo che Iddio le avrebbe restituita la sanità in ricompensa delle sue buone opere; oggi in cambio lo supplico di concederle la grazia, senza che queste opere siano venute a far fede della sua pietà cristiana. Egli è grande e misericordioso, e la sua infinita bontà di sovente si compiace nello spargersi sui più ostinati peccatori. —

Il Vitali non rispose nulla a quella intemerata. Le parole erano amare, ma la sostanza era dolce. Il padre Bonaventura non gli chiedeva più che facesse testamento, e questo era il busilli.

Tuttavia, se non rispose al discorso di lui, fu sollecito a ricondurre la conversazione su ciò che più gli premeva.

– Padre, – disse egli, – mi consigli Lei. Come posso fare a mandar via quell'altro?

– Eh, se non vuol altro, la servo subito. Battista. —

E così dicendo il padre Bonaventura andò fino all'uscio della camera, per chiamare il maggiordomo. Battista fu pronto a rispondere, e come fu presso il letto del padrone, gli chiese che cosa volesse da lui.

– Quando verranno quei signori, – ammonì il padre Bonaventura, – direte loro che il signor Vitali non li può ricevere. Se vi chiederanno il perchè, risponderete essere desiderio del vostro padrone, avendolo espressamente raccomandato il dottor Collini, nel quale egli ha la massima fiducia.

– Sì, va benissimo; – soggiunse l'infermo, suggellando in tal modo la pensata del padre Bonaventura. —

In questo modo veniva fatto al gesuita di sgominare i disegni di Aloise e del suo amico Mattei. Costoro, entrati nella rocca minacciata del vecchio banchiere, avevano scavata con finissimo accorgimento la mina che doveva guastare il negozio agli assedianti. Senonchè il padre Bonaventura se n'era accorto in tempo, e aveva risposto con una contromina, tanto più efficace in quanto che era scavata all'ombra del maggiordomo confidente dei due amici, e loro unico aiuto in quella guerra di astuzie.

Poco dopo i comandi dati al Battista, giunse il medico Collini, e fu un ricambio di tenerezze tra lui e l'infermo. Nè mancarono le lagrime, sebbene il Vitali, giusta la natura dei vecchi, non ci avesse molta virtù nelle glandole lagrimatorie, e il Collini per contro avesse da lunga pezza inaridita la fonte degli affetti. Ma che volete? a pianger lagrime vere si suda; laddove ad infingerle, basta far greppo alla guisa dei bambini stizzosi, e spuntano tosto che la è una meraviglia.

Dopo le tenerezze dell'amico, vennero le dimande del medico. Il Collini, simulando di non saper nulla, chiese minutamente quali fossero e in che modo amministrati i rimedi del Mattei, e dopo aver dimenate a dritta ed a manca le labbra ad ogni risposta dell'infermo, aggiunse a mo' di conclusione:

– Sarà una buona scuola, non lo nego. Ci sono parecchi medici odierni, i quali stanno per la teorica del rinvigorire l'infermo. Ma, anche ammettendola, bisogna guardare se l'infermo può essere curato con quel metodo energico. Vedete, padre Bonaventura; qui, con tutte le loro novità, hanno complicato la malattia con un principio di gastrite. —

Era agevole al Collini lo inventare a sua posta, poichè i rimedi del Mattei erano stati da lui, complice il Battista, raddoppiati o guasti con nuovi ingredienti.

Il Vitali non perdeva una sillaba di quel dotto discorso, ed aspettava che, finita la diagnosi, il medico pronunciasse la sentenza. Nè il Collini la fece aspettar molto, e un raggio di contentezza rasserenò la faccia dell'infermo, quando udì che i mali effetti della cura sarebbero stati combattuti e che il Collini stava mallevadore del suo risanamento.

Yaş sınırı:
12+
Litres'teki yayın tarihi:
25 haziran 2017
Hacim:
520 s. 1 illüstrasyon
Telif hakkı:
Public Domain