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Kitabı oku: «Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 2», sayfa 15
Fu Dickinson con grandissima attenzione ascoltato; ma non essendo il temporale favorevole, ed operando in molti più il timore, che la opinione, non ottenne. Raccolto il partito, i più si trovarono in favore dell'independenza. Si fece adunque abilità ai deputati della Pensilvania di ritornar al congresso, e quivi consentire, che le colonie unite si dichiarassero liberi ed independenti Stati. Dickinson, essendosi tanto gagliardamente opposto, ne fu escluso. L'istesse cose si facevano nella Marilandia; e questa provincia debole in sè stessa, e situata nel mezzo delle altre, autorizzò anch'essa i suoi delegati a ritornar al congresso, e l'independenza approvare.
Adunque addì quattro luglio del presente anno riferendo Tommaso Jefferson, Giovanni Adams, Beniamino Franklin, Ruggiero Shermann e Filippo Livingston, le tredici colonie unite, rotta ogni leanza loro verso la Corona della Gran-Brettagna, si dichiararono Stati liberi ed independenti, ed assunsero il nome dei tredici Stati Uniti d'America. Il manifesto, che il congresso fe' pubblicare, per giustificare in cospetto di tutto il mondo la presente sua deliberazione, ed il quale si credette, fosse opera particolarmente di Jefferson, fu con molta concinnità di stile e di argomenti composto. Esso fu dagli scrittori di quei tempi grandemente celebrato, e fu il principio dell'independenza di una ricca e possente nazione. Incominciava con queste parole.
«Allor quando nel corso degli umani avvenimenti e' divien necessario ad un popolo di disciogliere quei vincoli politici, i quali ad un altro lo congiungevano, e di pigliar in mezzo ai potentati della Terra quella separata ed eguale stanza, alla quale le leggi della natura e di Dio gli danno diritto, egli si confà molto bene a quel rispetto, che alle opinioni dell'uman genere portar si debbe, il dichiarar le cagioni, che alla separazione spinto lo hanno.
«Noi crediamo, esser di per sè stesse evidenti queste verità, che tutti gli uomini creati sono eguali; che dotati sono dal Creatore loro con certi inalienabili diritti; che tra questi sono la vita, la libertà, ed il proseguimento della felicità; che per questi diritti sicurare si sono fra gli uomini instituiti i governi derivanti le legittime potestà loro dal consenso dei governati; che ogni qualvolta che alcuna forma di governo divien distruggitiva di questi fini, ha il popolo il diritto di alterarla, o di abolirla, e di un nuovo governo instituire in su tali principj fondato, e sì fattamente ordinato, che più probabilmente a lui appaia la sua sicurezza e felicità procurare. Egli è ben vero però, che la prudenza ci esorta, che non si debbono i governi da lunga pezza stabiliti di leggieri, nè per cause transitorie cangiare. Ed in fatti la sperienza ha dimostrato, che gli uomini più disposti sono a soffrire, quando i mali loro sono sofferevoli, che all'usar i diritti loro coll'abolir quegli ordini, ai quali sono eglino avvezzati. Ma quando una lunga serie di abusi e di usurpazioni invariabilmente allo stesso fine tendenti dimostra il disegno di volergli sotto l'assoluto dispotismo ridurre, egli è il diritto loro, egli è il dovere di levarsi dal collo un tal governo, e nuovi guardiani provvedere alla futura sicurezza loro. Tale è stata la presente sofferenza di queste colonie, e tale è ora la necessità, che le costringe ad alterare i primieri ordini del governo».
Fatta quindi una diligente enumerazione dei torti ricevuti e delle sofferte oppressioni, conclusero con dire, che un principe, (intendendo del Re d'Inghilterra) il quale stato è l'autore di tanti atti di tirannide, era inabile diventato ad essere il reggitore di un popolo libero. Raccontate poscia le pubbliche appellazioni ai popoli inglesi fatte, aggiunsero, che non avevano questi voluto dar udienza alle voci della giustizia e della consanguinità.
«Noi pertanto, proseguirono, essendoci di necessità fermi nella separazione, dichiariamo, che gli terremo, come il restante genere umano, nemici in guerra, in pace amici.
«Noi adunque rappresentanti degli Stati Uniti di America in generale congresso convenuti, appellandone al supremo Giudice del mondo della rettitudine delle nostre intenzioni, in nome e per l'autorità del buon popolo di queste colonie, solennemente pubblichiamo e dichiariamo, che queste unite colonie sono, e di diritto esser debbono liberi ed independenti Stati: che assolute sono da ogni leanza verso la Corona britannica; e che ogni politica congiunzione tra queste e lo Stato della Gran-Brettagna è, ed esser dee totalmente disciolta; e che, siccome liberi ed independenti Stati, hanno elleno piena potestà di romper la guerra e di concluder la pace, di far le alleanze, di stabilire il commercio, e di tutti quegli atti, e cose fare, che agl'independenti Stati di diritto appartengono. E per l'eseguimento di questa dichiarazione, ponendo tutta la nostra speranza e fede nella protezione della divina Provvidenza, noi scambievolmente impegniamo l'uno all'altro, e l'altro all'uno le nostre vite, le nostre sostanze ed il nostro onore1».
Tale è stata la dichiarazione dell'independenza degli Stati Uniti d'America, la quale se era, come pare, necessaria, non era però senza pericolo. Imperciocchè sebbene le cose erano a tal condizione ridotte, che la maggior parte degli Americani o la desideravano, o non la contrastavano, ciò nondimeno molti o apertamente la disapprovavano, o nell'animo loro la detestavano. E ciò che riusciva di maggior pericolo, si era, che gli avversarj massimamente in quelle province abbondavano, nelle quali si sapeva, che gli Inglesi avrebbero fatto una gagliarda impressione. Gli eserciti americani erano deboli, l'erario povero, gli ajuti esterni incerti; e che l'ardore dei popoli avesse a continuarsi, molto era da dubitare. Si sapeva da un altro canto, che l'Inghilterra si era ferma ad ogni modo a voler usar tutta la forza sua per ridur le colonie all'obbedienza, innanzi che esse vieppiù sì confermassero nella resistenza, od entrassero nelle alleanze coi principi forestieri. Nè non era da temersi, che, se le armi americane, siccome più probabile pareva, fossero state perdenti in su quei primi principj i popoli ne avrebbero accusata l'independenza; ed isbigottiti essendo, sarebbero, come soglion fare, coi desiderj loro molto più indietro tornati, che prima voluto non avrebbero. Quando s'incomincia a disperare, non si fa fine alle concessioni. Ma giacchè la guerra era inevitabile, e che ogni accordo era impossibile per l'ostinazione delle due parti, si trovava il congresso nella necessità di risolversi; non che credesse, che a qualunque partito si appigliasse, non vi fosse pericolo; ma amò meglio abbracciar quello, ch'era più risoluto, che non l'altro di continuar nella pretensione della rivocazione delle leggi, ch'era pieno di incertezza. Poichè quali fossero appunto le leggi da rivocarsi, non era ben chiaro. Alcuni volevano, si annullassero tutte le leggi fatte dal 1763 in poi; alcuni non tutte quelle, ma solamente una parte; chi questa e chi quell'altra; e finalmente vi erano di quelli, che non istavano contenti nemmeno alla totale rivocazione, ma volevano, se ne rivocassero alcune più antiche. Altri poi nel corso della querela avevano mosso alcune cose del tutto impossibili ad ottenersi dalla Gran-Brettagna. Nè si può negare, che la dichiarazione dell'independenza non fosse alla natura stessa delle cose conforme; poichè i tempi non avrebbero lungamente comportato, che un popolo numeroso, ricco, armigero ed avvezzo alla libertà da un altro assai lontano, e non troppo più grande dipendesse. Ogni cosa già si volgeva all'independenza; e questa è stata forse la più secreta cagione, per la quale i ministri inglesi si erano determinati a voler porre un più duro freno in bocca agli Americani. Egli è vero ancora, che i principi forestieri non avrebbero consentito a fornir gli ajuti, ed a far lega con coloro, i quali tuttavia si confessassero sudditi di un altro regno; mentrechè si poteva sperare, che fossero per praticare, e per concludere con quelli, che ad ogni patto si eran risoluti a voler diventare una nazione franca ed independente. Nel primo caso nemmeno la vittoria, nell'ultimo non che la vittoria, ma solamente la difesa, ed il bilicar coll'armi la fortuna avrebbe procurato le leghe.
Quale di questo sia la verità, egli è certo, che la dichiarazione fu ricevuta da quei popoli con grandissimi segni di allegrezza. Nè si trascurarono tutte quelle pubbliche dimostrazioni, che sono in somiglianti casi solite a farsi dai governi per procurar presso i popoli favore e grazie alle determinazioni loro. Fu bandita con molta solennità a Filadelfia gli otto di luglio. Vi si fecero i fuochi, si spararono le artiglierie; ed il popolo, come se impazzato fosse, era dappertutto in gran galloria. Agli undici fu pubblicata nella Nuova-Jork, e con molto apparato letta a ciascuna brigata dell'esercito americano, il quale allora si trovava raccolto in quelle vicinanze. Fu udita con acclamazioni ed applausi senza fine. La sera la statua del Re Giorgio terzo, ch'era stata rizzata nel 1770, fu abbassata, e tratta pel fango dai figliuoli della libertà. Deliberarono, che col piombo, col quale era stata gittata, si facessero palle. Le quali cose, se si facevano contro ogni civiltà, come è veramente, non si facevano però contro la ragione di Stato; imperciocchè aizzavano i popoli, e gli facevan correre a quel fine, che si desiderava. A Baltimore, essendovi l'independenza stata bandita in presenza dei bombardieri e delle milizie, il popolo non capiva in sè stesso dalla allegrezza. Si fecero molte salve, e le acclamazioni ferivano l'aria, pregando tutti felicità ai liberi ed uniti Stati d'America. La sera l'effigie del Re fu condotta a trastullo di popolo per tutta la città, ed arsa poscia in un fuoco acceso a questa bisogna. In Boston poi le dimostrazioni furono grandissime. Vi fu bandita la independenza dal balcone del Palazzo in presenza di tutti i maestrati civili e militari, ed al cospetto di un innumerabile popolo, che vi era concorso sì dalla città stessa, che dal contado. Il presidio stava affilato nella contrada del Re, che fu poi chiamata col nome di contrada degli Stati, e diviso in tredici schiere per denotare i tredici Stati uniti. Fatta a mezzodì la pubblicazione, seguirono gli evviva popolari con un romore incredibile; e ad un dato segnale fu fatta dal Fort-hill una salva di tredici colpi di artiglieria, alla quale risposero a muta pure con tredici colpi quelle del castello, dell'istmo, di Nantasket e della punta d'Alderton, siccome anche il presidio stesso con una salva di moschettate, andando in giro l'una dopo l'altra le tredici schiere. Convennero poscia i maestrati e molti gentiluomini a banchettare nella sala del Consiglio, dove invitandosi l'un l'altro fecero brindisi alla prosperità e perpetuità degli Stati uniti d'America; al congresso americano; al generale Washington; al prospero successo dell'armi degli Stati uniti; alla caduta dei tiranni e della tirannide; alla propagazione della civile e della religiosa libertà; agli amici degli Stati uniti in tutte le parti del mondo. Suonavano intanto le campane a gloria; l'allegrezza era universale, ed i festeggiamenti senza fine. La sera furono abbassate tutte le insegne del Re, o marzocchi, o scettri, o corone, che si fossero, e furon tutte spezzate od arse nella contrada degli Stati. Ma nella Virginia i rallegramenti che vi furono, non si potrebbero con sufficienti parole descrivere. Il convento virginiano decretava, che nelle pubbliche preci si omettesse di pregare pel Re. Ordinava, che nel gran sigillo della repubblica di Virginia si raffigurasse la virtù, siccome Genio della repubblica, vestita alla foggia delle Amazzoni, la quale si appoggiasse con una mano su d'una lancia, e coll'altra tenesse una spada, e col piè calpestasse la tirannide rappresentata da un uomo prostrato, accanto la corona cadutagli di testa con una catena rotta nella manca, ed un flagello nella diritta. Nell'esergo si leggeva la parola Virginia, ed all'intorno dell'immagine della virtù quest'altre: sic semper tyrannis. Sul rovescio si vedeva un gruppo di figure. Quella di mezzo rappresentava la libertà colla sua bacchetta e col pileo. Dall'un de' lati stava Cerere colla sua cornucopia in questa mano, ed in quella una spica di frumento, dall'altro l'eternità col globo, e colla fenice. Nell'esergo si trovavano scolpite queste parole: Deus nobis haec otia fecit.
In somma tra mezzo a queste esultazioni nulla si lasciò indietro di quello, che poteva indurre nei popoli favore e desiderio del nuovo stato, ed odio e nimistà non solo contro la tirannide, ma ancora contro la monarchia; sforzandosi i libertini di fare in modo, che non che l'una coll'altra si confondesse nella mente dei popoli, ma vi nascesse inoltre la opinione, ch'esse non possano scompagnarsi. In questo modo dall'un canto i Capi dei libertini americani prima colle segrete mene, poi con aperti andari, e finalmente con una molto opportuna e molto ardita risoluzione; e dall'altro i ministri britannici, prima con avare ed insolite provvisioni, poi coll'incertezza dei consiglj, quindi con inumane ed esacerbanti leggi, e finalmente colla debolezza dell'armi diedero origine ad un avvenimento, il quale produsse in ultimo un totale sceveramento di un glorioso e possente Impero. Tanto sono gli uomini o costanti nella libertà, od ostinati nell'ambizione, o timidi nei consiglj, o più pronti ad avvertire il nemico colle minacce, che ad opprimerlo coi fatti. Certo è, che mancarono nei ministri britannici l'ingegno per prevedere, o la forza per provvedere; sicchè i tumulti d'America e nacquero inosservati, e crebbero senza ostacoli, e tanto ingrossarono, che come un fiume gonfiato dalle insolite piogge i non sufficienti argini, ed i tardi impedimenti sopravanzarono tutti, e strabocchevolmente superarono.
NOTA
Nuovo-Hampshire. – Josia Bartlett, Guglielmo Whipple, Matteo Thornton.
Massacciusset. – Samuele Adams, Giovanni Adams, Roberto Treat-Paine, Elbrigo Gerry.
Isola di Rodi. – Stefano Hopkins, Guglielmo Ellery.
Connecticut. – Ruggiero Shermann, Samuele Huntington, Guglielmo Williams, Oliviero Wolcott.
Nuova-Jork. – Guglielmo Floyd, Filippo Livingston, Francesco Lewis, Luigi Morris.
Nuova-Cesarea. – Riccardo Stockton, Giovanni Witherspoon, Francesco Hopkinson, Giovanni Hart, Abramo Clark.
Pensilvania – Roberto Morris, Beniamino Rush, Beniamino Franklin, Giovanni Morton, Giorgio Clymer, Jacopo Smith, Giorgio Taylor, Jacopo Wilson, Giorgio Ross.
Delawara. – Cesare Rodney, Giorgio Read.
Marilandia. – Samuele Chase, Guglielmo Paca, Tommaso Stone, Carlo Caroll di Carollton.
Virginia. – Giorgio Ughte, Riccardo Enrico Lee, Tommaso Jefferson, Beniamino Hamson, Tommaso Nelson minore, Francesco Lightfoot Lee, Cartero Braxton.
Carolina Settentrionale. – Guglielmo Hooper, Giuseppe Hewes, Giovanni Pena.
Carolina Meridionale. – Edoardo Rutledge, Tommaso Heyward minore, Tommaso Lynch minore, Arturo Middleton.
Giorgia. – Button Gwinnet, Limano Hall, Giorgio Walton.
FINE DEL LIBRO SESTO
LIBRO SETTIMO
1776
Dopo che noi siamo iti riscorrendo i due primi periodi di questa ostinata contesa, il primo, nel quale i britannici ministri con insolite leggi gli Americani offendevano ed asperavano, ed il secondo, in cui con deboli consiglj, e colle insufficienti armi la guerra esercitavano, l'ordine della storia richiede, che ci facciam ora a descrivere quelle cose, che avvennero nel terzo, in cui, fatti risoluti, e messa in opera tutta la forza loro, si proponevano di opprimere subitamente con un gagliardo sforzo, e di soggettar l'inimico. Arrivava il generale Howe da Alifax, e sbarcava il dì venticinque giugno colle sue genti a Sandy-Hook, ch'è una punta di terra situata nell'entrar di quel golfo, che si comprende tra la terra-ferma della Nuova-Cesarea, le foci del fiume Rariton, l'Isola degli Stati, e la bocca della cala della Nuova-Jork da una parte, e l'Isola Lunga dall'altra. Ai due di luglio pigliava possessione dell'Isola degli Stati, sicchè e' si possa, o lodar come coraggiosa, o biasimare come temeraria la risoluzione dell'independenza presa in quei dì medesimi, in cui ogni giorno più risuonavano i nimichevoli apparecchiamenti dell'Inghilterra, ed arrivava l'esercito reale, e si metteva in punto per assalire con grandissimo apparato di guerra le parti più deboli dell'America. Avrebbe voluto il generale aspettar tuttavia ad Halifax l'arrivo dei rinforzi, che il suo fratello l'ammiraglio doveva condurre dall'Inghilterra, acciocchè, tosto arrivati entrambi nelle acque della Nuova-Jork, potessero metter mano all'opera, e, fatto un subito impeto, por fine alla guerra. Ma l'ammiraglio indugiava molto ad arrivare, e le stanze di Halifax erano di molto incomodo all'esercito, essendovi le provvisioni scarsissime, nè potendosi le genti tutte ricoverar a terra, dimodochè furon obbligate a rimanersene stivate sulle navi. Finalmente inoltrandosi già molto la stagione, e cacciato dalla necessità si era deliberato ad andar aspettar il fratello ed i rinforzi nelle parti vicine alla Nuova-Jork, ed erasi partito con tutto l'esercito e coll'armata condotta dall'ammiraglio Shuldam. Nel tragitto si accozzaron con esso lui alcuni reggimenti, che separati dai compagni per venti contrarj navigavano soli alla volta di Halifax. Altri furono intrapresi dai corsari americani. Gli abitanti dell'Isola degli Stati ricevettero il generale inglese con grandissime dimostrazioni d'allegrezza, ed i soldati acquartierati qua e là nei villaggi, trovarono ogni maniera di rinfrescamento; del che avevano strettissimo bisogno. Quivi venne ad incontrarlo il governatore Tryon, il quale diligentemente lo ragguagliò dello stato della provincia, siccome pure delle forze e degli apparecchiamenti fatti dal nemico. Molti Cesariani venivano ad offerirsi a pigliar soldo nelle genti del Re, e gli abitatori stessi dell'Isola degli Stati bramosamente entravano sotto le insegne, dimodochè si aveva la speranza, che, ove tutto l'esercito riunito si muovesse all'assalto, e corresse le province, non si sarebbe incontrato difficoltà nell'ottenere una compiuta vittoria. L'ammiraglio Howe, toccato Halifax, e trovatovi una lettera del fratello colla quale lo avvisava della sua partenza per alla Nuova-Jork, e pregava, lo andasse a raggiungere, si mise tosto di nuovo al viaggio, ed arrivava felicemente all'isola degli Stati il giorno dodici di luglio. Quivi si congiunsero con loro le genti, che guidate dal general Clinton ritornavano dall'infelice spedizione di Charlestown. Arrivavano anche giornalmente i rinforzi d'Europa conviati dal comandante Hotham, sicchè in poco tempo tutto l'esercito sommò bene tra Inglesi, Essiani e Waldecchesi al novero di ventiquattro migliaia di soldati. Si aspettava ancora un'altra coda di Essiani, ch'erano di fanti elettissimi, i quali erano rimasti indietro, e come prima arrivati fossero, avrebbe sommato a trentacinque migliaia di soldati, tutta buona gente, e della migliore di tutta l'Europa. Non v'era stata mai in America dimostrazione di sì gran moto; e quest'era il primo esercito di sì fatta forza, che mai si fosse veduto in quelle contrade.
Ora incominciava appoco appoco a colorirsi il disegno che ordito avevano i ministri contro l'America, col quale speravano, oppressi con una insuperabil forza gli Americani, e posto un subito fine alla guerra, le passate incertezze ed i lunghi indugiamenti emendare. Da fronte l'esercito principale guidato dai fratelli Howe, l'uno e l'altro capitani eccellentissimi di terra e di mare, dovevano far impressione nella provincia della Nuova-Jork, debole per sè stessa e, siccome piena d'isole e di grossi fiumi, e distendentesi in una lunga costiera, molto esposta alle offese di un nemico, il quale, siccome gl'Inglesi erano, prevalesse in sulle armi di mare. Abbondavano in quello le armi e le munizioni, ed i soldati ardevano di grandissimo desiderio di far qualche segnalata pruova in servigio del Re. Alla qual cosa non solo erano gl'Inglesi incitati per la rabbia loro contro il nemico, ma ancora per l'emulazione che avevano verso i Tedeschi, stimando a diminuzione della loro quella confidenza, che in questi aveva il governo collocato. Volevan dimostrar a tutto il mondo, ch'essi soli senza l'aiuto di quei lanzi sarebbero stati capaci a soggiogare l'America. I lanzi dall'altra parte, che non si tenevano, e non erano in fatti da meno degl'Inglesi, non volevano a patto nissuno scomparire, sicchè si dovevano aspettare dagli uni e dagli altri gli estremi sforzi. Quando poi, domata la provincia della Nuova-Jork, si avesse un piede fermo in America, piccoli presidj, protetti massimamente dalla poderosa armata, avrebbero bastato per guardarla dagl'insulti del nemico; e l'esercito avrebbe potuto sicuramente procedere alla conquista delle altre vicine province. Poteva esso, stantechè la Nuova-Jork tiene il miluogo delle province americane, volgersi, come più opportuno creduto avesse, o a destra per portar la guerra nel Connecticut ed in tutta la Nuova-Inghilterra, o a stanca per correre la Cesarea, e, questa attraversata, minacciare la città stessa di Filadelfia. Facil cosa era eziandio col mezzo delle fregate e degli altri legni minori non solo tenere aperta la comunicazione tra l'una parte e l'altra dell'esercito sulle due rive del fiume del Nort, ma ancora valicarlo secondo il bisogno, e trasportar prontamente e facilmente le genti dall'una delle sue rive sull'altra. In somma questo posto della Nuova-Jork, sia per la natura sua, o si voglia considerare il grosso e frequente navilio, del quale erano gl'Inglesi forniti, era quasi come un nido sicuro, donde, e dove potevano ed infestare i vicini luoghi, ed assalir il nemico a posta loro, e portar le armi, dove più loro quadrava, ed offender con successo, e ritirarsi senza pericolo. Per le quali cagioni intendevano di far di quella città la principale sedia della guerra. Al che si aggiungeva, che per l'abbondanza dei leali eranvi in essa più, che in qualunque altra città di America le parti del congresso inferme. Nè si dee passar sotto silenzio una cosa di somma importanza, la quale era, che, se il generale Carleton, superati i laghi, siccome si sperava, penetrato fosse sino alle sponde del fiume Nort, esso puntando all'ingiù, ed il generale Howe all'insù avrebbero potuto l'uno coll'altro congiungersi, e tagliar in tal modo del tutto la comunicazione tra le province della Nuova-Inghilterra poste sulla sinistra riva, e le altre del mezzo, e le meridionali situate sulla destra del medesimo fiume; il ch'era stato sempre il più favorito disegno dei ministri. Finalmente si era considerato, che l'Isola-Lunga separata soltanto da quella della Nuova-Jork per la riviera detta dell'East o sia di levante, era di per sè stessa molto fertile, e, siccome abbondantissima di biade e di bestiami, capace da sè stessa ad alimentare il più grosso esercito. Credevasi oltre a ciò che gli abitanti suoi molto fossero inclinati alla causa reale. L'impressione poi, che l'esercito dell'Howe avrebbe fatto sulle coste della Nuova-Jork, doveva essere nel medesimo tempo secondata dalla parte del Canadà, siccome abbiam detto, da Carleton, che guidava dodici in tredicimila soldati di fiorita gente; e dalla parte delle province meridionali dal generale Clinton, il quale doveva assalire Charlestown. Così essendo le forze americane divise, ed i Capi loro come soprappresi ed aggirati da tanti assalti, non si dubitava, che la fortuna dovesse al tutto e tostamente a favor dell'armi britanniche inclinare. Ma accadde in questo ciò, che suole addivenire di tutti gli umani disegni, quando sono troppo avviluppati, e di troppe parti composti; perciocchè, se una se ne conduce a buon fine, le altre difettano; e, guastata per conseguente tutta l'opera, non si ottiene il finale intento. Della qual cosa si doveva altrettanto più nella presente bisogna temere, che non solo si avevano a superare gli ostacoli frapposti dagli uomini, ma ancora quelli dei venti e delle stagioni. Poichè non si poteva sperare, che la natura stessa delle cose a quest'impresa servisse in guisa, che tutti e tre gli eserciti, giusta la mente degl'intraprenditori, giugnessero nel prescritto tempo al divisato campo, e gli uni cogli altri opportunamente cooperassero. Era anche da dubitarsi, che tutti fossero per esser vittoriosi. Il che per altro era necessario per l'intiera giudicazion della guerra. Avvenne adunque da una parte, che i venti contrarj ritardarono sul mare il corso delle navi dell'ammiraglio Howe, sicchè tanto indugiarono ad arrivare, ch'era già fatta, siccome raccontato abbiamo, con infelice successo la fazione di Charlestown. E dall'altra le difficoltà incontrate nel passare i laghi del Canadà arrestarono del tutto i progressi di quell'esercito, sicchè non potette in quest'anno valicargli per recarsi sulle rive del fiume del Nort. Quindi ne derivò, che Washington non solo non fu obbligato ad indebolir di più il suo già debole esercito delle coste col mandar soccorsi verso la Carolina Meridionale o verso il Canadà, ma ancora quelle genti stesse, le quali con tanto valore avevano difeso Charlestown, o furono mandate in aiuto dell'esercito che difendeva il passo dei laghi, o furon fatte venire in rinforzo dell'esercito principale. Ma nonostante tutti questi mancamenti si aveva buona speranza, che l'esercito solo di Howe fosse abile a vincere la guerra. La quale speranza, se non era senza ragione, chi non vede, che, se i ministri ed i capitani inglesi, invece di aver disseminate e sparse in tre lontani luoghi le forze, le avessero, soltanto lasciate le sufficienti guernigioni ne' posti opportuni, tutte raccolte in un solo, e quivi fatta la massa generale, corsi fossero così grossi e potenti contro l'esercito americano, ne avrebbero non solo facilmente, ma fors'anche sicuramente avuta la finale vittoria? Gli Americani dal canto loro non avevano niuna diligenza lasciata indietro per resistere alla piena che loro veniva addosso. Ma i provvedimenti non riuscivano eguali nè ai desiderj, nè agli sforzi loro, nè al pericolo che sovrastava. Aveva bensì il congresso ordinato, che si fabbricassero piatte, foderi armati, galee, ed altre batterie galleggianti per la difesa del porto della Nuova-Jork, e delle bocche dell'Hudson. Ma invano si poteva sperare, che questi deboli apparati potessero ostare con qualche successo al prepotente navilio inglese. Aveva egli anche decretato, che tredici migliaia di milizie provinciali andassero a congiungersi coll'esercito principale di Washington il quale, conosciuto per tempo il pericolo della Nuova-Jork, era andato ad alloggiar in quei contorni; e che di più si mettesse in ordine un esercito di diecimila soldati, il quale, stanziando nelle province del mezzo, dovesse servire alle riscosse. Eransi diligentemente fortificati con trincee e con artiglierie tutti i posti più deboli, ed una grossa schiera alloggiava nell'Isola-Lunga a fine di proibire dallo sbarcar gl'Inglesi, o di difenderla contro gli sbarcati. Ma l'esercito del congresso non era a gran pezza abile a sostenere il peso di tanta guerra. La mancanza delle armi vi era grande, e le malattie molto frequenti e gravi. Quantunque poi per le continue istanze del generale le milizie accorse fossero dalle vicine province, ed alcuni reggimenti d'ordinanza chiamati dalla Marilandia, dalla Pensilvania e dalla Nuova-Inghilterra fossero venuti a congiungersi coll'altre genti, dimodochè si annoveravano in tutto l'esercito ventisette migliaia di soldati, tuttavia non vi si poteva fare su gran fondamento, essendovene ben tutta una quarta parte impedita dalle malattie, ed altrettanta mancante delle necessarie armi. La maggior parte erano gente indisciplinata e tumultuaria, che in un fatto d'armi giusto avrebbero fatto cattiva pruova. Queste cose, che in tanto pericolo ponevano la causa americana, si dovevan riconoscere parte dalla mancanza della pecunia, che impediva il congresso e gli altri Capi della lega a poter soldar genti, e fornirle di tutte le cose necessarie all'uso della guerra; parte dalla grettezza loro, la quale faceva sì, che, volendo essi trasportar la parsimonia della pace nell'esercizio della guerra, andavano molto lenti nello spendere; e parte ancora dall'opinione molto radicata in loro del pericolo pella pubblica libertà degli eserciti stanziali, la quale gli aveva anche indotti nella credenza che possibil fosse di apparecchiar ogni anno un esercito atto e fatto a poter resistere alle armi nemiche. Forse ancora, e senza forse, molti andavano a rilento nel correre all'armi e nel far le provvisioni convenevoli; perciocchè speravano, che per mezzo della potestà dei commissarj inglesi, i quali non solo erano capitani di genti armate, ma eziandio pacieri, si sarebbe potuta la lite amichevolmente terminare. Quest'esercito, tale qual egli era, stava accampato in modo, che difender potesse comodamente i luoghi più esposti alle offese. Quella parte, che stanziava nell'Isola-Lunga obbediva ai comandamenti del maggior generale Greene; ma essendo egli malato ebbe lo scambio nel maggior generale Sullivan. Il grosso occupava l'isola della Nuova-Jork, che doveva esser la prima dell'americane province ad esser percossa dagl'Inglesi, e due piccole bande difendevano l'Isola del Governatore, ed il luogo detto Paulus-Hook, situato rimpetto la Nuova-Jork sulla destra riva dell'Hudson, o sia fiume del Nort. Le milizie jorchesi capitanate dal generale americano Clinton alloggiavano sulle rive del Sound verso la Nuova-Roccella, ed i due Chester da levante e da ponente. Perciocchè si temeva, che l'inimico sbarcato con buon nervo di gente sulla settentrionale riva del Sound corresse a Kingsbridge, o sia ponte del Re, ed impadronitosi di quel luogo serrasse al tutto l'esercito americano nell'Isola della Nuova-Jork.
Stando le cose in questi termini, pronti gli uni ad assalire, e gli altri a difendersi, e tutti a fidare alla fortuna delle battaglie il destino dell'America, i commissarj inglesi prima di venirne all'armi vollero usare la pacifica facoltà della quale erano investiti. Per la qual cosa lord Howe aveva già fin dal mese di giugno, navigando sulle coste del Massacciusset sulla nave reale l'Aquila, mandato per parte del Re una lettera a tutti i governatori, ch'erano stati cacciati dalle province loro, ingiungendo, la pubblicassero e propagassero in mezzo ai popoli con tutti que' mezzi, che più opportuni e più efficaci credessero. Annunziava la facoltà, che il Re aveva dato ai due commissarj di concedere generali o particolari perdoni a tutti coloro, i quali, in mezzo ai tumulti ed ai disordini di quei tempi, scostati si fossero dalla leanza e dall'obbedienza dovute alla Corona, e desiderassero, ritornando al debito loro, di raccogliere i frutti della reale clemenza. Dichiarava ancora, ch'era fatta ad essi abilità di chiarire qualunque colonia o provincia, o contea, o città, o porto, o Terra riposte nella pace del Re; nel qual caso s'intendeva, che tutte le penali leggi fossero senz'altro verso le medesime cessate. Prometteva finalmente, che si sarebbero meritamente riconosciuti i servigi di coloro, i quali contribuito avessero a ristorare l'autorità del Re. Queste scritture trapelavano in mezzo ai popoli portatevi frequentemente dai tamburini; ed il generale Washington mandò al congresso speditamente quelle, ch'erano state indirette ad Ambuosa. Questi con generoso consiglio risolvette, si stampassero nelle gazzette, acciocchè i buoni popoli degli Stati uniti (quest'esse sono le parole della risoluzione) potessero esser informati della qualità dei commissarj, ed intendessero, quali fossero i termini, coi quali sperava la Corte della Gran-Brettagna d'intrattenergli e di disarmargli; e fossero anche i più ostinati convinti, che nel valor delle mani loro tutta consisteva le speranza di salvar le loro libertà.
Nuovo-Hampshire. – Josia Bartlett, Guglielmo Whipple, Matteo Thornton.
Massacciusset. – Samuele Adams, Giovanni Adams, Roberto Treat-Paine, Elbrigo Gerry.
Isola di Rodi. – Stefano Hopkins, Guglielmo Ellery.
Connecticut. – Ruggiero Shermann, Samuele Huntington, Guglielmo Williams, Oliviero Wolcott.
Nuova-Jork. – Guglielmo Floyd, Filippo Livingston, Francesco Lewis, Luigi Morris.
Nuova-Cesarea. – Riccardo Stockton, Giovanni Witherspoon, Francesco Hopkinson, Giovanni Hart, Abramo Clark.
Pensilvania – Roberto Morris, Beniamino Rush, Beniamino Franklin, Giovanni Morton, Giorgio Clymer, Jacopo Smith, Giorgio Taylor, Jacopo Wilson, Giorgio Ross.
Delawara. – Cesare Rodney, Giorgio Read.
Marilandia. – Samuele Chase, Guglielmo Paca, Tommaso Stone, Carlo Caroll di Carollton.
Virginia. – Giorgio Ughte, Riccardo Enrico Lee, Tommaso Jefferson, Beniamino Hamson, Tommaso Nelson minore, Francesco Lightfoot Lee, Cartero Braxton.
Carolina Settentrionale. – Guglielmo Hooper, Giuseppe Hewes, Giovanni Pena.
Carolina Meridionale. – Edoardo Rutledge, Tommaso Heyward minore, Tommaso Lynch minore, Arturo Middleton.
Giorgia. – Button Gwinnet, Limano Hall, Giorgio Walton.
