Kitabı oku: «Assunta Spina: In due atti»
PERSONAGGI
Assunta Spina – 25 anni
Michele Boccadifuoco, beccaio – 35 anni
Federigo Funelli, vice cancelliere al Tribunale – 30 anni
Donna Concetta, madre di Boccadifuoco – 60 anni
Furturella, popolana
Filumena, popolana
Sgueglia Diodato, usciere al Tribunale – 60 anni
Torelli Aniello, idem – 70 anni
Il brigadiere Ferrara
La guardia Sante Marcuso
La guardia Marcello Flaiano
Furtunatina, stiratrice
Olimpia, stiratrice
Rachele, stiratrice
Ernestina, stiratrice
Michelina, stiratrice
Tittariello, garzone di Boccadifuoco
Donn'Emilia Forcinella, levatrice
Tina Bouquet, «chanteuse», sua figlia
Epaminonda Pesce, «macchiettista»
Ai giorni nostri
DECORAZIONE
Interno della grande Sala del Tribunale penale a Castelcapuano.
Il fondo della scena – un'alta parete sulla quale, tra colonne barocche e festoni, sono figure a fresco dei re di Napoli – è, abbasso, interrotto dalle porte delle «Sezioni penali». Su quella a sinistra è scritto: Terza Sezione, su quella di mezzo: Quinta Sezione, su quella a destra: Ottava Sezione. Tra porta e porta sono sedili di legno scuro con alta spalliera. Dalle spalliere pendono carte giudiziarie, bandi etc. Una varia folla occupa que' sedili: vi stanno donne e uomini, signori e plebei, qualche prete, qualche guardia di finanza o di Publica Sicurezza, dei contadini etc, etc. Di volta in volta qualcuno di costoro si leva ed entra in una delle stanze di Sezioni. Gli uscieri appaiono, di volta in volta, sulla soglia e chiamano i testimoni.
A destra e a sinistra della vasta sala e dello spettatore sono grandi porte a larghi stipiti marmorei. Per queste porte entra ed esce continuamente una folla peripatetica, e il va e vieni e il vocio durano l'atto intero. Dei venditori ambulanti circolano tra la folla: vendono cerini, panini e carta da scrivere.
Sul davanti della scena sono tavole per gli uscieri. Alla prima, sulla sinistra dello spettatore, seggono l'usciere titolare e altri individui che scrivono o chiacchierano. Alla seconda, sulla destra, è un altro usciere che rassetta carte e discute con qualcuno, impiedi. Sulla prima tavola è un cartello con la scritta: Diodato Sgueglia, Ufficiale giudiziario. Sulla seconda tavola è un'altra scritta, che dice: Aniello Torelli, Ufficiale giudiziario. Si fuma. Sono le quattordici. È inverno. Il mormorio è continuo, anzi, a levata di tela, è un alto e confuso vocìo.
ATTO PRIMO
SCENA PRIMA
La folla. Ai loro posti gli uscieri Sgueglia e Torelli. Avvocati che sopraggiungono. L'avvocato Buffa. Portieri. Guardie. Un prete. Contadini, etc. Gran mormorio. Tutto il parlato e il movimento seguono in fretta.
Avvocato 1.º
(viene dalla destra, con carte sotto il braccio, frettoloso. S'incontra con l'Avvocato 2.º)
Avvocato Franceschelli, noi siamo qua!
Avvocato 2.º
(stretta di mano)
Oh! Carissimo! Dunque? C'è motivo?
Avvocato 1.º
Altro! Ce ne stanno dduie. Siamo a cavallo!
Avvocato 2.º
Ah, neh? E ghiate dicenno… (gli si mette a fianco. Movono verso la sinistra).
Avvocato 1.º
Ecco qua: sulla prima posizione c'è la mancanza di presentazione di parte…
Avvocato 2.º
Benissimo!
Avvocato 1.º
Sulla seconda… (viano, discorrendo, per la sinistra).
Un fattorino postale
(di fretta, con un telegramma in mano, si accosta al banco dell'Uffiziale Torelli)
Neh, scusate, sapite stu presidente… (leggendo sul telegramma) Presidente Laudati… Addó sta?
Torelli
(cessa di scrivere)
Laudati? (si volge all'Uffiziale Sgueglia che siede al banco rimpetto) Neh, on Diodá?
Sgueglia
(che discute con un signore che gli siede accanto)
Jate dicenno.
Torelli
'O presidente Laudati a che sezione sta?
Il signore seduto
(a Sgueglia)
No! Scusate! Sono dodici e sessanta!
Sgueglia
Sono tredici e sessanta! Mo nce avessemo mparà pure a fare l'addizione?
Il signore
Sarà…
Sgueglia
No. Che sarà? È! È!
Torelli
Don Diodà?
Sgueglia
Chi è? Laudati? 'A sesta Sezione, (si rimette a discutere) Verificate meglio…
Torelli
(al fattorino, indicando)
A mano sinistra, 'a primma porta. (Il fattorino va via in fretta. Torelli si rimette a scrivere).
Il cerinaro
(con voce lamentosa)
Cerini a due scatole per un soldo! Fabbrica la Baschiera! Cerini inglesi! Due scatole per un soldo! (fa il giro delle tavole).
Avvocato 3.º
(in fretta, accostandosi al tavolo di Torelli)
'On Anié, fosse venuto 'o prufessore Buffa?
Torelli
(seguitando a scrivere)
È benuto e se n'è ghiuto.
Avvocato 3.º
Sapite si torna?
Torelli
(seguitando a scrivere)
E io che ve pozzo dì?
Avvocato 3.º
Allora mo mm'assetto e ll'aspetto. (siede accanto a Torelli e si mette a leggere carte legali).
Voce di usciere
(dal fondo, accanto alla 3.ª Sezione)
Aulisio!
Voce tra la folla
Qua, qua!
Voce di usciere
Aulisio Giuseppe!
Voce tra la folla
Mo'! Nu mumento! Presente!
Voce di usciere
E ghiammo, ja'!
Una popolana
(dalla sinistra, a un'altra che la segue)
Peppenè! Passa 'a chesta parte! Assettámmece! (le due donne vanno a una scranna in fondo e vi seggono) Nannina addo' stà?
Voce di Nannina
Io nun pozzo passà! (appare e si fa largo. Ha un marmocchio in braccio).
La popolana
Viene, viene, assèttete!..
(Nannina va a sedere anche lei presso le altre due)
Voce di usciere
(dalla 3.ª Sezione, forte)
Giovanni Malatesta! Malatesta Giovanni!
Un testimone
(è seduto in fondo. Salutando quelli che gli stanno seduti accanto e levandosi)
Signori miei, permettete…
Voce di usciere
Giovanni Malatesta!
Il testimone
Presente! (va alla 3ª Sezione ed entra).
Avvocato 3.º
'On Anié, permettete… Mo vengo. Si vene 'o prufessore, facitelo aspettà. (via per la destra).
Torelli
(sommando)
Tredici, ventuno, ventotto… Fate, fate… Trentasette, cinquantacinque…
Cerinaro
(accostandosi a Torelli)
Due scatole per un soldo! Incoraggiate la piccola industria! Due scatole di cerini per un soldo! (con voce lamentosa) Signori, incoraggiate…
Torelli
Guagliò! Sí afflittivo, sa!..
Cerinaro
Incoraggiate… (si volta a Sgueglia).
Sgueglia
E battenne! Ca ccà stammo cchiù scuraggiate 'e te! (Il cerinaro, che continua a dar la voce, s'allontana. Al signore che gli siede accanto) E voi vorreste ca ncopp' 'a Procura Generale se spicciassero dint 'a dduie tre ghiuorne? Ma che pazziate?
Avvocato Buffa
(dalla destra, frettoloso, asciugandosi la fronte sudata. S'accosta alla tavola di Sgueglia)
Don Diodà, avite visto 'o giovene mio?
Sgueglia
Mme pare ca mo steva ccà. Dimandate a don Aniello. (indica con lo sguardo Torelli, che seguita a scrivere).
Il signore
(sopravvenendo, a Buffa)
Professore Buffa stimatissimo!
Buffa
Ai piedi vostri! Che c'è?
Il signore
Vi dovrei parlare…
Buffa
Nu mumento… (a Torelli) 'On Anié, 'mme date nutizia d' 'o giovene mio?
Torelli
Mo steva ccà assettato…
Buffa
Neh?.. (al signore) Accomodatevi, 'on Aniello è cosa nostra. Dunque?.. (siede anche lui, continuando ad asciugarsi il sudore).
Il signore
Dunque, prufessò, l'affare è grave!..
Buffa
Grave?.. E comme? S'è fatto grave da un giorno all'altro?
Il signore
Eh, prufessore mio! Leggete qua… (cava carte dal petto. Buffa legge).
Un venditore
(girando e accostandosi ai tavoli)
Tarallucce frische! Na buona marenna!..
Un popolano
(a un altro che lo segue. Si avvia alla 3.ª Sezione)
Vicie', viene vide! Trase!
L'altro popolano
E che causa se fa?
Un popolano
'O figlio d' 'a Zincarella: p' 'o juoco piccolo…
(cercano di entrare nella 3.ª Sezione)
Portiere della 3.ª
Levateve 'e cappielle, ca ccà nu 'state mmiez' 'a strata!
(I due popolani si sberrettano ed entrano nella 3.ª)
Portiere dell'8.ª
(sulla porta)
La Corte si ritira! Uscite fuori! (la folla esce dall'8.ª Sezione e si sparpaglia. Il Portiere chiude le porte).
Uno della folla
(a un altro, con gran voce)
Neh, Federí, saie addo' se venneno 'e sicarre?
Un altro
'A chella parte. (indica a destra) E ched' è, nun ce ne jammo?
Uno della folla
Sentimmece primmo 'a sentenza. Vuo' venì a fumà?
Un altro
E ghiammo… (viano per la destra. La folla va e viene e s'indugia e si mescola ad altra folla che sopraggiunge).
Una popolana
(Esce in fretta dalla 3.ª Sezione. A un uomo che è seduto a una scranna presso alla porta della stessa Sezione)
Giuvà, chiamma a Ciccillo!
L'uomo
(alzandosi)
Qua Ciccillo? Chillo se n'è sciso!
La donna
Addò se n' è sciso? Uh! Puozze passà nu guaio! Chille mo 'o chiammano! Va, curre, va abbascio, va 'o chiamma!.. (lo spinge, e rientra nella 3.ª Sezione).
L'uomo
Neh, Céccì!.. (grida, camminando).
Una Guardia di p. s
(lo ferma)
Gue'! Oh! E che staie mmiez' 'a strata?
L'uomo
Ched'è? Ccà strilleno tutte quante…
La Guardia
Ma tu 'e' ntiso ca non 'e' alluccà?..
L'uomo
E nu' v'amariggiate!
Portiere della 3.ª
(gridando)
Piantone!
La Guardia
Comandi! (rompe la folla e accorre).
L'uomo
E bi' che se passa! (rincamminandosi) Neh, Céccì! (grida più forte) Céccì!.. (via in fretta).
Avvocato 3.º
(arriva in fretta dalla sinistra e s'accosta alla tavola ove è seduto Buffa)
Prufessó, io sto qua!
Buffa
(voltandosi)
Oh! Bravo, 'on Rafè! M'avite fatto sta in penziero!
Avvocato 3.º
Mme so ghiuto a mangià nu pagnuttino.
Buffa
Eccomi a voi. (al cliente che si è alzato). A ogni modo io v'avevo preparato 'a lettera per il curatore del fallimento. (la cava dal petto) Eccola qua. Che ve pozzo dì? Fate buone cose e fatemelo sapere… (gli stende la mano).
Il signore
(stretta di mano)
Così spero, prufessó. Allora arrivederci (via).
Buffa
Arrivederci. 'On Rafè, venimmecenne a nuie…
Avvocato 3.º
Sto qua.
Buffa
(a Torelli. Indicando l'avvocato 3.º)
Tengo nu giovene ca va tant'oro quanto pesa! Dunque, 'on Rafè, per oggi v'è poco da fare.
Avvocato 3.º
(con un sospiro)
Eh! Meno male.
Buffa
Dovreste andare un momento in cancelleria e copiarvi quel processetto di Zamparella. Uscendo dalla Cancelleria mm'avarisseve fa 'o piacere 'e v'addunà nu mumento 'a Cassazione per quell'affare di Taglialatela. E, passanno passanno, vedete a S. Domenico se 'o Cancelliero v'ha preparato chelli ccarte p' 'a Pretura. Si ve l'ha preparate, faciteme 'o favore, jate nu mumento 'a Pretura 'e Furia, ccà vicino, so' quatte passe. E' 'a llà, si ve putite allungà nu mumento fino 'a casa mia, mme lassate Zamparella abbascio addo' guardaporte.
Torelli
(levando la testa, a uno che gli siede accanto, sottovoce)
Piccola incombenza!
Avvocato 3.º
(sorridendo)
Professò… non c'è nient'altro?
Buffa
No, figlio mio. Po' ve ne jate a mangià in grazia di Dio. E ce vedimmo dimane…
Torelli
(Sottovoce)
(Si è vivo).
Buffa
(alzandosi)
Oh! E mo mme voglio ì a cagnà sta cammisa, ca stongo una zuppa!.. 'On Rafè, vuie venite?
Avvocato 3.º
Eccomi qua (via con lui, dalla sinistra).
Portiere
(dalla 8.ª Sezione)
Cassano e Martino! Si fa l'incidente! Cassano e Martino!
(Campanello elettrico dalla 3.ª Sezione. La folla accorre alla porta di essa)
Sgueglia
(a uno che scrive accanto a lui)
'On Peppì, vuie state screvenno ancora?
Don Peppino
Ho finito. E mo mme fumo pure mezzo toscano (accavalla le gambe e accende il sigaro). Ma ched'è? Stammatina non vi vedo col solito buon umore.
Sgueglia
Lasciatemi stare, 'on Peppì. Tengo 'a signora mia ch'è uscita di conti da tre giorni!
Don Peppino
E state ccà ncoppa?
Sgueglia
E c'aggia fa? La spada di Damocle!
Una signora
(a Sgueglia)
Scusi, ha visto passare il giudice Bernardi?
Sgueglia
Nonzignore.
L'uomo seduto accanto a Torelli
Volete 'o giudice Bernardi?
La signora
Per favore!
L'uomo c. s
Sta abbascio 'o cafè. S'è sospesa l'udienza.
La signora
Oh! Grazie sa! (via per la destra).
Sgueglia
(a don Peppino)
'A vedite chella signora? 'A sera, a San Carlo, canta dentro agli Ugonotti. E 'a matina vene cca ncoppa…
Don Peppino
E mena stuccate.
Un uomo
(dal fondo, chiamando Sgueglia)
Don Diodà! (Sgueglia si volta). Potete venì nu mumento qua?
Sgueglia
Pronto! (a don Peppino) Permettete? (s'alza e va in fondo).
Una contadina
(Porta un paniere infilato al braccio e si conduce una villanella per mano. Incontrandosi con un contadino che viene dalla sinistra)
Oi cumpare Tumaso!
Il contadino
Oi cumare Santella! E che ce state a fa ccà ncoppa?.. Pe Micalangelo ce state?..
La contadina
E buie che ce state, neh, cumpare Tumaso?
Il contadino
Mbè! pe testimmone. Ccà stace pure lu prèvete 'e Santa Zufia.
La contadina
Addo' è ca 'o voglio vasare la mano! (alla villanella) Menechè, ce stace pure lu prevete 'e Santa Zufia!
Un grosso prete
E tu che faie ccàne? (alla cafona che gli bacia la mano).
La contadina
Pe Micalangelo, parrucchià!
(Il prete scosta Sgueglia che torna)
Sgueglia
Parrucchià, nun buttate! (va a sedere alla sua tavola).
Portiere della 8.ª
(forte)
Causa Mazzucchelli! I testimoni!
La contadina
Uh, Mamma Ncurunèta! E chesta è 'a causa 'e Micalangelo, parrucchià!
Il grosso prete
(pigliando tabacco, indifferente)
E va, va, a nomme de Dio!
La contadina
(trascinando la figlia)
Uh, aneme de lu Priatorio! E purtatemmillo nzarvamiento! Uh, Micalangelo mio!.. (entra nella 8.ª Sezione. Il prete v'entra anche lui).
SCENA SECONDA
Michele Boccadifuoco, dalla destra, in mezzo a due carabinieri, ammanettato. È un uomo sui trentacinque, alto, robustissimo, pieno di forza. Un terzo carabiniere allontana la folla che segue Michele. Nella folla sono Filomena, Furturella e Tittariello.
La folla nella sala tace, curiosa.
1.º Carabiniere
(alla folla che impedisce il passo)
Passaggio! Passaggio!
(si arrestano per un momento)
Michele
(voltandosi)
Sie' Filumè?.. Addo' sta?..
Filomena
(si fa largo)
Sto ccà.
Michele
Mamma addo' sta?
Filomena
Sta ccà: sta venenno appriesso…
Michele
Tenitevella mmiezo a bbuie!
Filomena
Stateve a penziero cuieto.
Michele
(cercando con lo sguardo nella folla)
Furtù!
2.º Carabiniere
(lo spinge)
Avanti!
Michele
Nu mumento, brigadie'! Pe favore!
Furturella
Don Miche', che bulite?
Michele
Teniteve a mmamma mmiezo a bbuie! Datele chiacchiere!
Portiere
(ai carabinieri, uscendo sulla porta della 5.ª Sezione)
Jammo cu stu detenuto!
1.º Carabiniere
Avanti!
(Entrano nella 5.ª Sezione)
Furturella
(a Michele)
Jate! Lassate fa Dio ca è cosa 'e niente! (a Filomena) Ah, Signò! E ched'è? 'Onna Cuncetta è rummasa abbascio?
Filomena
Sta ccà. Chella è gravante e nu' po' correre.
Tittariello
Sta saglienno 'a gradiata chiano chiano. 'A vedite lloco…
SCENA TERZA
Donna Concetta
(tra altre femmine)
Concetta
(ansimando)
Ah, Mamma d' 'a Libbera! Io si nun moro stammatina nun moro cchiù!
Filomena
E assettateve! (a Sgueglia) Neh, signori mieie, ce putite favurì na seggia? (prende una sedia dal tavolo di Sgueglia).
Sgueglia
Bella figlió, ca ccà 'e segge ce servono!
Filomena
E ba buono, me', pe favore… (a Concetta) Assettateve. Curaggio, curaggio!
(Concetta siede. Tutte le donne le si mettono, impiedi, attorno)
Concetta
E che guaio niro, neh, che guaio niro ch'è chisto!
Filomena
Avite raggione! Ma vedite, io mo ve vulesse dicere na cosa… (si volta e prende un'altra sedia) Già, vuie sapite (siede) ca io so chiara e sincera e chello che tengo mmocca tengo pure…
Sgueglia
Dentro al cuore. Bella figliò, v'avite pigliata n'ata seggia!
Furturella
'O ssapite, si nun 'o ttenite p'offesa mo v' 'e pavammo sti segge!
Sgueglia
E che stammo int' 'a cchiesa?
Tittariello
(con aria spavalda)
Va bene, prufessò. Mme pare ca mo vi fate troppo a ttenere per una picciulezza di nisciunissima cunziquenza!
Sgueglia
È vero?
Tittariello
Ci vuole un poco di sciordezza!
Sgueglia
(alzandosi)
Ma, vedete, io sta sciurdezza…
Furturella
E va buono me! È cosa 'e niente… (sottovoce a Sgueglia) (Nun 'o rispunnite) Signo', aggiate pacienza!..
Sgueglia
(turbato, torna a sedere al suo posto)
Anzi! Vi prego. Fate 'o comodo vostro. Volete un'altra sedia?
Cerinaro
(accostandosi a Sgueglia)
Cerini volete!
Sgueglia
(irritato, gridando)
Vattenne! (Mo mm' 'a sconto c' 'o cerenaro)!
Concetta
(a Filomena)
Addo' se fa, sta causa?
Tittariello
(indica la 5.ª Sezione)
Là, rimpetto.
Concetta
E ched'è? Già è accumminciata?..
Furturella
Tittarie', trase, va vide!
(Tittariello entra nella 5.ª Sezione)
Concetta
Michele addo' sta?
Furturella
È trasuto llà dinto.
Concetta
Allora è accumminciata?
Voce di usciere dalla 5.ª
I testimoni, fuori!
Concetta
Uh, Mamma d' 'a Libbera! Io t' 'o metto int' 'e mmane toie miraculose! Avummaria e grazia plena! E dominus teche… (borbotta) E nunche et in ore…
Filomena e Furturella
(commosse, borbottando)
E mortissi nostri!..
Torelli
(levandosi, seccatissimo)
E ammenne! Essì! S'è aperta 'a cappella! Ma scusate, questa nun è 'a maniera! Ccà avimmo fa 'e spezziale!
Filomena
(a Torelli)
Aggiate pacienza. Chella è 'a mamma!..
Torelli
Aggio sbagliato nu cunto per la terza volta!
Voce di usciere
Avvocato Maccarelli!
Voce nella folla
Nu mumento! Sto qua!
Concetta
(a Sgueglia)
Signò, ma che stanno facenno llà dinto?
Sgueglia
(seccato, con uno sgarbo)
Io saccio chesto! (vedendo uscire Tittariello dalla 5.ª Sezione) Avete ragione! Povera madre! (Mannaggia chi nun te spara a te e figlieto!)
Concetta
(alzandosi e andando incontro a Tittariello)
Che stanno facenno?
Tittariello
Mo chiammano 'e ttestimmonie!
Concetta
Voglio trasì!..
Filomena
(trattenendola)
Gnernò! Chillo 'o figlio vuosto nun m'ha raccumannato ato!
Voce di usciere
Emilia Forcinella!
Una voce femminile
Presente!
(La levatrice Forcinella, seguita da Tina Bouquet, entra, solennemente, nella 5.ª Sezione)
Concetta
Furtù, lassateme!
Furturella
Nonzignore!
Concetta
Faciteme passà!
Filomena
Venite ccà!
Usciere
Silenzio!
Concetta
Faciteme passà, si no mme metto a strellà comm'a na pazza!.. (si dibatte) Chillo mm'è figlio! Chillo mm'è figlio!
Filomena
Ma che bulimmo fa ll'opera?
Tittariello
(a Filomena, sottovoce)
(Mantienela, ca chella sta Assunta llà dinto!)
Filomena
(meravigliata)
Chi?.. (a Concetta) Aspettate!..
Concetta
Lassate!
(Si dibatte. Appare Assunta sulla porta della 5.ª Sezione)
Filomena
(Oh! Felice notte 'e sunatore!)
SCENA QUARTA
Assunta Spina esce dalla 5.ª Sezione. È vestita da popolana, con qualche eleganza. Capelli rossi, grandi occhi neri, un fazzoletto nero le si annoda sulla cima del capo e le passa sotto il mento, nascondendo una ferita alla guancia destra. È pallida, tremante, emozionata. La segue la stiratrice Ernestina.
Assunta e donna Concetta, che va verso la 5.ª Sezione, s'incontrano. Si fissano per un momento. Attorno tutti tacciono, turbati.
Concetta
(fremente)
E ched'è? Ccà state?..
Assunta
(la guarda, silenziosa)
Concetta
(mentre Filomena cerca di trarsela via)
Pure ccà ncoppa?
Assunta
(amaramente, lenta)
Avesse dà cunto a quaccheduno?
Concetta
(ironica)
Chi? Vuie? E quanno maie avite dato cunto a quaccheduno?
Assunta
Be', meno male c' 'o ssapite.
Concetta
(riscaldandosi)
E comme, nun 'o ssaccio? 'O ssaccio a spese meie!
Filomena
(cerca di spingere donna Concetta verso il tribunale)
'Onna Cuncè…
Assunta
Pe revula vosta, si so' benuta cca ncoppa so benuta a fa n'opera bona!
Concetta
(con impeto, facendosele più accosto)
Chi? Tu?
Filomena
(c. s.)
'Onna Cuncè!..
Concetta
(furibonda, a Assunta)
Tu si' benuta a fa opera bona?.. Tu mme lieve nu figlio 'a sotto 'o sciato, e po dice ca si' benuta a fa opera bona!
Sgueglia
(che ascolta, come gli altri, rivolto a Torelli)
Siente, sie'!..
Tittariello
(a donna Concetta)
Va bene, questi sono fatti ca s'apparono a un'arda parte. Ccà stammo ncopp' 'o Tribbunale… Mannaggia 'a palella!..
Sgueglia
(Ncasa 'a mano!)
Assunta
(eccitatissima)
Sentite, 'onna Cuncè…
Filomena
(a Concetta)
Jammo!.. (a Assunta) Po nce 'o dicite quanno esce 'on Michele a libbertà. Sperammo ca tutto riesce a bbene…
Concetta
(a Filomena, scostandola)
Lassateme sentí che dice…
Voce d'usciere
Il piantone!
Piantone
Qui! Qui!
(Passa correndo una guardia di P. S.)
Assunta
(si è avvicinata molto a Concetta. Le parla quasi sottovoce, fremendo, a denti stretti)
Vuie avite raggione. Vuie mm'avarisseve sputà nfaccia, pecchè io so' stata 'a causa e 'a corpa 'e tutto chello ch'è succieso!..Concetta(ironica)Se', se', mo mme te faie c' 'a vocca!Assunta(snoda il fazzoletto. Appare la cicatrice alla guancia: un lungo segno rosso. Afferra Concetta pel braccio e si mette un dito sulla cicatrice).Tiene mente ccà!(Sgueglia, Torelli e altri si levano e guardano, curiosi)
Concetta
(ironica)
Se', se', mo mme te faie c' 'a vocca!
Assunta
(snoda il fazzoletto. Appare la cicatrice alla guancia: un lungo segno rosso. Afferra Concetta pel braccio e si mette un dito sulla cicatrice)
Tiene mente ccà!
(Sgueglia, Torelli e altri si levano e guardano, curiosi)
Concetta
(torcendo lo sguardo e cercando di liberarsi)
Le'!..
Assunta
(c. s.)
Chesto me l'ha fatto Michele, figlieto!
Concetta
(c. s.)
Lasse!
Furturella
(a Assunta)
Lassate! Ma c' 'a vulite fa vení na cosa?!
Assunta
(c. s.)
Figlieto m'ha tagliata 'a faccia!
Filomena
(a Assunta)
Zitto!..
Assunta
(lascia il braccio di Concetta. Premendosi il fazzoletto sulla gota soggiunge, sottovoce, indicando la 5.ª Sezione)
E io, nu mumento primmo, llà dinto, 'o bbedite, llà dinto… aggio ditto ca nun era stato isso!
Concetta
(emozionata e irritata, a Filomena, trascinandola verso la 5.ª Sezione)
Jammo!..
Assunta
(ironica)
Jate, jate.
(Concetta e Filomena entrano nella 5.ª Sezione)
Voce di usciere
(dalla 8.ª Sezione)
Giuseppe Citarelli!
Un popolano
(a un altro che siede in fondo e dorme)
Gué, Peppí, scétete!
L'altro popolano
(mezzo desto)
Ch'è stato?..
Il primo popolano
Te stanno chiammanno! Sùsete!
Voce di usciere
Citarelli Giuseppe!
L'altro popolano
Presente! Sto ccà! E si cheste nun me fanno passà! (rivolto a Ernestina e Assunta) Faciteme passà! Premmettete!.. (entra nella 5.ª Sezione).
SCENA QUINTA
Federigo Funelli e Epaminonda Pesce dalla sinistra, a braccetto. Assunta è rimasta indietro, pensosa. Accanto le sta Ernestina, che sbuccia un'arancia. Si odono voci dalla 5.ª Sezione. Assunta porge l'orecchio.
Pesce
(sottovoce a Federigo, indicando Assunta)
('A vi' llánno!)
Federigo
(la vede, sottovoce a Pesce)
(E 'a do' è asciuta?) (s'accosta al tavolo di Sgueglia) 'On Diodà, ccà sta 'a livrera vosta! (a Pesce, piano) (Fatte ccà).
(Pesce s'accosta anche lui)
Sgueglia
(a Federigo, cessando di scrivere)
Padrone mio. E che ghiate facenno 'a chesti pparte?
Federigo
(guardando sempre Assunta)
Tengo 'e pitture int' 'a cammera mia e me n'aggio avuto ascí pe disperazione. Stanno pittanno tutta 'a cancelleria. (a Pesce, piano) (Che fa? S'accosta?)
Pesce
(sottovoce)
(Mo…).
Sgueglia
Bravo! Vi state mettendo in bello? (Assunta si accosta. A Ernestina) Bella figlió, nun menate 'e scorze nterra.
Pesce
(sottovoce a Federigo)
(Se sta accustanno).
Federigo
(distratto, a Sgueglia)
Come dite? (a Pesce c. s.) (Assettammece).
Sgueglia
Ho detto: Vi state mettendo in bello? (seguita a scrivere).
Pesce
(a Federigo, c. s.)
('A vi lloco!)
(Assunta si ferma accosto al tavolo di Torelli)
Federigo
(a Pesce, c. s.)
(Lèvete 'a nanze). Come dite, 'on Diodà?
Sgueglia
(smette di scrivere e lo guarda, meravigliato e seccato)
Assunta
(a Ernestina)
Assettammece. (seggono accanto al tavolo di Torelli, che non se ne avvede, occupato com'è a scrivere).
Sgueglia
(a Federigo, con intenzione)
Don Federì, ho detto: Vi state mettendo in bello?
Federigo
Già… scusate… In bello… (pigliando una sedia e sedendo accanto al tavolo di Sgueglia). Voi permettete?
Sgueglia
(con intenzione, guardando Assunta e don Federigo)
In bello!.. Bello come voi… Accomodatevi. (si rimette a scrivere).
Federigo
(a Torelli)
'On Anié', servo vostro!
Torelli
(levando gli occhi)
Oh! Padrone! (guardando Assunta e Ernestina) (N'ato accunto!).
SCENA SESTA
Donn'Emilia, Tina Bouquet e detti
Voce di usciere
(dalla 5.ª Sezione)
Giuseppina Auletta!
(Una giovane popolana arriva dalla destra e va alla 5.ª Sezione. Fa per entrarvi. Movimento di sorpresa di Assunta, che si è voltata udendo quel nome)
Assunta
(a Ernestina)
Peppenella! Tu 'e' visto?
Ernestina
Uh, overo!
Assunta
(si leva)
E mo che bbene a dicere, ccà?
Donn'Emilia
(uscendo con Tina dalla 5.ª Sezione e incontrandosi con l'Auletta che le dà uno spintone)
Piano! E ched'è? Jate 'e pressa?
Auletta
E te lieve 'a miezo? Vi' quanta cummerità!
Donn'Emilia
(irritata, sorpresa)
Essì! Ha dda passà sta principessa!
Auletta
(sulla soglia della 5.ª Sezione, voltandosi minacciosa)
Ossà, statte zitta, ca si no quann'esco te ncaso 'a mallarda int' 'e recchie!
Donn'Emilia
(urlando)
A chi? A chi?..
Tina
Mammà!..
Usciere
Giuseppina Auletta!
Auletta
(entra nella sala)
Presente! Presente!
Donn'Emilia
(rivolta verso la Sezione)
A chi 'a ncase 'a mallarda?
Tina
(riconducendola avanti scena)
Mammà, non fate scenate! Ca io mme metto scuorno!
Assunta
(che Ernestina tenta invano di trattenere)
No! Io aggia sentì chella che dice!
Ernestina
Stateve ccà!
Assunta
No! Aggia trasí! (entra nella 5.ª Sezione, seguita da Ernestina).
Donn'Emilia
(a Tina, furiosa)
'E' visto? Io t' 'avevo ditto ca ccà ncoppa mme ntussecavo! Mme ncasava 'a mallarda, mme ncasava! (verso la 5.ª Sezione) 'A ncase a chella bellella 'e soreta ca va facenno 'a culumbrina pe ncopp' 'e marciappiede 'e Tuleto!
Tina
Mammà! Mammà!..
Federigo
(levandosi)
Donn'Emì, che cos'è?
Tina
(a Emilia)
Adderezzateve 'o cappiello…
Donn'Emilia
(a Federigo, raddrizzandosi il cappello enorme)
Ch'è stato? È stato ca na vrenzola qualunque se piglia l'ardire 'e dicere nfaccia a una signora: Te ncaso 'a mallarda int' 'e recchie! Puh! Pe la faccia 'e mammeta e pateto!
Sgueglia
(All'arma d' 'a signora!)
Tina
Mammà, basta mo!
Donn'Emilia
Chi 'a sape? Chi l'ha vista maie a sta tale e quale?
Cerinaro
Cerini!
Federigo
(a donn'Emilia)
E nu' ve pigliate collera!
Donn'Emilia
Embè, 'o crerite? M'ha fatto saglì tutto 'o sango 'a parte 'a capo!
Federigo
Assettateve!.. (cerca una sedia al tavolo di Sgueglia)
Sgueglia
(piano, a Federigo)
('On Federì, chi è sta signora?)
Federigo
(piano, a Sgueglia)
('On Emilia, 'a vammana sotto all'arco d' 'o Lavenaro) Don Diodà, con permesso… (prende la sedia e l'offre a donn'Emilia).
Sgueglia
Prego! (a donn'Emilia) Assettateve… Qui non si paga niente! (Emilia siede).
Tina
(a Sgueglia)
Scusi, sa!
Sgueglia
(rimettendosi a scrivere)
Oh, niente, sa!
Pesce
(a donn'Emilia, indicando Tina)
La signorina è vostra figlia?
Federigo
Presento. Il mio amico Epaminonda Pesce. Macchiettista.
(Inchini da ogni parte)
Tina
Ah!
Donn'Emilia
(a Pesce)
Aspettate! Ma lei avete cantato all'Edèn?
Pesce
A servirla.
Donn'Emilia
Favorirmi! Ma allora io ve tengo stampato ncuorpo!..
Pesce
Tropp'onore…
Donn'Emilia
Io ve so benuta a sentì ogne sera!
Federigo
Emulo di Maldacea!
Pesce
Macché! (a Tina) E lei ci veniva all'Eden?
Tina
No, veramente. Io stavo scritturata a Roma…
Pesce
Ah, sí? A Roma? E dove? Al Margherita?
Tina
No, no, allo Sferisterio… (restano a parlare in fondo).
Federigo
'On Emì, levateme na curiosità…
Donn'Emilia
(sottovoce)
'On Federí, io ho capito: avite mise ll'uocchie ncopp' 'a rossa!
Federigo
(sorridendo)
Io!? No!
Donn'Emilia
Va buono, 'on Federì, nuie ce cunuscimmo; jammo' a ffranche!
Federigo
Ma queste sono supposizioni vostre…
Donn'Emilia
E dàlle! 'On Federì, nun facite 'o ggesuita! (Lo prende per il bavero del soprabito e lo scuote).
Federigo
(sorridendo, sottovoce)
Ma chi è?.. Na vicina vosta?
Donn'Emilia
Gnernò; na vota eremo vicine. Mo essa sta a Sant'Aniello a Custantinopole, vicino a l'ispezzione 'e Pubblica Sicurezza. Sapite chella puteca 'e stiratrice ca int' 'a staggione tene chella perziana verde?..
Federigo
Ho capito. Ma voi…
Donn'Emilia
Io sto sempe 'o Lavenaro, sott'all'arco. E accussì poco ce vedimmo cchiù. (Cava di tasca un pacchettino). Vulite nu poco 'e ciucculata Sciusciarre?
Federigo
Grazie. Dunque voi siete testimone alla causa?
Donn'Emilia
Precisamente.
Federigo
E chillo c'hanno purtato llà dinto, chi è? (indica la 5.ª Sezione).
Donn'Emilia
Chi? 'On Michele? E 'o nnammurato d'Assunta.
Federigo
Ah? Così si chiama?
Donn'Emilia
(mangiando)
Chi?
Federigo
Assunta?
Donn'Emilia
(mangiando)
Assunta Spina. E che spina!..
Voce di usciere
Giovanni Mazzarella!
Voce nella folla
Presente!
(Entra un uomo nella 5.ª Sezione. L'usciere chiude la porta)
Donn'Emilia
(a Federigo)
Pe ve fa capì a buie, st'Assunta mo so' quase tre anne ca sta cu stu don Michele, ch'è nu chianchiero abbascio 'e Ccavajole.
Federigo
(atto di sprezzo)
Nucchiù?
Donn'Emilia
E pecchè? Che l'avite dicere? Ma mo sapite ca 'e chianchiere manteneno 'e femmene meglio d' 'e signure?
Federigo
Già: e po' lle tagliano 'a faccia!
Donn'Emilia
'On Federì, nun ce facimmo maste! Mo ce vo, io 'so femmena e avarria piglià 'e pparte d' 'e femmene. Ma sta vota Assunta ll'ha vuluto essa! Neh, diciteme na cosa; chesta nun teneva cielo pe vedé e terra pe cammenà, e chillo ha pigliato e ll'ha fatto uno 'e tutto: veste, scarpe, suttanine, cammise, l'armario, 'o sigrité; basta quanno ve dico uno 'e tutto, uno 'e tutto…
Federigo
Va bene, ma…
Donn'Emilia
Mo! E sentite! Vulette essere aperta na puteca 'e stiratrice a Sant'Aniello, e stu don Michele, piglie…
Sgueglia
(che ascolta anche lui)
E ce l'arapette.
Donn'Emilia
'O pate è nu viecchio nzallanuto ca nun è buono manco a ardere. Faceva 'o cuoco int' 'a tratturia d' 'a Bella Napule, e 'o princepale nn' 'avette mannà pe disperazione. St'Assunta 'o vulette essere miso 'a tratturia d' 'o Ribicchino, e stu don Michele, piglie…
Torelli
(che ascolta anche lui)
E ce 'o mettette.
Donn'Emilia
E po', nu' ve dico niente, mo a Pusilleco, mo a Secunnigliano, n'ato juorno addu' Pallino, campagnate 'a ccà, rivertimente 'a llà, gelate, zeppule a San Giuseppe… Ah!.. E che ne vulite sapé? (Rompe un altro pezzetto di cioccolatte) Sta ciucculata 'a essa ll'aggio avuta… (mangia).
Federigo
E tutto questo amore è finito con una tagliata di faccia!
Donn'Emilia
Amore? Eh!.. (ironica. Mette in bocca un altro pezzo di cioccolatte) Amore! (si leva).
Federigo
No?
Donn'Emilia
Cioè, isso sì, isso ll'ha sempe vuluto bbene.
Federigo
E lei?
Donn'Emilia
E lei… Lei… Vulite sapé 'a verità? Io st'Assunta nun ll'aggio pututa maie capì! Chesta ogne tanto lle vota 'a capo pe quaccheduno, e, ogne tanto, pe ccausa soia, quacche povero figlio 'e mamma passa nu guaio.
Federigo
Ah? È pericolosa?
Donn'Emilia
È strambalata, 'on Federì. È na femmena curiosa assaie. Vo' bene, nun vo' bene, s'appiccia, se stuta, mo v' 'a strignite int'a na mano, mo ve sfuie comm'a n'anguilla… Ah!..
Federigo
È interessante.
Donn'Emilia
È cevetta.
Federigo
Già… Ma un certo genere di civetteria…
Donn'Emilia
Sicuro: avite raggione. Tuttuquante 'a vanno appriesso. E pur io, 'a voglio bene. Neh, comme se spieca?..
Federigo
Ma pecché ll'ha tagliata 'a faccia?
Donn'Emilia
Comme! Chella s'era misa a fa 'a cummedia cu na guardia 'e pubblica sicurezza! Int' 'o stesso quartiere! Ma sta bene?
(La porta della 5.ª Sezione si schiude. Qualcuno esce. Esce Tina seguita da Pesce che le fa l'asino… Si ode, appena s'apre la porta, la voce dell'avvocato)
La voce dell'avvocato
Sì, o signori! Lo scoppio della passione in una anima ribelle, ma sincera!..
(La porta vien chiusa. Non si ode più la voce)
Donn'Emilia
Chi sta parlanno?
Federigo
L'avvocato.
Donn'Emilia
E Tina addo' sta? Tina!.. Tina!..
Sgueglia
(seccato)
Tina Ti'!.. (si rimette a scrivere).
Tina
(dal fondo, seguita da Epaminonda)
Mammà?..
Donn'Emilia
E statte ccà! Lèvete 'a miezo 'a folla!
Tina
Mammà, sta parlanno ll'avvocato! Io 'o voglio sentì! (riapre la porta e rientra nella 5.ª Sezione, seguita da Pesce: si ode daccapo la voce dell'avvocato).
Donn'Emilia
(a Tina)
Viene ccà!..
La voce dell'Avvocato
E non a caso, o signori, ho citato il verso di quel poeta che, inneggiando al ribollente Vesuvio…
(La porta si chiude. Non s'ode più la voce)
Donn'Emilia
(ascoltando)
Che dice? 'O Vesuvio? E che ce trase 'o Vesuvio?
Federigo
Eh, va buono! Chillo è paglietta, vo vencere 'a causa e ce fa trasí 'o Vesuvio, Pumpei, 'a Grotta 'e Pezzule… Eh! 'A quanto tiempo avarranno fatto pure 'a sentenza!
Donn'Emilia
Ah, forze vurrà ntennere ca stu don Michele è comme 'o Vesuvio, ca votte fuoco…
Federigo
Pecchè, 'on Michele pure votte fuoco?
Donn'Emilia
Mena 'e curtellate, 'on Federì!
Federigo
Meglio, meglio!
(Campanello dalla 5.ª Sezione. Mormorio là dentro. La porta si apre)
Donn'Emilia
È buono cumm' 'o ppane, ma quanno ll'è scesa 'a benda nnanz 'a ll'uocchie è n'animale!
Federigo
Meglio, meglio!
Donn'Emilia
Eh, meglio, meglio! E tene già n'ati dduie ferimente ncuollo!
Federigo
Recidivo? Meglio!
Donn'Emilia
(volendo entrare nella 5.ª)
Scusate, voglio vedé Tina addo' sta…
Federigo
(trattenendola)
Aspettate… sentite…
Voce di usciere
(dalla 5.ª Sezione)
La Corte!
(Mormorio, poi silenzio profondo)
Federigo
(di fretta, sottovoce a donn'Emilia)
Sentite buono… 'onn'Emì… Vuie, a me…
Donn'Emilia
(sorpresa)
Ched'è, neh, 'on Federì?
Federigo
Vuie mme sapite pe scuitato… Avite capito?
Donn'Emilia
(sorpresa e confusa)
E pecché?..
(Risuona un alto grido nella 5.ª Sezione: «Ah! Figlio mio!.. Figlio mio!..»
Subito dopo, una scampanellata. Mormorio animato. Esclamazioni. La folla esce dalla 5.ª Sezione, parlando a voce alta).
SCENA SETTIMA
Assunta Spina è tra le prime a uscire dalla Sezione. È stravolta, atterrita. Si preme la mano sinistra sulla benda e la tien ferma alla guancia. Agitando l'altra mano, a donna Emilia che le si fa incontro, con voce rauca:
Assunta
Duie anne! Duie anne!.. (si batte con la palma della destra in fronte).
Donn'Emilia
(spaventata)
Overo!?..
(Arrivano curiosi da destra e sinistra. Quasi contemporaneamente a Assunta escono dalla Sezione Donna Concetta, Furturella, Filomena, Ernestina, Tittariello, Tina e Pesce, che si affollano alla porta per vedere uscire Michele. Controscena di tutti. Gli uscieri Sgueglia e Torelli seguitano a scrivere. Michele esce subito tra due carabinieri e una guardia di Publica Sicurezza, ammanettato. I carabinieri si fanno largo tra la folla).Voce di usciereFuori! Fuori! Uscite!Concetta(cercando di avvicinarsi a Michele)Michè! Michè!..
Voce di usciere
Fuori! Fuori! Uscite!
Concetta
(cercando di avvicinarsi a Michele)
Michè! Michè!..
Un carabiniere
(scostandola e sospingendo Michele)
Avanti!
(Michele Boccadifuoco passa tra i carabinieri, movendo verso la destra. La folla lo segue mormorando. Concetta singhiozza, trascinandosi a stento dietro di lui)
Concetta
(vede Assunta, si fa largo tra le femmine che la sorreggono e, con le braccia levate, le urla):
Mm'è subbissato a nu figlio!
(Le donne la trascinano via per la destra. Viano tutti per la destra. Il mormorio diminuisce a poco a poco)
SCENA OTTAVA
Assunta, Ernestina, gli uscieri, Tina, donn'Emilia, Pesce, Federigo. La folla continua a passare, in silenzio.
Assunta
(sul davanti, come trasognata, a Ernestina che le sta vicino)
Ernestì!.. Duie anne! Duie anne!
Ernestina
(colpita anche lei)
E chi ss' 'o crereva?
Assunta
(come tra se stessa)
Duie anne!
(Un silenzio. Don Federigo s'è appoggiato col dosso alla tavola di Sgueglia. Donn'Emilia, Tina e Pesce fanno gruppo in fondo. Assunta e Ernestina stanno accanto alla tavola di Torelli)
Ernestina
(a Assunta)
Jammuncenne…
Assunta
Mme tremmeno 'e ggamme… (s'appoggia con la mano al tavolo di Torelli).
Ernestina
Vulite vévere?
Assunta
No…
Ernestina
E assettateve… (le offre una seggiola. Assunta siede. Donn'Emilia si fa avanti, muta, spiaciuta. Assunta leva gli occhi e la guarda).
Assunta
(a donn'Emilia)
Duie anne, 'onn'Emì! Avite ntiso?..
Donn'Emilia
Ma vedite! E quanno maie pe na tagliata 'e faccia se so' ddate duie anne!..
Assunta
Era ricidivo, 'onn' 'Emì! E l'hanno carculate pure chille ati dduie ferimente che facette! (scuote la testa dolorosamente).
Donn'Emilia
Overo? Gué, ma ccà ncoppa nun se scordeno 'e niente!
(Un silenzio)
Assunta
Pe duie anne nun 'o veco cchiù! (china la testa fra le mani).
Federigo
(addossato al tavolo di Sgueglia, guardando Assunta)
Macché!
Assunta
(leva la testa e lo guarda)
Federigo
(facendosi una sigaretta, tranquillamente)
Se resta a Napoli siete sempre padronissima di vederlo almeno due volte al mese.
Ernestina
(a Assunta)
Avite ntiso?.. (a Federigo). Overo neh signó?
Assunta
(continua a guardare Federigo)
Ma pecchè? Nn' 'o ponno pure mannà fore?
Federigo
(continuando a farsi la sigaretta)
Eh! Molto probabilmente.
Ernestina
E addo' nn' 'o ponno mannà?
Federigo
Che so? A Capua, a Salerno, al carcere d'Avellino. Secondo. (accende la sigaretta e contempla Assunta, sottocchi).
Assunta
(scuote la testa, con gli occhi a terra, come meditando, sgomentata)
Federigo
(dopo un silenzio e senza guardare Assunta)
Salvo… qualche impegno. Per mezzo del quale potrebbe restare anche a Napoli…
Ernestina
(toccando il gomito a Assunta che guarda Federigo)
(Avite ntiso?)
Assunta
(a Federigo, ansiosa)
Po' resta' a Napule?
Federigo
(guardandola)
Dipende. (Assunta si leva. Egli le si accosta, lento. Sottovoce). Tutto se po' fa. (Un silenzio). Tutto si può accomodare. (più sottovoce). Io pozzo accuncià fatte pure cchiù gruosse 'e chisto.
Assunta
(dubiosa, fisandolo)
E vuie… chi site?
Federigo
(grazioso)
Un vostro ammiratore.
Torelli
(scrivendo, dal suo tavolo)
(Ntránchete!)
Assunta
(senza comprendere)
Chi site?..
(Donn'Emilia si avvicina, curiosa)
Federigo
Un amico di donn'Emilia.
Donn'Emilia
(sorpresa e seccata)
(Puozze passà nu guaio!)
Federigo
(facendo segno a Donn'Emilia)
'Onn'Emì?..
Donn'Emilia
(accostandosi, interdetta)
Già… ce cunuscimmo… Uh! 'A tanto tiempo!..
Federigo
(battendole lievemente e familiarmente sulla spalla)
'Onn'Emilia mme sape piccerillo… 'Onn'Emì, 'o primmo figlio ca faccio quanno mme nzoro (con intenzione) mme ll'avite piglià vuie!
Donn'Emilia
Onore e piacere! (Puozz'essere acciso! Chillo nne tene dduie!)
Assunta
(sottovoce a donn'Emilia, mentre Federigo s'accosta a Tina e ad Epaminonda e si mette a parlare con costoro)
(Chi è stu giovene?)
Donn'Emilia
(sottovoce)
(È n'impiegato 'e ccà ncoppa).
Assunta
(c. s.)
(Avite ntiso c'ha ditto?)
Donn'Emilia
(c. s.)
(No… 'a verità…) (vedendo che Federigo si riavvicina) Neh, Tina! Ce ne vulimmo i'?
Tina
(a cui Pesce continua a far l'asino)
Mo, mammà! Voglio vedè comme fenesce 'a causa 'e chillo cafone!
Donn'Emilia
Tu qua cafone! Jammuncenne!..
Voce di usciere
(dalla 8.ª Sezione)
Aniello Battaglia!
Voce nella folla
Presente!
(Un prete entra nella 8.ª Sezione)
Pesce
(a Donn'Emilia)
Sentite, io aspetto un amico. Fra dieci minuti, se permettete, sarò libero e mi procurerò il piacere d'accompagnarvi.
Donn'Emilia
Ma voi dove abitate?
(Restano a parlare in fondo)
Federigo
(si avvicina rapidamente a Assunta e le dice piano e subito)
Volete che m'incarichi io di ottenere che il… vostro amico… resti a Napoli?
Assunta
(commossa)
Vuie overo dicite?
Federigo
Volete?
Assunta
(c. s.)
E che ce vo?.. Che v'aggia dà?
(Il dialogo segue rapido e basso. Torelli, di volta in volta, presta orecchio, lasciando di scrivere)
Federigo
Niente.
Assunta
(sorpresa, incredula)
Comme? Niente? (Un silenzio) Ce vonno 'e denare, 'o ssaccio… (risoluta) Ma io mme mpigno ll'oro, mme mpigno 'e rusette, faccio nu debbeto… Nun ce penzate!.. Dicite!.. Quanto ce vo? (lo afferra pel braccio).
Federigo
(dolcemente)
Vi ho detto che non occorre.
(Campanello dalla 5.ª Sezione. La folla vi accorre, entra o si ferma davanti alla porta)
Assunta
(a Federigo, quasi tremante, sottovoce)
Sentite… E dicite!.. Parlate!.. Nun ce vonno 'e mezze?.. (Federigo fa spallucce) No?.. E vuie mm' 'o facite pe senza niente?
Federigo
Pe senza niente.
Assunta
Vuie facite restá a Michele a Napule?
Federigo
Sì.
Assunta
(dubiosa, tornando a pigliarlo pel braccio)
E si nn' 'o manneno fora?
Federigo
(fa segno, con gli occhi e col capo, di no)
Assunta
(incalzando)
E… nun vulite… niente?
Federigo
(la guarda, con intenzione. Assunta pare indecisa sempre e dubiosa. Lo guarda. Guarda Torelli che sorride. Torna a fisare Federigo. Comprende)
Ah!.. (con gli occhi spalancati guarda Federigo. Sorride, amaramente. Gli mette la mano sul braccio).
Assunta
'O ssapite… Grazie.
Federigo
Grazie 'e che?
Assunta
(sorridendo, amara, ironica e dominandosi)
Grazie, grazie… Sperammo ca resta a Napule. (siede al tavolo di Torelli).
Federigo
(fa un gesto di disappunto. Poi, freddamente, con indifferenza)
Come volete.
Torelli
(tra se, rimettendosi a scrivere)
(Palla corta!)
(Federigo si rimette a sedere alla tavola di Sgueglia, che è come assorto e si tiene la testa fra le mani. Di volta in volta e sottocchi Federigo guarda Assunta, che pare non voglia incontrarsi col suo sguardo. Donn'Emilia, Tina e Pesce discorrono più in fondo)
Federigo
(scherzando con un quadrello che è sul tavolo di Sgueglia, a costui)
Che se dice, 'on Diodà?
Sgueglia
(seccato, levando la testa)
E che s'ha dda dì?.. Uffa!..
Federigo
State 'e malumore?
Sgueglia
(tentennando il capo)
Eh! Caro don Federigo! Vedete, io sto qua… ma 'a capa mia sta a n'ata parte. Mia moglie è uscita di conti da sette giorni.
Federigo
Bravo!
Sgueglia
Bravo, ove'?
Federigo
E che paura avete?
Sgueglia
Comme, che paura avete? Chella po' figlià 'a nu mumento 'a n'ato!
Federigo
Be'?
Sgueglia
E chi ll'assiste?
Federigo
Già. Avete ragione. Guai del matrimonio. Sapete chi è veramente libero, felice, padrone di sè stesso? (con intenzione, e guardando Assunta, sott'occhi) Chi nun è nzurato.
Sgueglia
E lo dite a me?!..
Assunta
(a Ernestina)
Mme pare c'aggio ntiso 'a voce 'e Tittariello…
Ernestina
'O vedite lloco!
(Assunta si leva, curiosamente)
SCENA NONA
Tittariello da destra e detti
Tittariello
(facendosi largo tra la folla)
Neh, pe favore, 'a quinta sezzione addo' sta?
Donn'Emilia
(avanzandosi)
Ched'è, neh Tittarié?
Tittariello
'Onna Cuncetta ha perzo 'o fazzuletto 'e seta llà dinto.
Donn'Emilia
Eh! E mo nne trove dduie!
Pesce
(indicando la 5.ª Sezione a Tittariello)
Lì, lì, dimandate all'usciere.
Tittariello
(facendosi largo davanti alla 5.ª Sezione)
Neh, premettete, premettete! (entra là dentro).
Assunta
(a Ernestina, sottovoce)
Quann'esce chillo 'a llà dinto spiale si Michele sta ancora abbascio.
Ernestina
Abbasta ca nun mme fa quacche parte!
(Tittariello esce dalla 5.ª Sezione)
Assunta
(a Ernestina, spingendola)
'O ì lloco!..
Tittariello
(allegramente, col fazzoletto di seta in mano, mostrandolo a donn'Emilia)
Aggio truvato 'o fazzuletto! 'O teneva l'usciere…
Ernestina
Siente, Tittarié!.. (Tittariello si ferma e si volta) 'On Michele sta ancora abbascio?
Tittariello
Sta dint' 'a cammera d' 'e carrubbiniere.
Ernestina
Ah?.. (a Assunta, sottovoce) Avite ntiso?
Tittariello
(vedendo Assunta)
Avisseve scennere abbascio, mo? Nu 'scennite. Si no facite succedere 'o quarantotto!..
Assunta
'A mamma sta pure abbascio?..
Tittariello
Chi? Chella pare 'a Vergene d' 'e sette spate!
Donn'Emilia
Puverella!
Tittariello
E mo c'ha ntiso c'a don Michele nn' 'o manneno fora ll'è benuto comme si fosse n'inzurto!..
(Federigo s'accosta a udire)
Assunta
(tremante, balbettante)
Chi?.. Addo'?.. Fora?..
Tittariello
Ha ditto 'o marisciallo d' 'e carrubbeniere c'a Santa Maria Apparente e ncoppa S. Efremo nun ce stanno cchiù poste. Tutte 'e cundannate d'ogge vanno 'Avellino…
Una voce da lontano
Tittarié!..
Tittariello
Oì ccà!.. L'aggio truvato!.. Neh, premettete… (via in fretta, gridando) Ll'aggio truvato!..
(Pesce indica a Tina la 5.ª Sezione e vi si avviano)
SCENA DECIMA
Assunta, barcollante, s'appoggia con la mano allo spigolo della tavola di Torelli. Ernestina la guarda, in silenzio. Don Federigo finge di leggere un giornale che Sgueglia ha sul tavolo.
Donn'Emilia
(accostandosi a Assunta)
C'ha ditto ca nn' 'o manneno fora?
Assunta
(fa segno di sì, con gli occhi e col capo, come atterrita)
Donn'Emilia
Sentite… io mo scennarria pe sapé si è overo, ma nun mme voglio ncuntrà c' 'a mamma. Chella m'ha visto parlà cu vuie… (vedendo che Assunta non le dà retta e rimane come a meditare, con gli occhi fissi) Ma vedite!.. Me dispiace proprio… (lentamente si allontana per raggiungere Tina, in fondo).
Federigo
(a donn'Emilia, sulle mosse di andare via anche lui)
Donn'Emì, ve ne venite? Io me ne vado…
(Assunta si volta e lo guarda, irresoluta. Lentamente si rimette a sedere)
Donn'Emilia
(a Federigo)
Aspetto a Tina, 'on Federì. E po' 'a verità, nun mme vurria ncuntrà c' 'a mamma 'e stu don Michele… Stanno ancora tuttuquante abbascio…
Federigo
Scenderemo per l'altra scala.
Donn'Emilia
Ah, ce sta n'ata gradiata? Embè, mo ce ne jammo… Tina!.. Addo' sta?.. Tina! Tina!.. (s'allontana, chiamandola).
(Un lampista viene ad accendere il fanale che pende dalla volta)
Assunta
(sottovoce a Ernestina)
(Scinnetenne, e aspettame 'a puteca).
(Ernestina si allontana per la destra. Torelli si mette a accomodare le sue carte. Sgueglia si rimette a scrivere. La scena è quasi vuota e silenziosa)
Federigo
(a Sgueglia)
'On Diodà, mantenetevi forte.
Sgueglia
Ve ne andate?
Federigo
Aggio che fa. V'auguro che tutto riesca bene.
Sgueglia
Eh, caro 'on Federigo! Stammo mmano a Dio. Buone cose anche a voi.
(Federigo si scosta dal tavolo di Sgueglia, si volta verso l'arcata a destra e vi s'incammina. Passa davanti a Assunta, senza guardarla, lento. Assunta ha gli occhi altrove, ma appena Federigo è passato li leva e lo segue con gli occhi. Federigo sta quasi per raggiungere l'arcata. Assunta si leva).
Assunta
Psst!
Federigo
(si volta. S'è arrestato. Pare sorpreso. Si punta la mano in petto)
A me?
Assunta
Sentite.
(S'è scostata dalla tavola di Torelli. Don Federigo torna, lento, accostandosele. La scena segue fra i due brevemente, con parole rapide, quasi sottovoce)
Assunta
Vuie… poco primmo… mm'avite ditto ca 'o putiveve fa restà a Napule…
Federigo
(con un sorrisetto)
Quel vostro… amico?
Assunta
(senza badargli, vivamente)
Io 'o voglio fa restà a Napule!
Federigo
Va bene.
Assunta
'O pputite fa?
Federigo
(c. s.)
Per voi si fa tutto. (La guarda. Assunta evita lo sguardo) Soltanto… Bisogna pensarci subito.
Assunta
(impaziente)
Embè, addo' nne putimmo parlà?
Federigo
(guardingo, voltandosi intorno)
Qui no.
(Mormorio dalla sinistra nelle scene. Il mormorio cresce sempre durante il dialogo di Assunta e Funelli)
Assunta
(con uno sforzo, sottovoce)
'A casa mia?
Federigo
(ha un lampo di speranza negli occhi. Si domina)
Anche adesso.
(Il mormorio cresce)
Assunta
(rapidamente)
Ce sta n'ata gradiata? (indicando quella a destra) 'A llà nun voglio ascì!..
Federigo
L'altra scala è lì… (indica a sinistra).
Assunta
(pare indecisa, tormentata. Si volta a destra e a sinistra come per accertarsi che non l'hanno udita. Sgueglia e Torelli seguitano a scrivere, ma la sorvegliano e si ammiccano)
Federigo
Dunque?
Assunta
(decisa)
Jammo.
(Il mormorio si avvicina. Assunta spinge lievemente pel braccio don Federigo. Viano per la sinistra)
Torelli
(leva lo sguardo e s'incontra in quello di Sgueglia)
Che?
Sgueglia
(ammirato)
Che bello servizio!
SCENA ULTIMA
Gran baccano dalla sinistra. S'avanza di là una folla di gente, per lo più contadini. Sono tra costoro Santella e la figlia Menechella, piangenti, disperate. Le seguono il compare Tommaso, il prete e altri. L'usciere, con la toga sul braccio, insiste per farsi pagare. Movono tutti verso destra continuando a piangere e a gridare.
Santella
(con un lamento a distesa)
E io tenevo a nu figlio e mme ll'henne levète! Me l'henne cundannète, cundannète!.. Uh!.. figlio mio!..
Menechella
Micalangelo bello e amato!
Santella
Teneve a nu figlio e mme l'henne levète!..
Usciere
Aspettate! Dovete pagare la toga!
Santella e Menechella
Micalangelo mio!..
Usciere
Pagate la toga! (esce con loro. Continuano i pianti fino a quando spariscono traversando la scena).
Donn'Emilia
(che è seguìta da Tina e da Pesce)
Mamma mia! Jammuncenne! Io me so' stunata!..
Tina
Mo'… facite passà 'a folla…
Una ragazza
(dalla destra, correndo, va alla tavola di Sgueglia)
Signò! Signò! (Sgueglia fa un salto sulla sedia) Currite 'a casa! 'A mugliera vosta lle so' venute 'e delure! (Sgueglia si leva precipitosamente. La sedia cade).
Sgueglia
Madonna d' 'o Carmene!.. (Torelli si leva, si accosta).
La ragazza
Venite! Venite!
(Mormorio dalla destra. Il mormorio s'avvicina)
Sgueglia
(rassettando le carte in fretta e furia)
E 'a vammana?
La ragazza
E ca chesto è 'o guaio! 'A vammana è ghiuta a Puzzule!
Sgueglia
(si dà un pugno in capo)
Tu che dice!..
Donn'Emilia
(a Sgueglia, in fretta)
Neh, scusate, 'on Federigo se n'è andato?
Sgueglia
(si precipita su donn'Emilia)
Voi siete levatrice?
Donn'Emilia
Autorizzata! (con orgoglio) Diploma dell'Università…
Sgueglia
(l'afferra e la trascina)
Jammo! Venite!
Donn'Emilia
Addò?.. Aspettate!.. Chi vi conosce?..
Sgueglia
Jammo! Jammo! Si no io passo nu guaio!
(La trascina. Arriva gran folla dalla destra. Dei popolani si portano in mezzo un detenuto dichiarato libero. Urli, feste, gioia, battimani. Scampanellate dalle varie Sezioni. Voci di uscieri che scacciano la folla)
Donn'Emilia
Piano!.. Tina!.. Signor Pesce!..
Pesce
L'accompagno io! Non ci pensate!..
Sgueglia
(trascinando donn'Emilia)
Jammo! Ve piglio 'a carruzzella!..
(S'incontrano nella folla, che viene dalla destra e che grida):
A libbertà! A libbertà! Viva il presirento!
(Battimani)
La voce di Santella
E io tenevo a nu figlio e me l'henne levète!.. Me l'hanno cundannète! Cundannète!..
La voce di donn'Emilia
Tina! Tina!..
(Scena popolata, romorosa. Cala la tela, rapidamente, mentre Torelli e il suo giovane continuano a piegare il tappeto sulla tavola)
ATTO SECONDO
DECORAZIONE
Il larghetto Sant'Aniello a Caponapoli, ov'è la casa di Assunta, una bottega da stiratoria, che dà sul larghetto.
A destra dello spettatore è una piccola credenza, addossata alla parete e guarnita di porte a vetri. Dentro vi sono i piatti, le bottiglie, le posate, ecc. Subito dopo segue la porticella della stanza ove Assunta dorme. Appresso è quella dell'antico pozzo.
Addossato alla parete di fronte allo spettatore, verso destra, è un «comò» guarnito di tutto quello che si usa mettervi sopra. Sul «comò», attaccato al muro, è un quadro di un santo. A sinistra del «comò» pende dalla parete uno specchio senza cornice, e sopra lo specchio è una finestretta a vetri, che dà sulla via e dalla quale entra maggior luce.
Nel mezzo della stessa parete di fondo è la porta a vetrate che dà sulla via. Appresso, verso sinistra, è attaccata al muro una corda dalla quale pendono camicie stirate. La parete a sinistra dello spettatore è interrotta pur da una medesima corda, dalla quale pure pendono camicie stirate. A sinistra dello spettatore è il lungo tavolo per la stiratura.
Seggiole, conchette verdi, tutto quello che occorre a una bottega di stiratrici.
Sono le nove ore della sera.
È l'antivigilia di Natale.
ATTO SECONDO
SCENA PRIMA
Olimpia, Rachele, Ernestina e Fortunatina stirano. La ragazzetta Michelina risciacqua colletti in una conchetta presso la quale è accovacciata. La guardia Marcuso è seduta presso alla tavola e fa l'asino a Rachele. La guardia Flaiano, impiedi, muto, sta accanto al «comò».
Ernestina
(stira e canta)
Campagnò, si mme vuo' bene, nun ce serve 'o lietto 'e sposa!
Ncopp'a ll'èvera addirosa…
Le altre
È cchiú ddoce a sta cu te!..
Marcuso
(dondolandosi sulla sedia e facendo l'occhio a Rachele)
È cchiú dduci a sta cu tia!
(Romore di ferri che battono sui colletti)
Michelina
(entusiasmata, levando le mani dalla conchetta e battendo palma a palma)
Benòoo!..
Olimpia
(a Michelina)
Gué! Gué!
Una voce
(dalla via, lontana)
Sparate! Sparate!..
Marcuso
(a Olimpia)
'A lassassi cantari.
Olimpia
(a Marcuso)
E bi' comme ve cernuliate pure vuie! Stateve attiento ca cadite a copp' 'a seggia!
Marcuso
Cirnuliari? E cu è?
Michelina
(sciacquando i colletti)
Vo' dicere accussì ca nun facite 'o farenello!
Olimpia
(seccata)
Gue'! Oh! E fa chello ch' 'e' a fa, tu! (alle ragazze) Jammo, picceré, ca è notte!
Rachele
(a Michelina)
E bi' si sti pirchipetole nun esceno sempe mmiezo!
Michelina
E già! Pirchipetola! E c'aggio ditto?
Rachele
E fa chello ch' 'e' a fa!
Ernestina
Va, va stuta 'a stufa!
(Michelina s'asciuga le mani ed esce. Si sente il rumore della stufa, ch'ella vuota e su cui batte)
Olimpia
(a Ernestina)
Ernestì, damme sti cuolle…
(Ernestina le porge dei colletti stirati. Olimpia li conta. Le ragazze stirano e chiacchierano)
Marcuso
(cavando da petto un mezzo toscano e la scatoletta dei cerini)
Dunque? Chi dissi lei, ca iu fazzu 'u farenello?
Olimpia
(rilegando i colletti con un filo rosso)
Nonzignore… Ma pecché, ve site pigliato collera? Mme vulissive arrestà?
Rachele
Ccà stanno pure 'e puzine…
Olimpia
Miette ccà (prende i polsi).
Marcuso
Arristari? A lei? (accende il mezzo toscano) A lei no. (lancia una boccata di fumo) Ma si mmi vvini a tagghiu l'amorusi di lei, ci fazzu a bbídere ca 'u fazzu dormiri una notte su un tavulazzo.
Olimpia
Overo?!.. Sentite don… cumme ve chiammate…
Marcuso
Marcuso Sante a obidirvi.
Olimpia
Sentite, on Marcù, l'amurosi di me (si batte in petto con le punta delle dita) se fa 'o fatto suio, e nun ha avuto maie che fa c' 'o tavulazzo!
(Michelina rientra portando la stufa. La va a mettere in un angolo)
Ernestina
Neh, ma ched'è stu tavulazzo?
Michelina
Vo' dicere 'o lietto d' 'e carcerate: senza materazze (scuote il suo grembiale).
Olimpia
(a Marcuso)
Essi!.. 'On Marcù, pe revula vosta…
Marcuso
(ridendo)
Zitto, beddicchia. Schirzai.
Ernestina
E vuie schirzate sempe?
Fortunatina
'O vedite 'o cumpagno vuosto comme se sta zitto e cuieto? (addita Flaiano, che sorride. Marcuso si volta a guardarlo).
Ernestina
Neh, qua so' sti cuolli d' 'o brigadiere?
Marcuso
(a Flaiano)
Taliassi.
(Si alza Flaiano, s'accosta al banco e guarda i colletti che gli mostra Ernestina)
Ernestina
So' cchiste?
Flaiano
Sì.
Ernestina
E tenite. Uno, ddue, tre, quatto, cinco e seie.
Flaiano
E tre pare de puzine.
Fortunatina
(passa i polsini a Olimpia)
Tenite. Tre pare.
Olimpia
(a Flaiano)
Favorite: uno, doie e tre… (Lo guarda) Vuie pure site d' 'a Sicilia?
Flaiano
(con un sorriso)
Abruzzese.
Olimpia
E 'o paese vuosto nun se parla, ovè?
Flaiano
(c. s. co' colli e i polsi fra mani)
Sì… se parla…
Marcuso
(tornando a sedere accanto alla tavola)
'U lassassi stari.
Fortunatina
E mo s'assette n'ata vota!
Ernestina
(a Flaiano)
Ma vuie a chi penzate?
Fortunatina
E a chi ha dda penzà? 'A nnammurata.
Olimpia
Comme se chiamma?
Marcuso
'U lassassi stari.
Fortunatina
E che male ce sta? Comme se chiamma?
Flaiano
(ingenuo e serio)
Regina.
Fortunatina
Ah?.. Gue', i' che bbelli nomme che teneno ncopp'a ll'Abruzzo! Riggina! E vuie comme ve chiammate?
(Marcuso s'è messo a chiacchierare con Rachele)
Flaiano
Flaiano Marcello.
Ernestina
(ridendo)
Uh! Marcello!
Olimpia
(a Ernestina)
E pecché? Si 'o nnammurato mio se chiammasse Marcello sa quanto 'o vulesse cchiù bene!
Ernestina
(a Flaiano)
E brave! Marcello e Riggina! (batte il ferro su un colletto).
Fortunatina
Amanti e sposi! (batte il ferro su un colletto).
(Nel lontano, un suono di zampogna e di ciannamella)
Una voce lontana
Sparate! Sparate!.. Duie bengala nu sordo!..
Ernestina
(a Flaiano)
'E ssentite comme soneno belle 'e zampogne? 'O paese vuosto ce stanno, 'e zampogne? O facite Natale sotto 'a furnacella?
Flaiano
(un po' triste, un po' commosso, e come in uno scatto, a Ernestina)
E che t'accride ca venghe da lu paese de li selvagge? Lu paese mio è Pescara. È cetà de marina, e si vedisse che marina! Tutta verde che fa de centi culore, e nun è comme a lu mare vostri che è sempre turchino! E li zampugnare scì ca ce vengheno, a Natale! Se ne saglieno da vascio a la marina, a la mezanotte, e soneno li zampogne e la licenziata. E stanno aperte li cantine, e se spanne la neve janca janca, e ariluce la luna chiara, ca sta mmiez'a lu cele e ncopp'a la marina. Li tenimmo, scì, li zampogne – e tenimmo li campane che soneno a stesa, e a li campane de Pescara arisponnene li campane de Sente Rocche e de Castellammare e de Spultore. E ariluce la luna ncopp'a la neve de la Maielle – e dint'a la chiesa arilucene tutte li cannele appicciate!..
(Durante tutto questo parlato le zampogne lontane suonano sempre; tutte le ragazze intente smettono di stirare; Michelina mangiucchia un pane e ascolta anche lei)
Ernestina
E bravo 'on Marcello! I' che ce teneva n' cuorpo!
(Le zampogne smettono)
Marcuso
(alzandosi, a Marcello)
Amuninni, và! (salutando Rachele) Ossia benedica! (Poi alle altre) Picciotte, buono Natale! (a Marcello) 'I cuddari 'i pigghiasti?
Marcello
(mostrando i colletti)
Qua.
Marcuso
E cusì li porti?
Olimpia
(a Michelina)
Picceré, piglie nu giurnale.
(Michelina s'asciuga le mani al grembiale e cerca un giornale sul comò)
Marcuso
(a Olimpia)
Amara siti!
Olimpia
Nun fa niente. Io songo amara e quacchedun'ata è ddorge!
Rachele
(a Ernestina, sottovoce, indicando con l'occhio Olimpia)
(Ah! nun se po' scennere proprio!)
Ernestina
(a Rachele, sottovoce)
(Nun 'a dà retta!)
Michelina
(col giornale)
'O giurnale.
Olimpia
(vi avvolge colletti e polsi e li porge a Flaiano)
Favurite.
Marcuso
Duie autri cuddari ci devono esseri.
Ernestina
E v' 'e ddammo doppo Natale.
Marcuso
Dimani no?
Fortunatina
Dimane è a viggilia. Nce avimmo mangià 'o capitone!
Marcuso
E buon prore vi fazzu! Mmi nni vaiu. (a Rachele) Addio, morettina!
Olimpia
Jate, jate! 'A Madonna v'accumpagne!..
Michelina
(mangiando)
E Santo Nufrio peluso!
Olimpia
(mentre le due guardie vanno via, alle ragazze)
Jammo a levà mano, jà! (a Michelina) 'È trasuta 'a stufa?