Kitabı oku: «Voglio Succhiarti Il...»

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Voglio Succhiarti Il...

Voglio Succiasti Il…

Gemma Cates

VOGLIO SUCCHIARTI IL…

Storia d’amore quasi umana di una vampira

Titolo originale: I wanna suck your…

Traduttore: Roberto Felletti

Indice

Introduzione

Capitolo 1

Capitolo 2

Capitolo 3

Capitolo 4

Capitolo 5

Capitolo 6

Capitolo 7

Capitolo 8

Capitolo 9

Capitolo 10

Capitolo 11

Capitolo 12

Capitolo 13

Capitolo 14

Epilogo

Fine

Ringraziamenti

Titolo Originale

Note

L’autore

Introduzione

Voglio succhiarti il…

Sangue. Sono una vampira. Dai.

Poi ho conosciuto Simon e non ho potuto fare a meno di pensare: forse sto cercando qualcosa di più che un po’ di nutrimento.

Lui è un podista e osserva una rigida dieta.

Io mangio patatine e queso1 come piatto principale.

Lui è puntuale.

Io penso che cinque minuti di ritardo significhi puntualità.

Lui è un ingegnere.

Io racconto storie per guadagnarmi da vivere.

Lui è umano.

Io no.

Una vampira misantropa (io) conosce un umano restìo a impegnarsi (lui) e volano scintille. Ma umani e vampiri non intrecciano relazioni… giusto?

Avviso dell’autrice: questo libro comprende bravate erotiche tra vampiri e umani, un numero sufficiente di parole osé da far arrossire qualcuno (non io) e una vampira che segretamente (in fondo, in fondo, molto in fondo) desidera essere amata.

1

“Ho sempre desiderato fare sesso con una vampira.”

“Scusa… cosa?” Tiro giù il cappuccio del mio costume da Cappuccetto Rosso e fisso l’ubriaco aspirante Jon Snow in piedi davanti a me.

Per poco non dico, “Non sono una vampira.” Però quella sarebbe stata una bugia mostruosa, e sebbene mi possa piacere succhiare un po’ di sangue da un’occasionale vittima consenziente, non racconto bufale. È una linea arbitraria da tracciare, ma è mia.

Mi mostra i denti di plastica. “Invece ho scelto di venire vestito da vampiro.”

Um… okay, Jon Snow vampiresco.

Dick – nome che gli si addice per la serata visto che ne interpreta la parte1 – è abbastanza ubriaco da pensare di essere comico.

Già. Dick è un vincente.

Perché sono di nuovo qui? Oh, giusto. Me l’ha fatto fare Megan. Accidenti a lei. Sa che odio le persone. Non nel senso umani versus vampiri. Sono una odiatrice dalle pari opportunità. I gruppi, che siano composti di umani o vampiri, mi ripugnano allo stesso modo.

Sono giunta a questa conclusione dopo ripetute osservazioni. Dick è semplicemente l’ultimo di un lungo elenco di persone fastidiose che fanno cose fastidiose.

È il momento di girare i tacchi, scansarmi e scappare. Di solito funziona bene con i tizi ubriachi, perché gli uomini ubriachi sono lenti.

Inoltre sono una vampira. Una predatrice. Sono veloce, agile, scattante.

Di solito.

“Oof.” Tutta l’aria che ho nei polmoni viene fuori con uno sbuffo rumoroso quando mi giro e finisco contro un muro d’uomo.

Un uomo da leccarsi i baffi. Più alto di me di parecchi centimetri, nonostante per stasera abbia optato per i miei stivali da zoccola con tacco pieno da sette centimetri e mezzo, che mi fanno arrivare a 1,80. Mi piace svettare sulle persone basse, ma finendo contro quei muscoli saldi ho deciso che anche questo può funzionare.

Inspiro. Già, lo faccio, perché lui ha un paradisiaco profumo eccitante, piccante, di pulito e maschile… e umano.

No. Non mi faccio gli umani. Perché preoccuparsene? Non che possa venirne fuori qualcosa, e poi ci sono moltissimi vampiri felici di divertirsi con me.

Soltanto quando mi muovo mi rendo conto dell’umano dal profumo unicamente delizioso aggrappato alle mie braccia con le sue grosse mani. Tutto ciò che gli serve per farmi dimenticare ancora di più che è umano è un po’ di barbetta e una voce profonda.

Un passo indietro, poi un altro. Ce ne vogliono tre prima di entrare in contatto visivo con lui senza allungare il collo.

E poi c’è la barba. Accidenti a te, Megan, per avermi fatto venire a questa stupida festa di Halloween. Che genere di vampiro del cavolo si butta in una festa mista di Halloween? Chi vuole mescolarsi con i propri snack?

Megan. Ecco chi.

“Cappuccetto Rosso. Carino.”

Mi viene voglia di pugnalare la mia migliore amica. Non al cuore, ma per quello si merita un’enorme ferita alla gamba.

Oltre un metro e ottanta di muscoli slanciati, torace largo, un po’ di barba biondo scuro sopra un profilo del mento spigoloso, mani grosse e una profonda voce vellutata.

E umana.

So esattamente come rendere il qui presente Mr. Perfezione meno attraente. La mia intenzione è avere una conversazione con lui che duri più di tre frasi. “Puntavo alla versione pre-Grimm.”

“Oh?” Il suo sguardo viaggia su e giù lungo il mio corpo, solo una volta, abbastanza lentamente da farmi capire che apprezza quello che vede, ma senza soffermarsi sul mio seno. Non male.

“Pre-Grimm, lei salva sé stessa dal lupo. Nessun boscaiolo necessario, grazie tante.”

Ridacchia e la vellutata dolcezza della sua voce sfrega contro le mie parti femminili in un modo che non dovrebbe essere possibile.

Perché è umano. Questo gnocco è umano al 100%, e io non sono mai stata attratta dagli umani.

“Qual è l’indizio visivo per cui non sei una specie di Cappuccetto Rosso medio dei Fratelli Grimm?”

Sposto il peso, di modo che il fianco s’inclina in avanti, e faccio un sorrisetto. “Sembro una che è stata mangiata da un lupo?”

Abbaia una risata. “Quindi sei tu ciò che rende fico il costume, non la maglietta bianca attillata, i pantaloni in pelle nera aderenti o il mantello di velluto.” Annuisce come se fosse d’accordo.

Uomo intelligente.

Aspetta. Non intelligente. Semplicemente un ragazzo. Un ragazzo umano.

Molti vampiri hanno segretamente un debole per gli umani prima che l’infatuazione passi. E sono sicura che il sesso con un umano sia semplicemente bello, ma avrei difficoltà a gestire le persone e le loro infinite, irritanti abitudini. Chiedermi di fare lo sforzo di trascorrere più di quindici minuti con un uomo che ha zero possibilità di diventare il mio compagno per la vita? No, grazie.

Questo tipo, tuttavia, mi sta facendo ricredere sull’idea del sesso occasionale senza possibilità di relazione.

Probabilmente sarebbe una buona idea muovere il culo prima che accada. Sto per trovare una scusa quando lui tende la mano. “Simon.”

Non posso non stringergliela. Non quando mi dà l’opportunità di tastare il suo largo palmo e le lunghe dita spesse.

Dea. Ho bisogno di scopare. Faccio pensieri porno sulla mano dell’uomo. E non la lascio andare.

Non che lui si lamenti.

“Becca.”

“È un vero piacere conoscerti, Becca. Come fai a conoscere Megan?” Mi tiene ancora la mano. Sembra felice di mantenere il contatto quanto lo sono io.

“Quella zoccola malefica è la mia migliore amica. E tu?”

Inarca le sopracciglia. “Lavoro. C’è un qualche motivo particolare per cui sembra che tu voglia farle un occhio nero?”

“Nella mia versione c’è più sangue. E un coltello.” Alzo gli occhi al cielo e reclamo la mia mano. “Mi ha fatto venire qui, stasera.”

“E non ti stai affatto divertendo.” Fa una smorfia con le labbra, divertito. Non male, Simon. I fragili ego di molti ragazzi non potrebbero cogliere la benché minima allusione al fatto di non essere il queso e le patatine del mondo di ogni donna.

A proposito… “Hai visto il queso? Mi erano stati promessi formaggio piccante e un sacco di patatine. E dei margarita. Dove diavolo sono i margarita?” Ma poi mi rendo conto che lui avrebbe sottinteso, se non apertamente fatto, una domanda. Interrompo la scansione a lunga distanza del banchetto nella cucina di Megan (non mi sono spinta oltre il soggiorno) e mi volto verso Simon. Concentrando tutta l’attenzione su di lui, dico, “No, per niente. Dick mi sta addosso e non ho drink in mano.”

“Dick?”

“Jon Snow, stile vampiro.”

Simon ridacchia di nuovo. “Cavolo, è strano. Vuoi dire Robert. È l’unico Jon Snow qui, ma mi sfugge la parte vampiresca. Quel tipo…”

“Meglio sia single, altrimenti stasera perderà un testicolo.”

“Davvero. Non che sia una scusa per comportarsi male, ma normalmente è un uomo moderatamente rispettoso.” Guarda oltre la mia spalla, in prossimità dell’ultimo posto in cui Dick è stato avvistato. “Quando non è ubriaco.”

Prima che possa affermare che Dick – apparentemente un collega di lavoro di Simon e Megan, di nome Robert – stasera è effettivamente ubriaco, Simon mi prende per il gomito con la sua grossa, calda mano. Maledizione. Sono in arretrato col sesso, perché è del tutto innaturale per me desiderare un umano, e ancora più strano avere pensieri porno sulle sue mani.

“Temo che tu ti sia persa il queso, ma posso accompagnarti alle scorte segrete di margarita.”

Nessun segreto. L’imponente e ben fornito bar si trova fuori, sul patio, e c’è anche una barista dedicata. A fine ottobre, ad Austin, difficilmente fa freddo, e stasera, a dire il vero, il clima è perfetto per attardarsi sul patio. Non riesco ad arrivare molto lontano perché vengo abbordata da Dick. A parte la scarsità di queso e la lista degli ospiti – che comprende persone, su cui c’è poco da fare – Megan sa come organizzare una bella festa. Scambiamo qualche parola sulla mancanza di queso.

Simon indica il bar con la mano tesa. “Suppongo che non vieni a molte di queste feste, perché non ti ho mai vista e il bar si trova sempre sul retro, all’aperto, anche col tempo incerto.”

“No, detesto le persone.”

Inclina la testa, come se fosse confuso – non dovrebbe esserlo; non ho nascosto nulla della mia personalità e relative peculiarità – poi dice, “Soltanto in senso collettivo o anche individualmente?”

“Oh, bella domanda, Simon.” Non riesco a fare a meno di pronunciare il suo nome. Mi piace, dà una sensazione vecchio stile. Non ho mai conosciuto un Simon, per quanto mi ricordi. “Sono disillusa sia dagli individui sia dai gruppi, ma per ragioni diverse.”

Le sue labbra si contraggono quando ordina due margarita alla barista e chiede due shot di tequila, anche. Quando la venti(e-qualche-cos)enne dietro il banco gli toglie gli occhi di dosso e comincia a preparare i nostri drink, lui dice, “Fammi capire. Dammi le prime tre per i gruppi e per gli individui.”

“Le prime tre?”

“Certo. Le tre cose che detesti di più nelle persone, sia singolarmente che collettivamente.”

Questo tizio è pericoloso. Non batte ciglio di fronte alle mie tendenze da misantropa, e fa sì che le mie parti femminili lo notino. Calma, tigre.

“Solo tre, huh? Detesto le persone che in gruppo si comportano come Dick.”

“Robert.”

“Sì, lui. Forse soffre di un certo grado di ansia sociale e sente il bisogno di lubrificarsi a questi eventi, o forse sa che gli standard sociali si allentano in grandi gruppi e semplicemente trova la scusa per fare il coglione.”

Un punto a favore di Simon è che non si è messo a ridacchiare quando la parola “lubrificarsi” è sfuggita dalle mie labbra rosso acceso. “Ci sono tanti coglioni al mondo, lui è uno dei tanti.”

D’altronde, Simon non è proprio il tipo che ridacchia. È più da “risatina in quel modo intensamente sexy che mi fa fremere”. Oh, sì, e bagnare. I toni suadenti della sua voce causano decisamente agitazione nelle mie mutande.

“Ah, non preoccuparti. Ce ne sono altre.” Do un’occhiata ai due shot comparsi durante la chiacchierata. I margarita sono ancora in fase di mescolamento. La nostra barista fa multitasking, serve birra e vino mentre prepara i nostri drink. Abbastanza giusto. C’è un bel viavai da Megan, stasera.

Seguendo il mio sguardo, Simon si accorge degli shot e compare un sorriso sexy. Offrendomene uno, tiene l’altro in mano e lo alza. “All’evitare i coglioni del mondo.”

Finalmente qualcosa a cui posso brindare anch’io.

Accolgo con piacere il bruciore del liquore. Magari affoga qualcuno dei pensieri ridicoli che sto avendo sull’umano in piedi a trenta centimetri da me.

Perché la tequila quello fa: scaccia le brutte decisioni. Questo merita un’alzata d’occhi. Ma la consapevolezza dei mali della tequila e del suo impatto sulla mia capacità di pensare in maniera critica non mi impediscono di brindare alle altre cinque cose che detesto nelle persone, singolarmente e collettivamente.

E bam! Sono ubriaca. Così, all’improvviso.

Ad essere sincera, dopo sei shot e tre margarita non si può parlare esattamente di ubriachezza improvvisa. Ma il tempo, con Simon, è volato. Tuttavia, per quanto tempo ci metta un’eccitata vampira misantropa a bere sei shot e tre margarita, quello è stato il tempo che mi ci è voluto per cadere in preda al desiderio di Simon Fullerton, ingegnere, podista, camicia nei pantaloni, e tizio la cui presenza non mi infastidisce oltre la soglia di tolleranza.

L’ultimo aspetto è stato un po’ uno shock.

Continuo ad aspettarmi che le parole successive che usciranno dalla sua bocca siano quelle che fanno pendere l’ago della bilancia verso “e adesso voglio baciarti”.

Ma continua a non succedere.

E questo da parte di uno che indossa una camicia stirata a una festa di Halloween. Devo chiederglielo. “Non sei in costume, vero?”

“No.” Il suo sorriso diventa imbarazzato. “Mi vesto così.”

Jeans in buone condizioni che calzano molto bene sul suo culo sodo, una camicia stirata, tesa sul petto robusto e infilata ordinatamente dentro i jeans, cintura abbinata alle scarpe e l’occasionale capolino dei calzini coordinati con la camicia. Non è un tipo alla moda. Sta bene, ma ho l’impressione che sia uno che non si preoccupa molto dell’abbigliamento. I vestiti gli stanno bene, sono in buone condizioni e tutti abbinati tra loro, in un certo senso.

Simon ha sorprendentemente messo in chiaro che mi circondo di uomini immaturi. Ho compiuto trent’anni e, a livello subconscio, mi aspetto che gli uomini che mi circondano agiscano in maniera differente. Rivelazione: non è così. Molti di loro continuano a indossare logore magliette a strisce e jeans sbiaditi. Oppure jeans aderenti. Oppure pantaloncini con le infradito. Benvenuti nella vita di un creativo, piena di altri creativi.

Ma Simon non corrisponde a quell’immagine. Non è un creativo. Indossa abiti da adulto… che apparentemente stira da sé. E io continuo a non trovarlo fastidioso.

È colpa del sorriso imbarazzato di Simon quello che sta per succedere.

Anche degli alcolici, ma è il sorriso che in realtà preme i miei pulsanti.

Attenzione, attenzione. Pericolo in vista. Vampira ubriaca a una festa con un ragazzo umano sexy.

L’avviso è per gli altri.

Mi sporgo, avvolgo la sua nuca con la mano (non semplicemente per evitare di cadere) e alzo il mento.

Due occhi blu molto interessanti guardano in giù verso di me.

E poi lui mi bacia.

2

Scopro che sei shot e tre margarita - o per lui è stato soltanto un margarita? - non rappresentano tequila sufficiente per Simon per dimenticarsi di essere a una festa circondato da colleghi di lavoro.

E questo di lui mi piace. Non è un coglione, non è Dick.

Dea, cos’altro c’è da scoprire, che mi piace, di questo tizio? Ho bisogno che mi infastidisca, e presto.

Ma dopo un banale bacio, una toccatina molto bella e poi avermi mordicchiato le labbra, Simon mi sussurra vicino all’orecchio, “C’è un posto dove possiamo andare senza imbatterci nella moglie del mio capo vestita da diavolo sexy?”

Mi piace il fatto che sia stato ad alcune feste in casa di Megan e non sappia dove trovare un po’ di intimità. Potrei far finta che lui non sia il tipo di ragazzo che fa sesso occasionale con estranei alle feste.

Il che è strano, perché, senza giudicare, se a un ragazzo o a una ragazza piace fare sesso con degli estranei, che lo facciano. Usate precauzioni, ottenete il consenso e tutto il resto, ma fondamentalmente io sono a favore di voi che vi fate da soli o di lui che si fa lei o di lui che si fa lui o di lei che si fa lei. Quello che vi pare, a me non importa.

Quindi perché dovrei preoccuparmi se Simon, abitualmente, si fa o non si fa qualcuno alle feste aziendali?

Anziché rispondere alla sua domanda, gli afferro la mano e me lo trascino dietro. Fino alla camera di Megan. Perché qualunque cosa mi stia passando per la mente, il resto di me dice, “Sì!” e “Subito!” e anche “Dea, spero che il suo uccello sia carino quanto il resto di lui.”

Apparentemente, il resto di me è un po’ sciatto.

Poco dopo aver cominciato a dirigermi lungo il corridoio che porta alle camere da letto, Simon mi mette un braccio intorno. È una bellissima sensazione. Mi sembra di percepire la definizione del suo torace. Ma non ci riesco. Tutto ciò che percepisco è la sensazione di un uomo saldo, muscoloso che mi stringe a sé. Il resto – pettorali gonfi e addominali scolpiti – è solo frutto della mia immaginazione.

Sono quasi sicura che quello non è il tipo di festa per la quale Megan si aspetta che i partecipanti finiscano nudi per scopare sul suo letto, ma, hey, io vivo per stupire i miei amici, tutti e tre, per cui ci sto.

Non appena lui chiude la porta dietro di noi, mi blocca contro il muro e preme l’intera lunghezza del suo sexy e duro corpo contro di me. Il calore del suo respiro sul mio collo mi fa venire i brividi e mi strofino contro di lui.

Mentre le sue labbra disseminano piccoli baci lungo la colonna del mio collo, muovendosi verso l’orecchio, mi aspetto di sentire a seguire dolci cose da niente sussurrate. Okay, non esattamente. Mi aspetto di sentire sconcezze oppure mordicchiare l’orecchio.

Quello che ricevo è… “Non possiamo fare sesso.”

Aspetta – cosa? Io sto facendo sesso. Sei mesi di inazione non aiutano la situazione, ma oltretutto sono follemente, improbabilmente attratta da un uomo le cui labbra, al momento, stanno percorrendo il padiglione del mio orecchio. Spinge i suoi fianchi contro i miei. L’uomo il cui fallo rigido mi strofina proprio… nel… posto… giusto.

Gemo.

Mi sciolgo.

Mi strofino contro quel grosso cazzo.

Un attimo. Tolgo la mano dalla natica che sto palpeggiando e lo picchietto tra le costole.

“Ow.”

Non gli ho fatto male. Sono abbastanza brava nel valutare il dolore, con tutta l’esperienza che ho a bucare la carne. Deriva dal mio background vampiresco. Ma se mai ci fosse qualche dubbio, la piega divertita delle sue labbra li ha messi a tacere.

“Perché non possiamo fare sesso? Perché, per essere chiari, ci sto. Ci sto completamente.” Quando lui non coglie al volo l’occasione di passare ai fatti, perché, diciamo le cose come stanno, sono calda, aggiungo, “Con ‘completamente’, intendo che voglio il tuo uccello. Adesso.”

Quella piega divertita delle labbra si trasforma in un sorriso sexy totale. Poi lui strofina l’uccello contro di me, facendomi guaire. Mi viene da riconsiderare qualunque pensiero positivo possa avere avuto precedentemente sul caro Simon, perché comincio a pensare che possa essere sotto tortura.

Ancora una volta, comunica la brutta notizia con un roco sussurro proprio vicino al mio orecchio. “Nove drink.”

“Fanculo, cazzo, vaffancazzo.”

Questo lo fa ridere, ma va bene, perché succede che contemporaneamente mi dà un abbraccio integrale. “Penso di avere la soluzione al tuo problema.”

Occorrono alcuni secondi alle sue parole per registrarsi, perché vengo circondata dal suo pungente odore di maschio pulito e dalle sue forti braccia, entrambi i quali mi fanno strofinare il seno contro il suo petto. I miei capezzoli sono contenti, ma il mio cervello non sta funzionando.

Stare così vicina all’uomo più eccitante con cui potrei fare sesso mi scombina i pensieri. Inoltre, l’incombente privazione e la stimolazione dei capezzoli non aiutano il pensiero logico.

Quando, alla fine, le sue parole si districano nella mia testa, mi rendo conto che Simon non è sotto tortura.

Simon è uno che dà.

“Hmm.” Fingo di prendere in considerazione la sua proposta (mentre continuo furtivamente a sbattermi a secco la sua erezione). Ma non fingo a lungo, perché le sue dita scivolano sotto la vita dei miei pantaloni in finta pelle e mi stringono il sedere.

Non essendo una che resta in ozio quando c’è un lavoro importante da fare, allento il bottone dei pantaloni, abbasso la lampo e ondeggiando me ne libero.

Simon mi aiuta.

Le sue mani calde mi sfiorano il corpo, dalle costole giù fino al culo, per poi risalire fino alle tette. Mi palpeggiano i seni sopra il pizzo della bralette, mi pizzicano i capezzoli e in generale fanno sentire le mie piccole coppe misura B adorate prima di scomparire sotto la camicetta e la bralette.

È così che mi sento. Un momento esse fanno la loro magia sulla camicetta e il reggiseno, e il momento dopo sono scomparse, sostituite dalle sue labbra e dalla sua lingua.

Lui si alterna tra pizzicare un capezzolo con le dita e succhiarlo delicatamente con quelle labbra perfette e quella bocca meravigliosa.

E nel mio cervello, a dire il vero, non dimorano così tanti aggettivi positivi tutti insieme da… mai.

Mi massaggia un seno con la sua manona mentre si occupa dell’altro con quella sua bocca sexy. E parlando di mani, io ansimo e cerco di fare qualcosa di più che stringere la stoffa della sua camicia. Tipo slacciargli la cintura. Alla fine riesco a farmi strada verso l’oro. Spingendo da parte i jeans e i corti boxer neri, le mie dita si avvinghiano a lui.

Lo accarezzo dalla radice alla punta, facendo scorrere il palmo sul suo glande. Dall’orifizio esce del precum e io lo spalmo col pollice. La lubrificazione extra permette al mio palmo di scivolare più agevolmente mentre lo masturbo.

Ed è in questo momento che la sua bocca torna sulla mia. Con la testa inclinata, in modo da poter esplorare, saccheggia la mia bocca e fa scivolare una mano sullo stomaco e poi giù, tra i riccioli umidi. Le sue abili dita continuano a percorrere la strada verso il mio centro bagnato, librandosi intorno, ma senza toccarlo, al mio sensibile clitoride.

“Oh, Simon.”

Ho appena pronunciato il suo nome con un gemito in stile porno? Spero proprio di no, ma con due dita dentro di me e il pollice che compie il primo, dolce passaggio sul mio clitoride, è altamente probabile che lo abbia fatto.

Per tutto il tempo continuo, senza pensarci, a masturbargli l’uccello, ma mentre Simon lavora sul mio corpo, io lo accarezzo con lo stesso ritmo. Non mormora una parola di lamentele. A dire il vero, i suoi fianchi si muovono con un crescente e frenetico entusiasmo.

E, Dea, quanto mi piace lo scivolamento delle sue dita dentro e fuori la mia passera.

Con quella sua voce profonda, e tutto il velluto andato, sostituito da un tono roco, dice, “Voglio sentirti venire intorno alle mie dita.”

E quelle poche, sconce parole sussurrate al mio orecchio mi fanno oltrepassare il limite.

Vengo sulle sue dita mentre lui geme per la sua liberazione.

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* * *

“Voglio morderti.” Mi piace chiedere il consenso. Solo perché succhio il sangue alla gente non significa che sono un mostro.

La cosa è abbastanza buffa, poiché il consenso, specificamente la mancanza, mia e di Simon, di esso, sotto l’effetto di una grande quantità di tequila, è stata la cosa più distante dalla mia mente quando ci siamo ritirati nella camera da letto di Megan.

Siamo crollati entrambi come due bambole di pezza sudate, appoggiandoci contro il muro. In realtà – guardando il mio misterioso compagno di sesso – io ero sudata; Simon sembrava avere una leggera imperlatura. È il tipo di uomo che deve correre per una quindicina di chilometri prima di mostrare un bel po’ di sudore, ovviamente. E sebbene, di solito, questa cosa mi infastidisca, perché ho scoperto che molti dettagli personali della gente mi infastidiscono, il mio primo pensiero è stato maratona di sesso.

L’espressione sulla sua faccia – un quarto intrigata e tre quarti eccitata – mi fa capire che non ha idea che il morso di cui parlo comprende una perdita di sangue.

Mi allontano, di modo che le nostre spalle non si tocchino più, e lo affronto con coraggio. “Sono una vampira.”

I vampiri hanno bisogno di sangue umano fresco per prosperare. Un bel problema quando è la nostra fonte di cibo che governa il pianeta. Così ci siamo sempre nascosti, cacciando con discrezione, rubando silenziosamente quantità trascurabili di sangue e usando piccoli trucchi per manipolare la percezione dei nostri donatori.

Un altro punto fermo dei miei: donatori, non vittime. Perché il consenso conta, anche se devo rubare il ricordo del morso, per proteggere la nostra esistenza, circa sei secondi dopo avere affondato i denti nella carne.

E c’è un altro requisito: i miei donatori sono sempre uomini. Succhiare sangue da un corpo è un gesto sessuale, e si dà il caso che io sia etero.

“Una vampira.” Ripete le mie parole, ma è come se il suo cervello non riuscisse a elaborare.

Capita spesso. È la reazione a quando uno dice, “Sono una creatura mitica che esiste soltanto nella narrativa fantastica e nelle leggende metropolitane, a parte il fatto che non è proprio così, perché sono reale e questo è ciò che sono.”

“Una vera vampira. Non come Dick.”

“Robert.” La replica di Simon è automatica.

Uh-oh. Ha quello sguardo. Quello sguardo da a-che-razza-di-ragazza-ho-appena-fatto-un-ditalino.

Questa è una novità per me, perché prima di Simon ho fatto sesso soltanto con vampiri.

Pover’uomo. Sto quasi male per lui, ma ho intenzione di alterare questi pochi minuti, cambiando la sua percezione degli eventi, per cui, in realtà, non è un grosso problema.

Mito: i vampiri hanno il potere di controllare la mente.

No.

Però possiamo riavvolgere. Non il tempo, solo la percezione. E funziona soltanto su una persona alla volta. Un esempio a caso: non posso entrare in un bar, inciampare nella valigetta di un ragazzo carino, dare un colpo al tavolino rovesciandogli in grembo caffè bollente e poi, come per magia, cancellare il ricordo dell’episodio dalla mente di tutti i presenti.

Oh, e non posso nemmeno curargli lo scroto ustionato.

Non che desideri fare male alla gente, no. Mi piace pensare di essere una persona relativamente buona, ma… magari quello è uno stronzo.

Per paura di dare un’impressione sbagliata, faccio quello che posso per lui. Sono stata io, inciampando, che con la mia distrazione gli ho fatto male, per cui gli do delle pacche sul braccio, scusandomi, e faccio del mio meglio per alleviargli un po’ il dolore con quel breve tocco.

Mito: i vampiri possono guarire ferite, malattie e l’invecchiamento trasformando i mortali in vampiri immortali.

No.

La durata della mia vita non è superiore a quella di un umano medio e non sono in grado di trasformare un umano in vampiro (nasciamo ciò che siamo, umani o vampiri).

Ma posso guarire una puntura o una ferita superficiali. Diversamente come potremmo riuscire a nascondere i nostri furtivi prelievi di sangue umano?

E abbiamo un trucco per attenuare il dolore. Non c’è un ricordo più difficile da manipolare di quelli pieni di dolore. Il morso di un vampiro non causa dolore intenso o traumatico, ma è meglio ridurre al minimo ogni disagio. Inoltre è più gentile. Ripeto, non sono una stronza (di solito).

Simon continua a guardarmi con prudenza.

“Di solito non lo faccio.”

“Dichiarare di essere una vampira dopo aver fatto del sesso sconvolgente?” Si sporge in avanti per appoggiare i gomiti sulle gambe. La sua espressione si ammorbidisce. Sembra rilassata. E sgualcita. Mi piace l’espressione sgualcita di Simon.

Sorrido. Sconvolgente? Provo un genuino calore nel sentire quella dichiarazione, perché, sì, è stato dannatamente piuttosto bello, specialmente considerando la brevità e la mancanza di penetrazione. Mi aspettavo un mini-orgasmo, e non è stato quello che ho avuto – affatto.

“No, normalmente non faccio sesso sconvolgente con gli umani.”

I suoi occhi si oscurano di nuovo. “È possibile che tu sia ancora ubriaca?”

Posso prevedere l’evoluzione di questa conversazione. Le risposte di molti uomini rientrano in una di queste categorie.

Negazione, spesso abbinata a “stai delirando” o “a quale religione hai detto di appartenere?”

Fuga per la paura (sono veloce; non arrivano a tanto).

E poi c’è la risposta del feticista. “Figo. Se ti permetto di mordermi, possiamo fare sesso?” (La colpa di questa risposta è da attribuire ad alcune tendenze della narrativa vampiresca dell’ultimo decennio o giù di lì.)

Simon rientra esattamente nella prima categoria, e il modo più facile per affrontare i negazionisti è l’evidenza.

Indico la bocca. “Stai guardando?”

Lui annuisce, sebbene riluttante. Almeno non si trasforma in uno che se la dà a gambe per la paura.

Continuando a puntare il dito, stiro le labbra per mostrare i miei attraenti (almeno così dico a me stessa) denti non appuntiti.

Poi lascio scendere le zanne.

Aspetto finché non vedo il cambiamento nella sua espressione, segno che ha visto i miei canini appuntiti come aghi.

I vampiri bevono sangue umano fresco in piccole quantità. La nostra stessa sopravvivenza dipende dal fatto di non essere scoperti. Una conseguenza evolutiva (o forse magica?) è che non abbiamo zanne vistose che lacerano la carne.

Primo, che schifo. Secondo, non c’è modo migliore per farsi scoprire che lasciarsi dietro una scia di gole squarciate o appendici danneggiate.

Nutrirsi è un processo semplice. Chiudo le labbra sulla carne e affondo i canini. Essi scendono e si ritraggono quasi istantaneamente, lasciando una puntura minuscola ma profonda che fa uscire il sangue, che può essere leccato o succhiato.

Lui ammicca. “Non è quello che mi aspettavo.” Esattamente il modo in cui solitamente procede il copione tipico del negazionista, tranne… “Come fa un’intera specie a esistere senza essere scoperta?”

Uh, cosa? Non è il copione del negazionista.

“Con cautela?”

Si acciglia. “Ma le analisi del sangue, il test del DNA, gli screening medici…”

Mr. Ingegnere vorrebbe andare a tutta scienza con me. Io scrivo narrativa. Che ne so io del test del DNA, a parte che esiste?

“Posso dirti che noi osserviamo gli umani. Non chiedermi di spiegartelo diversamente dalla… magia.” Faccio spallucce e ometto il correlato, ma non rilevante, argomento delle streghe, le quali non si limitano a osservare gli umani, ma sono umane… e possono compiere magie. Molte più magie di quante ne possa fare io.

“Ma tu non sei umana.”

Scuoto la testa. “Non sono umana.”

Si passa la mano sulla scompigliata chioma di capelli biondo scuro. “Se mi mordi, divento un vampiro?”

Hmm. Sta valutando l’idea di farmi fare un assaggio? Il pensiero di leccare una parte qualsiasi del suo corpo in forma basta per farmi eccitare di nuovo dappertutto. “No, sono nata vampira. Tutti i vampiri nascono tali.”

Il raschiare delle sue dita mentre si strofina la mascella con la barba corta mi fa contrarre la passera. La mia reazione nei confronti di quest’uomo non è normale. Abbiamo già fatto sesso. Quello avrebbe dovuto appagare il mio desiderio.

“Consumo una piccola quantità di sangue umano circa una volta alla settimana. Per poter soddisfare questo requisito ho dei canini molto appuntiti, la capacità di attutire il dolore e qualcosa nella mia saliva che aiuta la guarigione.”

“Dove?” Quando lo guardo confusa, le sue labbra si contraggono leggermente. “Dove vorresti mordermi?”

Ti prego, di’ di sì. Ti prego, di’ di sì. “Dove preferisci.” Si strappa via la camicia. Acconsente senza esitare. “Non lo ricorderò, vero?” Non sembra particolarmente elettrizzato all’idea.

“Ah, no.”

“Lo immaginavo. Non ci sarebbe modo di tenere tutto segreto se ogni…”

“Donatore,” aggiungo.

Lui annuisce. “Giusto. Se ogni donatore ricordasse di avere dato il sangue, sareste qualcosa di più di un popolare genere di narrativa fantascientifica.”

Più narrativa fantasy, ma non lo correggo per via di quel torace.

Mi lecco le labbra.

“Farà male?”

“Vuoi che faccia male?” Non sono sicura di cosa me lo abbia fatto dire. Attutire il dolore rende più facile cancellare l’intero ricordo del morso.

“Beh,” sorride. “Un po’ di dolore va bene se ne provo anche piacere. Rendere tutto insensibile non sembra così divertente.”

Mi sporgo e gli lecco il pettorale sinistro. Dopo dovrò chiedergli se fa palestra, perché sono pressoché sicura che la sola corsa non può avere creato quell’opera d’arte davanti a me. Sempre che ci sia un dopo, perché lui è umano e questa è una cosa da una notte.

Riportando l’attenzione sulla ricompensa davanti a me, alzo lo sguardo sulla sua faccia mentre gli passo la lingua sul capezzolo. Ad alcuni piace, ad altri no.

Il suo gemito è una risposta sufficiente, ma anche la sua testa si rovescia all’indietro cadendo contro il muro, esponendo la colonna della sua gola mentre lui gode per la sensazione. Lascio che i miei occhi si abbassino sulla crescente prova del suo desiderio. Già, gli piace.

Lascio che le mie mani vaghino sull’ampia distesa del suo petto, per poi scendere sulla lineare pianura dell’addome. Le mie dita seguono la scia dei peli che cominciano sotto il suo ombelico e poi, poiché non riesco a resistere, palpeggio la spessa cresta della sua erezione, ancora una volta confinata nei jeans.

Mette una mano sulla mia, stringendola fermamente. “Posso… è possibile per me ricordare quello che è successo prima?” E c’è quel sorriso timido, quello che mi ha conquistato prima, durante la serata. “Il sesso, Becca. Vorrei ricordare il sesso che abbiamo fatto.”

“Uh, sì. Soltanto il morso viene riavvolto.”

I suoi occhi ricoperti di passione incrociano i miei. “Riavvolto? È così che dite?” Intreccia le dita tra le ciocche dei miei capelli fino a prendermi la nuca, poi mi tira contro il suo petto.

Dea, quest’uomo. Voglio soltanto leccarlo e succhiarlo dappertutto. Gli passo la lingua sul capezzolo destro mentre gli afferro la curva del bicipite e lui, ancora una volta, geme. Questa volta, però, mordo, mirando alla carne del pettorale, proprio sopra il capezzolo corrugato.

Non attutisco il dolore, perché sospetto che la rapida, acuta puntura non farebbe che acuire i suoi sensi e quindi il piacere.

Con una mano sul bicipite, per tenermi ferma, e l’altra sul pene ingrossato, non c’è confusione su come l’aspirazione della mia bocca sul capezzolo e il torace ha effetto su di lui.

Spinge nella mia mano con un ritmo urgente. Uno che sono contenta di assecondare. Gli libero l’uccello e gli do l’attenzione che richiede.

Accarezzandolo a partire dalla grossa radice e poi per tutta la sua lunghezza fino alla grossa cappella, nel frattempo continuo a succhiare il rivolo salato del suo sangue. Mentre sto per completare il mio nutrimento, mi accorgo che sta per venire.

A volte gli uomini vengono mentre mi nutro di loro – è un atto sessuale – ma mai con la mia mano in basso sui pantaloni, stringendo i loro uccelli duri. Dea, lo voglio. Per vederlo venire nella mia mano. Per vederlo coprire la sua pelle tonica.

Mai pensieri simili mi erano passati nella testa mentre mi nutrivo.

Lecco la ferita di Simon, accertandomi che si chiuda, poi faccio una cosa che non ho mai fatto prima, né con un umano né con un vampiro. Tengo la mano immobile, assicurandomi che tutta l’attenzione di Simon sia su di me, sulla mia faccia.

Quando i suoi occhi blu incrociano i miei striscio lentamente sul suo corpo, senza interrompere mai il contatto visivo. A pochi centimetri dal suo glande, mi lecco le labbra e aspetto.

Un’unica parola sussurrata, “Sì”, e lecco il precum dall’orifizio.

Un’altra occhiata in alto mi rassicura che Simon ci sta. I suoi occhi mi supplicano di succhiarlo.

Avvolgendo una mano intorno alla spessa base, faccio mulinare la lingua intorno alla punta. Simon raccoglie i capelli caduti intorno alla mia faccia, che gli ostacolano la visuale. A qualcuno piace guardare.

Ma il mio sorriso scompare nel momento in cui lui si sposta sotto di me, mettendo la sua coscia muscolosa tra le mie gambe. Strofino il clitoride contro di lui mentre gli succhio la punta e continuo ad accarezzare il resto del suo lungo fallo. E quando lui geme – sono così vicina, così vicina – Simon comincia ad agitare i fianchi, come se non riuscisse a fermarsi. In questo momento, viene.

Completamente vestita, sbattendomi a secco contro la sua coscia muscolosa, vengo gemendo come una pornostar.

Che sia il gemere o io che vengo, qualcosa fa scattare un’urgenza in Simon, che continua con brevi, brusche spinte, comunque attento a non soffocarmi, anche adesso che è a momenti dall’orgasmo.

Il suo uccello gonfio si è indurito ulteriormente, il più breve degli avvisi che è sull’orlo e sta per ruzzolare, poi si tira via.

La sua mano copre la mia con una presa salda e lo agitiamo insieme, finché densi schizzi di sperma cremoso non ricoprono le nostre dita e colpiscono i suoi addominali.

Wow.

Mi sento strizzata. Venire due volte fa questo effetto a una ragazza.

Qualcosa fluttua sull’orlo del mio cervello in estasi. Qualcosa di importante. Persino di urgente.

Cazzo. Mi colpisce come uno schiaffo, scuotendomi dalla mia confusione mentale post-orgasmica: mi sono nutrita di Simon.

Devo riavvolgere la sua percezione, cancellare il morso, ma tutto ciò che voglio fare è stare, come un mucchio collassato, accanto al corpo mezzo vestito, schizzato di sperma, di Simon.

Mi tiro su facendo leva su un gomito e abbasso lo sguardo sulla magnifica superficie piana della sua faccia rilassata. Voglio seguire il rigido profilo della sua mascella, toccare la naturale pienezza del suo labbro inferiore, baciare la lentiggine sul suo zigomo destro.

Cosa c’è che non va in me?

“Così seria.” Appoggia una mano sul mio fianco. “Devi fare quella cosa, vero?”

Annuisco. Più che altro perché mi sento la gola strana e non sono sicura che le parole vengano fuori giuste.

Gli tocco la tempia con due dita… e niente.

I suoi occhi si sono chiusi quando gli ho toccato la faccia. Adesso si sono aperti sbattendo. Pieni di consapevolezza e di ricordi proibiti.

Di nuovo, non succede niente. Niente di niente.

Caaaaaazzo.

Questo non va bene.

Una piccola linea gli si forma tra gli occhi. “Dovrei sentire qualcosa?”

“No, Simon. Non dovresti sentire assolutamente niente.”

3

Megan è la mia migliore amica, e resta comunque una stronza malefica per avermi costretta a partecipare alla sua festa di Halloween. Queste due cose non si escludono a vicenda, tale è la natura della nostra amicizia.

Ed ecco perché l’ho chiamata nel momento in cui mi sono svegliata, sabato mattina, prima ancora di saltare giù dal letto.

L’ho chiamata… e poi le ho raccontato subito tutto.

“Ti sei ubriacata, hai fatto sesso e poi hai morso un tizio.”

“Uh-huh,” concordo. Questo è sostanzialmente corretto.

È difficile dire che farmi fare un ditalino, masturbare e fare un pompino a un uomo non sia sesso. Non c’è stata penetrazione, ma sì, è stato decisamente sesso. E se non avessimo bevuto così tanto, ci avremmo dato dentro e sarebbe stato fantas…

Irrilevante. Sarebbe stato irrilevante. (E fantaaastico.)

I vampiri hanno un’elevata tolleranza all’alcol. Ero brilla, ma non ubriaca. E Simon sembrava incredibilmente in grado, in grado di avere due orgasmi. Avremmo potuto fare sesso.

Ma no. Simon doveva sembrare responsabile e adulto e… forse dolce. Non sapeva che i vampiri tollerano molto di più l’alcol, perché non sapeva che i vampiri fossero reali, o che io sono una di loro; lo avrebbe scoperto dopo.

“Hai fatto sesso con un ragazzo umano. Aspetta, o stiamo parlando di due ragazzi? Sei andata a letto con un vampiro, poi hai morso un umano.”

“Un ragazzo soltanto.”

“Davvero? Alla fine ti sei unita al resto di noi, bellezze scopa-umani.”

“Scopa-umani? Sono rozza e penso anche che sia un male, Megan.”

“Hmm.” Sembra distratta, poi tutto a un tratto ansima, “No. Ti ho vista parlare con Simon. Ti prego, dimmi che non hai dormito con Simon e non lo hai morso.”

Un filo di disagio mi scorre sulla pelle. “Simon?” domando, come se ieri sera non avessi avuto le dita di Simon dentro di me e il suo grosso uccello nella mia bocca.

Oh. Mia Dea. Il suo uccello.

E il suo culo.

E le sue mani. Il suo torace, i suoi addominali… il suo sorriso. Il suo adorabile senso dell’umorismo.

Aspetta, no. Nonononono. Non mi interessano gli umani. Quella strada porta alla pazzia.

Non sono nemmeno arrivata alla parte complicata dell’equazione. Il vero motivo per cui ho chiamato Megan, tanto per cominciare. Simon non è un semplice umano con cui ho fatto sesso. È un umano che è stato morso e lo ha ricordato.

Sto cercando di contestualizzare le cose. No, è una bugia. Le sto evitando come la peste, perché è un grossissimo problema.

“Stai squittendo. È senso di colpa? No, tu non hai sensi di colpa. Il che deve significare… Cavolo, Becca, hai scopato con Simon?”

“Perché continui a dirlo così? Che c’è che non va in Simon?”

Lei ride sonoramente e io devo allontanare il telefono dall’orecchio. “Oh, non c’è assolutamente niente che non va in Simon. Niente di niente. Lui è sulla mia lista.”

Megan ha una lista di cose da fare. Non del genere “andare a fare la spesa e poi fare un salto alla lavanderia a gettoni”. No, la sua è più di genere sessuale. Tipo, con chi scopare prima di passare i trentacinque. Tutta quell’ossessione che ha per il trentacinquesimo compleanno è strana. Ma d’altronde Megan è semplicemente unica (strana) come me, soltanto in modi diversi.

“Simon è sulla tua lista dei ragazzi con cui scopare.” È meglio chiarire le cose quando si ha a che fare con amiche che potrebbero condividere gli stessi partner sessuali.

Tipo, fare in modo che una cosa del genere non accada.

“No, era, viso di bambola. Non è più sulla lista. Ormai non posso più farmelo. È il tuo toy boy.”

Mi dà fastidio che Megan pensi a lui in questi termini – come un ragazzo con cui probabilmente tromberebbe e anche come toy boy, addirittura il mio toy boy – e quell’opinione lo conferma; sto andando fuori di testa. O mi sto beccando qualcosa. Mi tocco la fronte per sentire se ho la febbre.

Quando il silenzio continua, Megan dice, con voce più tranquilla, “È un vero peccato che una relazione completa vampira-umano non possa creare un legame di accoppiamento.”

È un vero peccato?

“Gli ho parlato per trenta, quarantacinque minuti, almeno, e non mi ha fatto andare fuori di testa.” A me sembra assurdamente poco per capire se legarsi a un’altra persona, ma Megan mi ha capita. Lei sa esattamente quanto sia rara una cosa del genere.

Emette un forte respiro. “Già. È un bravo ragazzo. Anche se non sono sicura di come tu sia riuscita a ignorare la natura chiaramente stirata del suo guardaroba. Quello sembra essere il tipo di cosa che ti manda fuori di testa. Oh, merda, hai pensato che fosse il suo costume?”

Ridacchio. “No.”

“E sai che è un podista instancabile, vero? Il tipo che mangia veramente cibi salutari e ha un piano d’allenamento al quale si attiene rigidamente.” Quando non dico niente, lei aggiunge, “Un piano d’allenamento che lo fa alzare all’alba per andare a correre. Sai, prima di andare a lavorare. Pazzesco, vero? So che quei tipi fissati con la salute sono come unghie su una lavagna per te.”

Unghie su una lavagna. Sono davvero così cattiva?

Sì, lo sono completamente.

Rispondo con l’unica risposta veritiera che mi viene in mente. “Dovresti vederlo senza vestiti addosso.”

“Sì, dovrei, ma non succederà mai perché mi hai preceduto, porcella.”

“Giusto, così… è successo qualcos’altro.” Il vero motivo della mia telefonata: mi serve un piano. “L’ho morso.”

“È stato favoloso? Sei così puritana quando si tratta di morsi e sesso.”

Mi scappa una risata-colpo di tosse sorpresa. “Puritana? Io?”

“Sì, quando si tratta di mordere. Inoltre posso assolutamente dirti che hai apprezzato il tuo primo orgasmo post-morso.”

“Sì, okay. Ed è stato meglio di quanto hai detto. Follemente bello. Ma, dopo il morso, ho provato a riavvolgere e ad alterare la sua percezione.”

“Cosa intendi con provato?” Per la prima volta da quando ha risposto, sembrava seria.

“Intendo che Simon Fullerton se ne sta andando in giro, proprio in questo momento, con la piena consapevolezza dell’esistenza dei vampiri.”

“Merda. Cazzo. Non va bene, Becca.”

Già. Proprio così. “Non voglio chiamare una strega.”

“Certo che no. Primo, sono spaventose quanto l’inferno; secondo, Simon ti piace. Non vuoi che una di quelle losche creature gli si avvicini.” Fa un piccolo suono triste. “Io non voglio nessuna di loro vicino a lui. Lui mi piace, anche in un modo non-oggettivante.”

“Abbiamo parlato, sai com’è, dopo che il riavvolgimento non ha funzionato. Ha detto che sarebbe stato zitto e che avrebbe aspettato di sentirmi, oggi. Mi fido di lui.”

“Sì, anch’io. Ma, Becs, cos’hai intenzione di fare? Devi sistemare la cosa.”

“Non sono sicura, ma tra due ore vado a pranzo con lui. Qualche idea?”

“Potresti introdurlo. Fargli firmare il patto.”

Un accordo firmato dai partner umani dei vampiri, uno che magicamente li vincola alla segretezza. Vampiri e umani possono non essere in grado di stabilire un legame d’accoppiamento, ma ad alcune coppie miste va bene rinunciare ai bambini – o così suppongo – ed ecco il bisogno del patto.

Mi era già venuto quel pensiero.

Venuto e non preso in considerazione, naturalmente.

Posso essere titubante riguardo ai bambini, ma a parte la questione figli, legarmi a un uomo che conosco a malapena – un umano – per anni e anni, forse per sempre… mi fa venire la nausea solo a pensarci. E non c’è alcun patto da firmare se non c’è la sponsorizzazione dell’umano da parte di un vampiro.

Le relazioni miste sono notoriamente difficili da rompere, e il mio stomaco sottosopra ha molto senso. I controllori vogliono che le relazioni durino. Poiché i vampiri e le streghe lavorano duramente per mantenere segreta la nostra magica comunità clandestina, non è una sorpresa il fatto che nessuno voglia che ci siano umani che circolano liberi con tutta quella conoscenza. Sì, gli ex partner continuano ad essere legati dai requisiti del patto, ma i controllori sono per natura un gruppo scontroso e prudente.

“Becca?”

Premo una mano sul petto, dove il mio cuore batte forte. Cercando di tenere la paura lontana dalla mia voce, dico, “Sì?”

“Troverai una soluzione.”

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* * *

Sia Simon che io viviamo a South Austin.

Io abito in una piccola ed eclettica comunità di case degli anni ‘60, non lontana dal quartiere di South Congress, la cui popolarità è esplosa nell’ultimo decennio.

Simon abita in un quartiere periferico fatto con lo stampino, con un’attiva associazione dei proprietari immobiliari e molte più regole dei colori permessi per la tinteggiatura degli esterni. Di sicuro il suo quartiere è popolare quanto il mio, ma il mio è più fico.

Ci siamo messi d’accordo per trovarci in una piccola pizzeria a metà strada. Sono sempre contenta di evitare il traffico di Austin quando è possibile.

Apparentemente evitare il traffico resta una priorità, anche quando devi incontrare il tuo errore epico della sera prima.

Arrivo in ritardo di cinque minuti. Secondo me, cinque minuti non sono un ritardo. Trenta, sì. Cinque, no. Ma Simon sta aspettando, stirato e in ordine, guardando il massiccio orologio che ha al polso con l’aria di chi pensa che gli abbiano tirato un pacco.

“Hey.”

Nel sentire la mia voce, alza la testa e mi fa un fiacco sorriso.

Ho uno di quei momenti. Uno di insicurezza, profondamente spiacevole.

Ha paura di me, dei miei canini e del mio bisogno di sangue? Ho incrociato alcuni donatori dopo averli morsi, ma sono l’unica che ricorda il morso. Questa è un’esperienza nuova per me.

È preoccupato che noi – i vampiri del mondo – usciamo allo scoperto per dargli la caccia per via della conoscenza che ora possiede? Se è così, non si sbaglia di molto. Noi vampiri (con l’aiuto delle streghe) custodiamo gelosamente i nostri segreti.

Rimpiange il sesso “sconvolgente”, pensando che nessuna scopata vale quel tipo di scocciatura?

Queste sensazioni non sono per niente belle e devono andarsene.

Rimango lì, in piedi, senza sapere cosa fare delle mie mani. Un sicuro segno di nervosismo. Non ci penso mai due secondi su cosa dovrebbero fare le mie mani quando non sono nervosa.

Con la testa indica la porta della pizzeria. “Mangi la pizza?”

Sbatto le palpebre. Ci siamo incontrati davanti a una pizzeria. Una che ho consigliato io. Certo che mangio la pizza. Poi ricordo quello che ha detto Megan su Simon e le sue abitudini salutistiche e trasalisco. “Non sei uno da carboidrati e formaggio, vero? Per via di quello stile di vita salutare che segui.”

Mi sento in colpa per avere suggerito questo posto; lui però non ha fatto obiezioni.

“Cosa? No, ah, voglio dire, non mangio tanta pizza, ma ogni tanto io…” La risata che sgorga dalle sue labbra da baciare è autoironica. “È che non ero sicuro che tu mangiassi cibo normale.”

Faccio un largo sorriso. Non ho mai avuto questa particolare conversazione prima d’ora, perché i negazionisti non arrivano mai così lontano. La paura li fa sogghignare e io non chiacchiero. Li catturo, riavvolgo la loro percezione della mia rivelazione vampiresca e li lascio andare. E i feticisti? Già, probabilmente chiedono informazioni su particolari simili, ma no, grazie. Termino quelle conversazioni prima che inizino. Vuoi scoparmi perché sono una vampira? Morso, sorso, riavvolgimento della percezione e ciao ciao.

“Se è qualcosa che mi fa male, mi piace. Pizza, pasta, ali di pollo, pollo fritto, barbecue, queso…”

“Giusto.” Sorride. “Alla ricerca del queso perduto. Non so come ho fatto a dimenticarlo.”

Anch’io lo avevo dimenticato, ma so esattamente perché: quello che era seguito era stato molto più memorabile.

Lo guardo con aria di rimprovero. “Adesso ho un ripensamento sulla scelta del posto. Parliamo ancora di queso e le mie voglie possono sfuggirmi di mano.”

Annulla la distanza tra noi, mette una mano sulla parte inferiore della schiena e mi guida verso la porta. “Allora sarà meglio che mettiamo un po’ di pizza in te.”

Mi sta toccando. Casualmente, come se fossimo a un appuntamento. E al mio corpo piace.

Dopo avere piazzato gli ordini al banco – paga lui, e io devo dire al mio cervello (e ad altre parti del corpo) che questo non è un appuntamento – scegliamo un separé e ci sediamo. E l’imbarazzo torna di corsa.

In un separé è difficile guardare qualunque cosa o chiunque, tranne il biondo uomo in forma, con qualche giorno di barba e i gentili occhi blu, seduto davanti a me.

“Hai una ragazza?”

Simon si appoggia allo schienale e incrocia le braccia. Indossa una maglietta – che immagino abbia stirato, se c’era la possibilità – che gli lascia le braccia scoperte.

Sono talmente presa dal rigonfiamento dei suoi bicipiti, così in mostra con le maniche corte e le braccia conserte, che il silenzio susseguente alla mia domanda non è immediatamente evidente.

Quando, alla fine, sposto gli occhi dalle sue graziose braccia alla sua faccia… oops. I suoi occhi gentili sono diventati freddi. Abbastanza giusto. Ripensandoci, è stata una domanda offensiva visto quello che è successo ieri sera.

“No, non ho una ragazza.”

“Se il fatto di avere avuto il tuo uccello nella mia bocca non è un indizio sufficiente, anch’io sono single.” Siamo in un angolo e i clienti sono pochi a metà pomeriggio, ma l’espressione sulla faccia di Simon? Non ha prezzo.

Lui scruta l’area nelle immediate vicinanze. Quando il suo sguardo torna su di me è accigliato, ma c’è anche un pizzico di divertimento – e forse di eccitazione. “Davvero? In un locale dove le famiglie mangiano?”

Faccio spallucce. Ho un filtro, e lo uso anche con grande regolarità, ma siamo praticamente soli. Certamente fuori portata d’orecchio. “Ho parlato con Megan stamattina.”

Sono stata indecisa su quanto dire a Simon, su cosa fare con Simon. Per due ore ho combattuto col problema, dal momento in cui mi sono svegliata fino a quando sono arrivata alla pizzeria, trovandolo lì in anticipo (secondo i miei standard) e intento a guardare l’orologio.

Lui si guarda intorno e dice, tranquillamente, “Anche lei è una vampira.”

“Sì.”

Non è come rivelare le tendenze della mia amica. Lei è la mia migliore amica, io sono una vampira e Simon è tutt’altro che stupido.

“Lei sa come riavvolgere i miei ricordi?”

“La tua percezione,” lo correggo. “Non possiamo cancellare la memoria, solo alterare la tua percezione degli eventi.” Mi mordo il labbro inferiore. Niente rossetto rosso carico questa mattina. Ho optato per del burro di cacao e il sapore di ciliegia mi riempie la bocca. “Funziona solo subito dopo.”

Si strofina la mascella. Il suono delle sue dita che sfregano contro la barba corta viaggia dalle mie orecchie direttamente alla mia passera. Come fa ad essere così sexy quel suono?

“Subito dopo che mordi un… donatore.”

Inspiro a fondo, cercando di concentrarmi sulla conversazione e di ignorare il fatto che le mie mutandine sono già umide, sebbene abbia trascorso tre minuti in tutto in presenza di Simon. Tre, relativamente innocui, minuti.

Passo falso. Tutto ciò che quel respiro a fondo ha fatto è stato riempirmi il naso dell’odore pungente di lui… che fa ben di più che inumidirmi. Adesso sono bagnata. Abbastanza bagnata al punto che al suo grosso uccello piacerebbe scoparmi forte. Il sesso nelle toilette pubbliche potrebbe essere eccitante, vero?

E io sto perdendo la testa. Non sono mai stata così attratta da un uomo, letteralmente.

E poi, come posso annusarlo? Sono in una pizzeria. Aglio e spezie italiane dovrebbero coprire l’odore di un uomo sexy.

Simon mi guarda con un’espressione di attesa, come se stessimo avendo una conversazione che non gira intorno alla sensazione del suo uccello che si fa strada in me e mi scopa con forza.

Sbatto le palpebre e spero che le mie pupille non siano completamente dilatate. Cos’ha chiesto? Del riavvolgimento, del morso, dei tempi…

“Scusa, no, non è solo riferito al morso. Il riavvolgimento della percezione è limitato nel tempo, non è legato a nessun evento specifico.”

“È troppo tardi.” Quella graziosa linea sottile compare tra i suoi occhi.

Simon è preoccupato, giustamente, vista la conoscenza che adesso possiede. Decisamente non sta pensando di trascinarmi nella toilette delle donne per riempirmi di sperma.

Merda. Quella non è un’immagine che mi abbia mai eccitata prima d’ora. Mi piacciono i preservativi. I preservativi sono sicuri. I preservativi evitano (il più delle volte) alle persone di contrarre infezioni per via sessuale. I preservativi sono i migliori amici di una ragazza single.

Si sporge in avanti e appoggia i gomiti sul tavolo. “Stai bene?”

No, non sto bene, perché dopo un solo incontro sessuale – tecnicamente due, se voglio essere generosa nei confronti della mia libido iperattiva – mi sono assuefatta a Simon.

No. Okay.

Sono stata salvata dal rispondere dalla cameriera. Lei posa sul tavolo la nostra pizza dalla crosta sottile con salame piccante e funghi, e formaggio extra.

Mr. Salute ha proposto di dividere una pizza, e poi ha rimesso a me la scelta degli ingredienti. È reale? Forse è frutto della mia immaginazione. Poiché lui deve ancora far scattare quel prurito dietro il mio cervello, quello che dice “Sei la persona più irritante al mondo”, immagino persino che possa essere un’allucinazione.

Eccetto gli orgasmi.

Quelli non sono capitati spontaneamente.

Inoltre, Megan lo conosce e lo ha chiaramente invitato alla sua festa. Però non sono sicura di dove lei sia stata per tutto il tempo in cui Simon e io siamo stati nella sua camera da letto. Avevo altre preoccupazioni: il mio epico fallimento del riavvolgimento della percezione e l’incombente scadenza del libro, tanto per citare le maggiori.

Simon scuote le dita scottate dopo aver trascinato una fetta bollente sul suo piatto.

Senza pensarci, gli stringo le dita e anestetizzo il suo dolore… il che comporta tenergli la mano. Abbronzata, come il resto di lui, con vene visibili. Unghie ben curate, tagliate e pulite, ma niente manicure professionale. Ci sono piccole imperfezioni, alcune cicatrici, segno che non ha paura di lavorare con le mani, alcuni segni dell’età. Piccole cose che non smorzano l’attrazione che provo per queste grandi mani maschili. Conosco la loro sensazione sul mio corpo, i pizzicotti sui capezzoli, l’aggrovigliarsi tra i capelli, le carezze sul clitoride.

Quando sposto lo sguardo più in alto, scopro che mi sta guardando. Mi schiarisco la gola e gli lascio andare le dita. “Ho un debole per le mani.”

“Non lo avevo notato.” Il suo sorriso arrogante dice diversamente. Ma poi quel sorriso sexy svanisce e lui distoglie lo sguardo.

Quando riprende a guardarmi, so cosa sta per arrivare. Ogni donna, non importa quanto sicura di sé, quanto attraente, quanto desiderabile, conosce l’espressione sulla sua faccia. È la classica espressione non-sono-così-preso-da-te. Una parte dispiacere, una parte pietà, e cento per cento ti-prego-salvami-da-questa-conversazione.

Il sapore del burro di cacao alla ciliegia mi fa capire che mi sto di nuovo mordendo il labbro. Inoltre, lo sguardo di Simon che scende sulla mia bocca.

Mi fermo e – oh, guarda, qualcosa di utile da fare con le mani – riempio il mio piatto con tre fette di pizza.

Imbarazzata, evitato il momento cosa-faccio-con-le-mani, prendo un pezzo di pizza, ci soffio sopra e lo mordo. L’impatto del formaggio salato e l’esplosione di sapori dell’abbondante guarnizione non mi fanno niente.

Dea, preserva le mie papille gustative. Se quest’uomo rovina la pizza per me, non lo perdonerò mai.

Speravo in un pasto consumato tranquillamente, ma le mie speranze vanno in frantumi quando Simon sgancia la bomba.

“Al momento non cerco qualcuno da frequentare.”

Davvero? Stiamo parlando di questo?

Gli lancio un’occhiata dura e mastico il mio cibo riflettendo. Dopo alcuni secondi di silenzio, riempiti soltanto dai suoni che faccio gustandomi la fetta – perché, cavolo, la pizza è buona anche se le mie papille gustative sono in sciopero – rispondo, “Discutere su frequentare o no qualcuno non è in agenda, oggi.” La diavolessa eccitata in me non può fare a meno di aggiungere, “Ma sono decisamente dell’idea di una sveltina nella toilette delle donne.”

Lo sono? In una toilette pubblica? Con uno che mi ha appena detto di non essere interessato a me?

La mia testa si riempie di immagini del suo uccello perfetto, della sua faccia a O, dei suoi addominali schizzati di sperma.

Già, toilette pubblica e tutto il resto, una sveltina mi va proprio.

Oh, e guarda un po’, anche a Simon, a giudicare dal suo sguardo eccitato. “Non è leale.”

No, non sto giocando lealmente, ma i miei sentimenti sono stati feriti.

Oh, cazzo. Eccome se lo sono. I miei dannati sentimenti sono stati veramente feriti.

Anche se penso che uscire con Simon sia un’idea terribile – per così tanti motivi che lui non potrebbe nemmeno cominciare a capire – il fatto che non sia interessato mi dà fastidio. Perché… forse io lo sono?

No.

Cazzo, no.

Io non esco con nessuno. Le persone mi infastidiscono. Mi entrano sotto pelle, rovinano il mio umore, mi fanno venire il bruciore di stomaco.

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Litres'teki yayın tarihi:
04 temmuz 2021
Hacim:
180 s.
ISBN:
9788835425618
Tercüman:
Telif hakkı:
Tektime S.r.l.s.
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