Kitabı oku: «Lo Spirito Del Fuoco», sayfa 16

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«Gabriel ha ragione. Ricominciamo!». Jack si era alzato da terra pulendosi con il dorso della mano destra un piccolo rigagnolo di sangue sgorgato dal labbro superiore. Nei suoi occhi, bruciava il fuoco della determinazione.

Non diede modo ai due amici di girarsi a guardarlo che li attaccò.

Allungò il braccio destro verso Santos, facendo muovere così la nube con esso quasi fosse un vero e proprio prolungamento del suo corpo. La candida nuvola avvolse il corpo dell'astro scaraventandolo poi verso la parete alla sua sinistra. Il maestro riuscì a non sbattere contro il muro ammortizzando il colpo con le gambe per poi rilanciarsi contro il giovane. Anche Gabriel partì all'attacco e i due cominciarono seriamente a combattere contro Zeno, mentre Boris, appollaiato sul piccolo masso, osservava divertito sgranocchiando il suo seme di Rios.

Quattro mani e quattro piedi che lo attaccavano da molteplici direzioni. Molti colpi che andavano a segno stordendolo e facendolo barcollare. Jack riusciva poco a contrattaccare. Stava subendo.

Capì che così sarebbe nuovamente finito a terra stordito. Si fece coraggio, strinse i denti e cominciò a muoversi come solo lui sapeva fare, riportando alla mente i movimenti appresi nei duri anni di allenamento insieme al suo maestro di arti marziali.

«Su con la guardia!» gli urlava sempre quel vecchio. Improvvisamente il giovane si sentì completamente padrone del suo corpo percependolo nuovamente leggero, agile e pronto al combattimento. Alzò la guardia e così facendo riuscì a parare diversi colpi diretti contro il suo piccolo e scavato viso. Ora era deciso, doveva attaccare anche lui se voleva far cessare quella pioggia di calci e pugni.

Si piegò sulle ginocchia per schivare un forte gancio dell'urano. Poi, approfittando del secondo disponibile nel quale il colpo di Gabriel per poco non colpì Santos, saltò in aria facendo roteare l'anca ed esplodendo un forte calcio laterale sul volto dell'urano. Sorpreso, Gabriel finì a terra senza accorgersene. Jack riatterrò per poi schizzare dal basso verso il volto di Santos, il quale, distratto dal volo dell'amico, non si accorse del forte pugno che si stava schiantando contro il suo mento.

L'astro non cadde, ma il colpo gli fece fare un piccolo balzo all'indietro. Jack era tra loro due sudato e affannato, ma con la guardia alta e prossimo a un novo attacco.

Il maestro protettore della natura sorrise compiaciuto. Era quello che voleva. Zeno era riuscito a unire il suo corpo alla nube, e senza accorgersene, aveva iniziato a combattere con essa. Il calcio sferrato a Gabriel non era stato calibrato bene a causa della continua raffica di colpi che aveva ricevuto. La gamba del ragazzo non era riuscita ad avvicinarsi abbastanza al volto dell'urano, ma la nube sì, colpendolo con forza e facendolo appunto capitolare al suolo. Anche il pugno che aveva ricevuto l’astro non lo aveva colpito direttamente, ma nuovamente la magia aveva rimediato all'errore.

«Bravo ragazzo, non ti arrendere», così dicendo, l'astro gli si scagliò contro pronto a colpirlo.

Il cuore gli sussultò. Jack sorrise e si lasciò trasportare dal proprio istinto. Tutti i movimenti divenuti meccanici negli anni di allenamento riaffiorarono dal nulla dandogli sicurezza. Si buttò sulla sinistra schivando il colpo e facendo roteare la gamba destra attorno all’altra, in modo da compiere più di mezzo giro con il busto. Così facendo si ritrovò di fronte alle spalle scoperte dell'avversario. Il suo corpo scattò in avanti. Sentì sotto i suoi stivali la schiena di Santos, che colpito rovinò a terra finendo con la faccia al suolo.

Il ragazzo si asciugò la fronte soddisfatto. Gli anni passati ad allenarsi in palestra avevano dato i loro frutti. Gabriel era rimasto seduto a terra a osservare la scena e stupito dall'agilità del giovane, si era girato a fissarlo sbalordito. Sapeva che Santos, proprio come lui, non stava seriamente combattendo usando a pieno le proprie forze, ma i colpi messi a segno dal ragazzo erano stati all'altezza di un buon guerriero, sia per agilità, che per potenza.

Con l'astro ancora a terra, Jack si fermò affannato e impaurito per poi avvicinarglisi velocemente.

Non ci voleva credere. Non poteva aver rotto la spina dorsale al suo maestro. Gli poggiò una mano sulla spalla, visibilmente preoccupato.

Gabriel, seduto nell'angolo opposto della stanza, sorrise scuotendo la testa.

Improvvisamente il corpo di Santos roteò su se stesso staccandosi da terra e facendo così capitolare fortemente il giovane al suolo. Il volo, per quanto basso che fosse, lo fece urlare di dolore e senza accorgersene si ritrovò con il viso tra la muffa del freddo e sudicio pavimento della cella.

Boris scoppiò in una sonora risata guardandolo immobile a terra.

«Non fidarti mai del tuo avversario, ragazzo. Amico o nemico che sia. In combattimento ognuno pensa per sé. Ogni guerriero salvaguarda la propria vita». Santos era riatterrato sul ginocchio sinistro e soddisfatto sussurrava i consigli al suo protetto.

«Ben detto!», un fascio di nube colpì in pieno volto Santos, che colto alla sprovvista cadde all'indietro stordito e dolorante.

Jack si voltò soddisfatto incrociando gli sguardi di Gabriel e Boris che, stupiti anch'essi del colpo di genio del giovane, scoppiarono nuovamente in una forte e ancor più sonora risata.

«Bravo ragazzo!», Santos si alzò per metà rimanendo seduto a terra e guardando negli occhi il suo allievo, scoppiò anch'egli in una risata che contagiò subito il terrestre dalle orecchie a punta.

Se non fossero stati in quell'angusta e vomitevole cella, quel momento sarebbe stato unico. Ma nonostante le avversità, il gruppo riuscì a svagarsi per pochi secondi abbandonandosi alla comicità dell'accaduto.

I tre passarono ancora diverse ore ad allenarsi, nelle quali Jack fece ulteriori progressi. Finì innumerevoli volte a terra, stordito e dolorante, ma colpo dopo colpo il giovane sentì rispondere sempre meglio il proprio corpo. Ci fu un momento, durante gli scontri, nel quale pensò di arrendersi a causa delle forti fitte di dolore causate dagli incessanti colpi ricevuti. Ma fu in quell'istante che la determinazione crebbe ancor di più in lui aiutandolo a non mollare. Più che nel fisico, l'allenamento lo fortificò nell'animo, dandogli la giusta forza per andare avanti.

«Direi che possiamo terminare per il momento. Ora è meglio che ti riposi in vista degli scontri che ci aspettano domani.» ordinò Santos fissandolo negli occhi.

Come musica per le sue orecchie appuntite, Jack accolse con gioia l'ordine sedendosi a terra esausto. Aveva dato il massimo e i risultati ottenuti lo avevano notevolmente gratificato.

Gabriel sorrise e, soddisfatto per i progressi del suo allievo, si buttò in un angolo con la schiena poggiata contro la sudicia parete.

Anche l'astro era appagato. Il ragazzo lesse sui loro volti quel pensiero e contento si sdraiò per terra accucciandosi tra la pelle d'orso del suo ormai inseparabile mantello.

«Quasi dimenticavo. Non potrai fare uso della nube negli incontri di domani». Santos era più serio che mai.

Jack si rialzò di colpo.

«Ma pensavo di aver imparato a usarla proprio per potermi difendere nei combattimenti che dovrò affrontare. Santos, perché non posso? A cosa è servito allora tutto questo?». Era incredulo.

«La tua non è magia comune. Attireresti troppe attenzioni su di te e questa è l'ultima cosa che deve succedere. Sei già esposto così a molteplici rischi, senza che nessuno sappia chi sei e da dove vieni. Se vedendo la nube con la quale combatti volessero approfondire il discorso relativo alla tua identità, beh, ci metterebbero ben poco i maghi di Xeng Mang a capire e neutralizzare l'incantesimo di Boris, facendoti così assumere nuovamente le tue reali sembianze umane. Se dovesse succedere…», Santos deglutì a fatica e inspirò profondamente.

«Sarebbe la fine e i seguaci di Marmorn ti troverebbero in men che non si dica». Terminò l'astro cercando di usare un tono pacato e tranquillo.

«Ma allora perché mi hai insegnato a usarla?». Il giovane non capiva.

«Perché imparando a controllare la nube, un corpo esterno entrato nel tuo corpo, hai imparato a controllare te stesso. Ora la tua forza è aumentata e potrai così sostenere gli scontri che ci aspettano. Ma ci riuscirai soltanto concentrandoti al massimo e cercando di non farti sopraffare dalle tue emozioni. Ricorda Jack, la paura non è tua nemica, non devi temerla. Grazie a lei potrai affrontare al meglio ogni scontro, ma solo se non la temerai».

Gabriel ascoltò l'intero discorso senza intervenire. Era pienamente d’accordo con l'amico, il quale non avrebbe potuto esprimersi meglio.

Anche Boris rimase in silenzio, a confermare la totale fiducia nelle parole dell'astro.

La magia della nube bianca rasentava la realtà, un mito lontano, antico e che sicuramente avrebbe esposto il giovane salvatore a pericoli ai quali non poteva ancora opporsi. Dovevano mantenere l'anonimato e nell'ombra riuscire a fuggire. I servitori del Re Nero potevano essere ovunque, anche tra la roccia di quell'angusta montagna.

Jack non rispose e dopo alcuni secondi di silenzio annuì con il capo, facendo capire ai tre amici che aveva compreso quelle parole.

Frustrato e sconsolato per quella terribile notizia, chiuse gli occhi e si addormentò all'istante, con il corpo ancora affannato. La fatica in quel caso gli fu amica, impedendogli di logorarsi avvolto dalla paura. Il sol pensiero di non potersi difendere al meglio lo aveva trafitto nel profondo, destabilizzando la sicurezza che con tanti sforzi era riuscito ad avere. Ma il sonno prevalse mettendo subito fine alla nuova agonia.

«Io nutro una forte speranza in lui». Boris, seduto ancora sulla piccola pietra, fissava i due maestri.

«Tutti dobbiamo nutrirla. Solo lui potrà salvare la Grande Costellazione da una fine certa. E potrà compiere questa impresa solo se noi ne saremo all'altezza». Rispose Santos guardando il giovane paternamente. Finito l'allenamento, la severità non serviva più.

Gabriel si limitò in un forte sospiro. L'unica cosa da fare era sopravvivere agli scontri del giorno dopo.

«Ora è meglio che riposiate un po’. Domani combatterete anche voi due». Con queste ultime parole il folletto dissolse le quattro sfere luminose agitando lievemente la sua piccola bacchetta.

Nel giro di pochi minuti anche quella cella, come molte altre nell'immenso e contorto sotterraneo, rimase in silenzio. Alcune urla disumane in lontananza accompagnarono il sonno dei quattro prigionieri.

18

Una forte puntura alla gola lo svegliò improvvisamente. Quattro cartni armati erano appena entrati svegliandolo rudemente. Jack, spaventato, spalancò gli occhi tirandosi subito in piedi, pestandosi il mantello. Ogni fibra muscolare doleva ancora a causa dell'eccessivo sforzo fisico al quale si era sottoposto la notte prima.

Strinse i denti cercando di non darlo a vedere. L'indifeso ed esile terrestre aveva lasciato il posto a un guerriero che, seppur alle prime armi, aveva un obiettivo: diventare l'eroe che tutti si aspettavano.

I due maestri, svegli da prima dell'arrivo delle creature, lo guardarono fisso negli occhi per accertarsi che le ultime parole dette riguardo all'uso della magia fossero state comprese alla perfezione. Con un lieve cenno del capo, Zeno diede loro la conferma. Di Boris nessuna traccia, si era nascosto in tempo per non essere scoperto.

«Fuori!» sbraitò una delle guardie puntandogli nuovamente la lama della sciabola al collo.

Stizzito, Jack si inchinò per raccogliere il proprio mantello ormai umido a causa della muffa e del muschio presenti sul gelido pavimento ma poi, al pensiero di rovinarlo, cambiò idea.

«Prendilo, ti servirà» gli suggerì con segno d'intesa l'astro.

Cogliendo il segnale, il ragazzo lo raccolse. Avvoltosi al suo interno, si avviò così verso l'uscita alle spalle dei due maestri che, collari al collo, seguirono i cartni attraverso il lungo e stretto corridoio.

Dopo pochi metri a destra della sudicia prigione in cui avevano passato la notte, imboccarono la prima deviazione alla loro sinistra, ritrovandosi così in un altro corridoio ancora più stretto, dove una delle deformi guardie a capo della fila, la più grossa, dovette ingobbirsi sfregando sulle irregolari e appuntite pareti. Quella specie di prigione sotterranea doveva essere stata costruita molti anni prima e da persone non esperte nel campo dell'architettura. I muri, pieni di muffe e muschi, trasudavano acqua in abbondanza, rendendo quel corridoio ancor più umido del precedente.

Dopo una decina di minuti di cammino, la piccola strada che stavano percorrendo cominciò passo dopo passo ad alzarsi leggermente, conducendoli sempre più verso l'alto. Jack respirava a stento. L'aria maleodorante e la forte umidità rendevano quel luogo quasi invivibile per i suoi polmoni. I due maestri sembravano quasi non soffrirne e rassegnati, continuavano anch'essi a camminare sotto minaccia.

Il cunicolo divenne improvvisamente più ripido e la salita non fu delle più facili. Jack si chiese più volte dove li stessero portando, poi all'improvviso gli tornarono alla mente le parole dell'urano. Stavano andando a combattere. Il forte stress e l'immensa stanchezza accumulata in quegli orribili giorni lo avevano quasi stordito, rallentandone l’intuizione e la memoria.

Si sentì un pugno squarciargli lo stomaco. Una forte fitta che gli tolse il fiato. Non era stato colpito da nessuno, era semplicemente la pura e fredda paura. A breve avrebbe combattuto seriamente, e non come nei tornei di arti marziali che faceva costantemente sulla Terra. Qui, sicuramente non ci sarebbero state regole, e tanto meno arbitri a farle rispettare. Si bloccò un istante. Era terrorizzato. Chiuse gli occhi cercando di ritrovare la forza provando ad accettare quelle sensazioni come gli era stato vivamente consigliato. L'acuminata e affilata punta della sciabola del cartno chiudi fila fece una forte pressione sulla sua schiena, facendogli capire che le soste non erano accettate. Fortunatamente quella frazione di secondo fu utile e, con la bestia alle sue spalle compiaciuta per il dolore arrecatogli, riprese il cammino spinto da un forte calcio nella schiena. Sorrise, la determinazione persa era riaffiorata dandogli la forza di cui aveva bisogno.

Preoccupati dal gemito del loro protetto e dall'urlo disumano della guardia, i due maestri si voltarono giusto in tempo per vederlo sicuro di sé. Furono a loro volta colpiti dalle guardie davanti che, fermatesi infastidite, si erano lasciate in una piccola e piacevole dimostrazione della perfidia che le contraddistingueva.

Dopo un forte ghigno di soddisfazione, le creature ripresero il cammino a passo spedito, facendo strisciare qua e là le loro armi sulle pareti con fare minaccioso.

Jack osservò attentamente per un istante la guardia che gli stava davanti e che, spada alla mano, spronava Gabriel a camminare. Erano bestie, solo quella definizione riuscì a trovare. Bestie rozze e maleodoranti, piene di cicatrici e senza capelli. Il terzo occhio sulle loro fronti roteava scrutando ogni angolo. Per un secondo gli tornò in mente l'orribile sensazione provata nell'androne del palazzo di Gabriel, quando si era ritrovato a pochi centimetri dalla pupilla della creatura più grossa delle tre contro le quali i suoi maestri poi avevano combattuto vittoriosamente. Si ricordò di essersi sentito penetrare la mente, l'anima fin nel profondo per poi fortunatamente svenire dopo pochi secondi mettendo fine a quello strazio. Forti brividi gli percossero il corpo.

Dopo qualche secondo di assenza totale ritornò alla realtà, lasciandosi alle spalle quell'orribile ricordo e portando nuovamente la propria attenzione verso la guardia davanti a sé. Erano vestiti tutti nella stessa maniera. Sudici gilet rossi che lasciavano scoperti gli enormi muscoli del petto e delle braccia e pantaloni a mezza gamba anch'essi trasandati e del medesimo colore. Ai piedi portavano grossi stivali di cuoio nero legati stretti alle tibie con spessi nastri neri. Le mani erano avvolte da diversi giri di bende diventate ormai nere e lercie col tempo. Jack notò addirittura della muffa sulle bende della guardia davanti a lui. Sì, quelle potevano essere definite solo bestie. Ma erano diverse da quelle che sorvegliavano la dimora di Xeng Mang. Molto.

Se pur sempre orribili da vedere, quelle a palazzo vestivano abiti diversi e più curati. La differenza sostanziale però era nell'aspetto fisico. A differenza dei colleghi delle montagne, le guardie della dimora erano possenti, muscolose e prive di cicatrici. Anche l'odore era diverso, quelle di Ishcor puzzavano solo di bestia. Nell'accampamento sulle montagne, aveva trovato creature dalle strutture fisiche diverse le une dalle altre. Fissando la guardia disgustato, pensò che quel luogo sperduto chissà dove fosse la discarica di quelle creature. Un luogo nel quale finivano le bestie più inusuali e spaventose. Un luogo per gli scarti di una razza che a parer suo era già dal principio uno scarto.

Dopo una ventina di minuti di salita, il cunicolo cominciò piano piano a perdere la ripida pendenza che aveva acquistato per ritornare così sempre più pianeggiante. Santos era preoccupato per il suo protetto. Anche se non lo mostrava minimamente, la preoccupazione non gli dava un attimo di tregua. La paura della sconfitta del suo allievo nell'arena, a opera di chissà quale avversario, gli arrovellava le viscere, ma arrivato allo stremo, si rassicurò ripensando a chi fosse realmente il giovane e a quale destino fosse legato.

Giunti a quel punto, la profezia delle sacerdotesse di Numit non poteva essere altro che confermata. Zeno aveva mostrato doti uniche e il massacro toccato ai tre cartni nel bosco, se pur macabro e letale, ne era stata la prova. Inoltre c'erano le conferme spirituali di Aura e la magia della nube a rafforzare ancor di più le sacre parole delle sibille del pianeta della Luna Crescente.

Nel ripensare a quel meraviglioso pianeta dalle sfumature violacee, l'astro si perse. Alte montagne bluastre dalle vette rosee, laghi cristallini e una folta e verde vegetazione rendevano quel piccolo paradiso uno dei pianeti più affascinanti dell'intera costellazione. Pianeta spirituale per antonomasia, da sempre aveva ospitato i maghi e le sacerdotesse più sagge e potenti. In quel luogo mistico, nel quale un cielo notturno dal blu profondo e ricoperto di stelle brillanti dominava per trecento giorni l'anno, avrebbe voluto finire i suoi giorni in un lontano domani. Da sempre la falce di luna sottile, regina incontrastata di quei cieli, gli aveva rubato il cuore. Se l'era ripromesso. Lì, in quel piccolo paradiso nel quale le energie della luna sempre crescente donavano costante vitalità a tutti gli esseri viventi, avrebbe finito i suoi giorni dopo il congedo. E per quel sogno lontano, miraggio per molti e realtà per pochi meritevoli, ora doveva combattere. Era pronto a tutto per il suo futuro ma sopratutto per quello di tutti gli abitanti della Grande Costellazione.

Il loro salvatore non sarebbe potuto morire. Per quanto azzardato, quello era l'unico pensiero che lo teneva a galla dall'inizio della loro angusta prigionia.

Il cunicolo si aprì in una grossa cavità dall'alto soffitto. Ai lati, alcune panchine in legno e dall'aspetto decadente facevano da unico ornamento. A terra, sparse qua e là, diverse macchie di sangue, alcune delle quali ancora fresche, adornavano l'ambiente circostante. Anche lì le muffe e il verdastro muschio ricoprivano gran parte delle pareti, lasciando qualche piccolo spazio alla nuda roccia. L'odore che si respirava era ancor più nauseabondo. Tutto quel sangue, misto alla forte umidità, rendeva quel luogo una vera e propria tomba per le narici di chiunque, se non per quelle delle abnormi creature che la sorvegliavano.

Jack trattenne a stento la forte nausea, mentre Santos e Gabriel riuscirono nuovamente a rimanere impassibili. Al centro della stanza regnava incontrastata una grossa piattaforma di legno, legata al soffitto da quattro corde terminanti con un nodo su ognuno degli angoli che presentava.

Con un colpo di spada i cartni ordinarono ai tre amici di fermarsi poco distanti dalla piattaforma. Gabriel senti l'eco delle urla del pubblico provenire da sopra le loro teste. Sorrise. Anche se costretto e privato di gran parte dei suoi poteri dal collare magico che portava al collo, quello era il momento nel quale si sarebbe potuto realmente sfogare. Santos lesse alla perfezione quel sorriso e se in altre circostanze lo avrebbe ricambiato, questa volta non ci riuscì. Era diverso, questa non era una delle tante battaglie combattute al fianco dell'amico dalla pelle blu. A rendere le cose diverse era la presenza di Zeno, del salvatore.

Una guardia comparve dal fondo della stanza e con un passo deciso quanto rumoroso raggiunse il gruppo ordinando ai suoi sottoposti di far salire sulla pedana i tre prigionieri.

Dai volti praticamente uguali, le bestie si potevano distinguere solo dalle diverse cicatrici. Nel vederne l'ennesima, Jack alzò gli occhi al soffitto rassegnato.

Spade alla mano i cartni eseguirono l'ordine all'istante, pungolando le schiene dei poveri malcapitati. Il cuore del ragazzo aumentò il ritmo. L'agitazione stava crescendo incontrollata. Doveva fare qualcosa, plagiarla a suo vantaggio. Non c'erano altre soluzioni se voleva garantirsi una minima possibilità di sopravvivere.

Saliti, la piattaforma si staccò da terra e, accompagnata dal fastidioso cigolio delle carrucole, iniziò la sua salita. Gabriel notò quanto fosse mal tenuta, ma guardando i volti delle creature che se ne occupavano, non si stupì. In fin dei conti erano bestie e non ci si poteva aspettare altro. Jack sentì le gambe tremargli. Le assi di legno su cui poggiava i piedi cigolarono fortemente e la paura che una di esse potesse rompersi facendolo capitolare al suolo fu grande.

Piccole goccioline d'acqua gli caddero sui lunghi capelli corvini e guardando il soffitto, Santos si lasciò in un flebile ma profondo sorriso. La natura lo stava cercando. L'acqua penetrò con delicatezza nei piccoli pori della sua pelle, diventando un tutt'uno con lui. L'assimilazione dell'energia presente in natura era normale per gli astri, ma in quell'istante, sentendo le particelle d'acqua legarsi alle sue, si sentì di nuovo vivo. Capì che la natura non lo avrebbe abbandonato, che era lì, accanto a lui pronta ad aiutarlo.

La sudicia e sporca parete del soffitto improvvisamente iniziò ad aprirsi sopra le loro teste. Attirato dal forte rumore, il giovane alzò lo sguardo giusto in tempo per essere ricoperto dal terriccio cadente.

Il sapore secco della roccia gli asciugò la saliva e piccoli frammenti gli si poggiarono fastidiosi negli occhi. Tossendo, si passò frenetico le mani sul viso peggiorando però la situazione. Nel vederlo in difficoltà, l'astro gli poggiò lentamente la mano sul volto facendo fuoriuscire dal palmo, a insaputa delle guardie, quelle piccole gocce appena assorbite. L'acqua fece il suo lavoro, portando via i detriti e liberandogli così la vista e le labbra. Estasiato per quella piccola dimostrazione, il giovane gli sorrise emozionato, provocando in lui una grande soddisfazione. Con quel piccolo gesto era riuscito a rallegrare il suo protetto e ad allontanare per pochi secondi il forte senso di colpa che lo attanagliava.

La piattaforma raggiunse il livello del soffitto per poi superarlo fermandosi definitivamente.

I raggi del sole e il forte boato del pubblico stordirono Jack, che spaesato rischiò di cadere a terra a causa del colpo improvviso provocato dall'arresto della piattaforma.

Il colpo d'occhio lo bloccò all'istante.

Un'ampia arena dagli innumerevoli e alti spalti scavati nella roccia, pieni di gente urlante, li accolse. Seguendo il perimetro ovale della montagna la struttura si ergeva per decine di metri, dando l'impressione, grazie ai diversi fori della parete superiore, di toccare quasi le soffici e candide nuvole sparse qua e là nell'azzurro cielo.

Jack barcollò in preda all'ansia. Era troppo per lui e gli sguardi delle migliaia di persone presenti sembrarono squarciargli le membra. Si trovavano sotto a un piccolo porticato che in un susseguirsi di colonne delimitava l'arena.

Gli occhi dei due maestri, quasi incuranti dell'effetto mastodontico della struttura, si posarono sugli spalti privati, dove, seduto su un enorme trono marmoreo dalle venature bluastre, Mang era impegnato in una conversazione con il suo fidato mago delle Dune di Sabbia. Sfarzosa più che mai, la zona del signore di Ishcor si distingueva dal resto per la presenza di numerose tende dai tessuti pregiati di stampo orientale e dagli arredi in oro o in altri rarissimi materiali.

L'urano, in un mix di eccitazione e odio, puntò lo stregone che, dandogli le spalle, annuiva alle parole del suo signore. Avrebbe voluto staccargli la testa con le proprie mani per quello che aveva fatto e con i pugni serrati spalancò le palpebre per osservare al meglio il suo unico obiettivo. Preoccupato, Santos si voltò verso Jack notando l'ansia crescere in lui. Non poteva essere altrimenti per un ragazzino della sua età e con i sensi di colpa di nuovo a squarciargli lo stomaco, gli poggiò una mano sulla spalla nel tentativo di tranquillizzarlo.

Lo sguardo di Gabriel però non cambiò soggetto, così intenso che il mago, che si trovava dalla parte opposta dell'arena, smise di parlare con il suo signore per voltarsi e incrociarlo, quasi si fosse accorto di quel gesto sfrontato e carico di rabbia. Con un sorriso beffardo fece notare l'arrivo dei tre prigionieri anche al suo padrone, che impaziente si strofinò le mani soddisfatto in attesa dei combattimenti.

Finalmente era arrivata carne fresca per i suoi numerosi ospiti. Trattava ormai da anni un giro di scommesse sugli esiti degli incontri disputati dai suoi prigionieri provenienti da tutta la Grande Costellazione.

Negli anni era riuscito a farsi un nome grazie a quell'infinita fonte di denaro, attirando vicino a sé molte tra le figure più importanti dei vari pianeti. Ai suoi ospiti paganti dava quello di cui avevano bisogno, quello che la civiltà in cui vivevano normalmente vietava. Lo spargimento senza limiti di sangue e il brivido della morte.

Individui corrotti, tra cui pirati, assassini, politici, mercanti di schiavi, cacciatori, maghi e ricchi nobili, erano solo alcune delle figure presenti ai suoi spettacoli unici nel genere. Santos, nell'osservare la segretezza e l'accuratezza con la quale l'infimo elfo era riuscito a costruire l'arena e a mettere in piedi i suoi spettacoli di marionette, si stupì. Le più alte autorità, tra cui il Gran Consiglio degli astri, erano all’oscuro dei suoi traffici illeciti e questo significava, oltre a una rigorosa riservatezza, anche e sicuramente una forte corruzione.

Gabriel strinse i denti, avrebbe voluto correre per tutta l'arena per poi saltare sugli spalti, raggiungere la tribuna privata e uccidere entrambi liberando tutta l'energia di cui disponeva, dando così finalmente sfogo all'ira che lo stava per fare esplodere.

Figlio della natura proprio come l'amico dal naso a punta di freccia, era nato libero, e libero voleva stare.

Mantenendo il suo sporco ghigno, Xeng Mang alzò il braccio destro e in un istante si presentò alle loro spalle un altro cartno dall'enorme corporatura.

Jack trasalì.

La bestia fece passare il suo strabico e inquietante sguardo su tutti e tre i prigionieri per poi, dopo alcuni secondi, allungare il suo possente braccio verso il ragazzo afferrandogli la spalla.

Santos, senza neanche rendersene conto, scattò in avanti per proteggerlo, ricevendo però un forte colpo sulle costole dal bastone della lancia di un’altra guardia.

Dolorante, capì che in quel momento non poteva far nulla se non sperare nell'incolumità del suo protetto. Come l'amico dalla pelle blu, stava raggiungendo il limite.

La guardia portò via il giovane facendolo avvicinare al piccolo cancelletto che separava quella zona sotto le tribune dall'arena vera e propria. La folla era in delirio in attesa di un nuovo incontro, il quinto della mattinata. Mang mosse nuovamente il braccio e quello fu l'ordine con il quale diede il permesso alla guardia che scortava il ragazzo di lasciarlo entrare sul campo di battaglia. Jack, trascinato con forza, ebbe solo il tempo di voltarsi terrorizzato verso i suoi due maestri che, impotenti e circondati dalle lame delle guardie ad altezza collo, non poterono far altro che incoraggiarlo con un cenno deciso del capo.

Dopo aver aperto il cancelletto arrugginito, la bestia lo spinse con forza fuori dal portico facendolo rovinare al suolo sotto il boato del pubblico. Ora era visibile a tutti gli spettatori, che nel vedere quell'esile elfo finire già a terra prima dell'inizio dell'incontro, esplosero in un comune fischio di insoddisfazione, aspettandosi ben altro guerriero.

Mang rimase impassibile conscio che alla morte atroce del giovane, i suoi ospiti si sarebbero scatenati in grida euforiche. Jack, ginocchia a terra, non riuscì ad alzarsi. Quel frastuono, quegli odori nauseabondi e la paura lo avevano immobilizzato. Un'aria densa di morte aleggiava in quel luogo.

«Alzati!» urlò Santos dal porticato.

Nell'udire la voce dell'amico, il giovane si fece coraggio trovando la forza di tirarsi su. Sotto i suoi stivali, miliardi di granelli di una scura sabbia gli appesantirono le gambe. Su quel terreno avrebbe affrontato il suo primo avversario e muoversi velocemente sarebbe stato faticoso. Ma non aveva altra scelta se non quella di interpretare la situazione al meglio delle sue possibilità.

Alzò lo sguardo e dalla parte opposta anch'egli notò Mang e il suo stregone. Tutt'intorno, sulle altre tribune, migliaia di scalmanati urlavano a squarcia gola. Volevano lo spettacolo per il quale avevano pagato, volevano il sangue.

Con un ulteriore cenno, il signore di Ishcor diede l'ordine di far entrare il suo avversario.

Il cancelletto sotto la tribuna dell'infimo elfo si aprì all'istante e una creatura troppo distante per essere identificata apparve dall'ombra del porticato.

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Yaş sınırı:
18+
Litres'teki yayın tarihi:
21 ağustos 2020
Hacim:
570 s. 1 illüstrasyon
ISBN:
9788893985468
Telif hakkı:
Tektime S.r.l.s.
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