Kitabı oku: «Robert Johnson Figlio Del Diavolo», sayfa 2
Il Mistero in una foto
Dalla polvere ad Ebay

La foto ritrovata su Ebay, che è stata per anni oggetto di controversie
La storia di questa foto è estremamente singolare: scoperta per caso su Ebay nel 2007 da un collezionista , pubblicata sulla rivista Vanity Fair nel novembre 2008 fu infine autenticata nel gennaio 2013 dopo lunghe e attente dissertazioni sulla sua originalità. Ciò che faceva pensare, a parte l’espressione del giovane Robert che qui non sembra avere proprio NULLA di demoniaco, è che i bottoni della giacca di Shines sembrano essere al ” femminile”. A meno che il giovane Shines non usasse indossare la giacca della sorella è dunque ipotizzabile che la foto originale fosse ” girata ” e che quindi il musicista individuato come Johnson fosse in realtà…mancino, altro punto a favore riguardo la sua natura.. Luciferina !

Ecco la foto girata dal verso giusto, che conferma l' ipotesi del mancinismo
Fino a quel momento, infatti, le uniche due foto “confermate ” erano quelle in possesso della sorellastra di lui Carrie, che sono poi quelle che ben conosciamo; in entrambe Johnson NON appare affatto mancino. Allora come stanno realmente i fatti? Abbiamo varie testimonianze di Johnny Shines in merito. Sappiamo che quest’ ultimo si accompagnò a Johnson per un paio d’anni , dal 1933 al 1935 c.a., e che entrambi girarono in lungo e in largo per il Delta secondo le migliori tradizioni dei Ramblers.
Shines non parla mai del presunto mancinismo dell’ amico ma narra minuziosamente di
” come Johnny amasse suonare il Blues di schiena rispetto agli altri musicisti " mentre si "girava tranquillamente di faccia se si trattava di suonare musica d’altro genere, quella che gli avventori spesso chiedevano, come le ballate del vecchio Sud. ”

Ike Zimmerman pochi mesi prima della sua morte, avvenuta nel 1974
Questa sua mania di girarsi di schiena è ben confermata anche da Son House che, come al solito, la colora di voodoo . ” Egli non voleva che gli altri musicisti lo guardassero negli occhi mentre suonava e si voltava di schiena, probabilmente perchè nessuno potesse strappargli il segreto della velocità delle sue esibizioni. Si sa che al diavolo non piace essere guardato in faccia! ” Ecco, bastano frasi come queste per alimentare una leggenda! Molto più semplice ipotizzare un mancinismo contrastato, un’ ipotesi questa che spiegherebbe in parte anche i mal di testa infantili di Johnson, le sue difficoltà di concentrazione, l’ irritabilità e il non voler frequentare la scuola.
Il mancinismo è stato per secoli considerato un ” segno demoniaco” e non pochi individui finirono sul rogo durante il periodo dell’Inquisizione..ma anche oltre!
Perfino in epoca moderna ( e sto parlando della metà degli anni ’70) si tendeva a correggerlo fasciando la mano del bambino e stimolandolo a scrivere con la destra!
Se quindi rapportiamo l’ essere mancini agli inizi del ‘900 in America, sul Delta, presso una comunità nera e in un bambino ” bastardo” ( quindi figlio della colpa) che per giunta una volta cresciuto ” va a fare il blues”..beh, possiamo comprendere l’ enormità del carico psicologico ed emotivo che ha accompagnato il giovane Johnson per tutta la sua breve vita. In questa ottica è facile supporre che le “improvvise capacita’ ” imputate al patto col diavolo fossero semplicemente un riappropriarsi del mancinismo perduto,f orse proprio su stimolo del suo maestro Zimmerman che aveva saputo leggere nell’ animo tormentato del ragazzo.

Un maturo Johnny Shines a cavallo tra 1940 e il 1950. Notate il riferimento al " crossoroads " delle migliori tradizioni Blues
Quindi, musicalmente parlando, assistiamo ad un vero e proprio sdoppiamento di Robert Johnson: da un lato un artista in grado di ” suonare qualsiasi cosa gli si chiedesse in qualunque stile “, una capacità tipica dei ramblers che dovevano adattarsi ai variegati gusti degli avventori dei bar, e dall’ altro ” un artista che faceva volare le dita sulla chitarra suonando il blues ..di schiena”. Nel primo caso c’è sicuramente l’ acquisizione di un ” metodo” che, se per Son House e altri musicisti di razza era innato, in Johnson era frutto di un impegno costante e disciplinato; nel secondo c’è invece la ” liberazione” del Blues che viene quindi eseguito secondo la propria natura mancina e che viene mantenuto ” nascosto” agli altri. D’ altra parte che Johnson fosse un dissociato e un alienato è ampiamente documentato: Shines riferisce di quanto l’amico fosse affabile e gentile col pubblico e violento e manesco in privato, soprattutto con le donne che maltratta, malmena e abbandona.
” Spesso scompariva proprio mentre stavamo suonando e mi lasciava solo” – narra Shine – stava fuori dei giorni interi senza dare sue notizie, poi tornava come se nulla fosse.
Io sapevo che amava mettersi nei guai, circuire le donne sposate e più di una volta ha fatto a botte con i loro mariti. Qualche volta è stato sbattuto in prigione per un paio di notti per ubriachezza molesta e risse. All’inizio era bello viaggiare con lui, fare su e giù per i treni, suonare dovunque avessimo voglia. Johnson era amato dalla gente, poichè sapeva soddisfarla in tutto e per tutto. Ma quando ha cominciato a darci dentro con le donne è cambiato. Sfogava la sua rabbia su qualsiasi donna gli arrivasse a tiro, la picchiava a morte e poi veniva a suonare con me. Mi diceva ” Ah,picchiare una donna mi fa stare meglio!” e in realtà quasi tutte le canzoni che scriveva parlavano di donne.
A un certo punto la convivenza con lui diventò impossibile e ci separammo. ”

Uno studio di registrazione " volante " in una camera d'albergo , una situazione frequente a cavallo tra gli anni '30/40. Qui Nick Lucas al lavoro.
Nel 1936 Johnson era tormentato dal desiderio di incidere le sue canzoni e di entrare nel mercato discografico. Si dette molto da fare , quindi, per farsi ricevere da
HC Speir, un talent - scout bianco che gestiva un negozio di dischi sul Mississippi e che aveva già scoperto grandi talenti come Charlie Patton, Skip James, Tommy Johnson e Son House.
A quanto si dice Speir riconobbe al volo le capacità di Johnson ma per una antipatia d’impatto preferì passarlo a Ernie Oertle, un altro TC che si offrì di portarlo a S.Antonio nel novembre ’36 per fare una sessione di prova Ciò avvenne nella stanza 414 del Gunter Hotel , dove la Brunswick Record aveva impiantato uno studio di registrazione ” volante, come si usava all’ epoca.
Insieme a lui infatti c’ erano uno stuolo di musicisti raccattati qua e là sul Delta,
Messicani soprattutto , e perfino la Wagon Gang Chuck, un gruppo musicale molto gettonato in quel periodo nei locali del Delta. Qui Johnson, come riferisce Oertle ” registrò accucciato in una angolo e di schiena, tanto che faticai molto per posizionare i microfoni.” Tuttavia Oertle non si meraviglia più di tanto: era abituato alle manie dei Bluesman e ai loro rituali e pensò che Johnson stesse semplicemente cercando
” l’angolo di carico”, cioè il modo migliore per tirare fuori il suono.
IN questa prima sessione furono registrate tra le altre BLUES, l’ COME ON INTO MY KITCHEN, KINDHEARTHED WOMAN, CROSSROAD BLUES e TERRAPLANE Blues, l' unica che Johnson ascoltò registrata e che divenne un grande successo, vendendo nella prima settimana ben 5000 copie, un vero record per l’epoca!
In questa prima esperienza di prova troviamo un ciclo di canzoni sicuramente legate al Sud rurale, viscerali e d’ impatto, considerate da sempre ” la più vera espressione del malinconico Johnson”. Tra queste si distingue Kindhearted Woman per la sua complessità e per una maggiore ricerca del suono; il testo è sicuramente molto più articolato delle altre e non a caso per anni, unitamente a Crossroads blues, divenne quasi il vessillo distintivo dell’artista. Una seconda sessione fu poi fatta nel 1937 direttamente a Dallas nel Vitagraph Building sito in 508 Park Avenue, dove la Brunswick Record aveva il suo Quartier Generale.
In tutto 29 canzoni più alcune prove incompiute e delle registrazioni scartate, per un totale complessivo di 41 incisioni. UN numero esiguo di brani che tuttavia costituiscono un prezioso patrimonio per la musica mondiale. Tuttavia quello di Robert Johnson fu un successo POSTUMO. Benchè apprezzato musicista le sue capacità di innovazione non erano ben comprese all’ epoca e non fu certo la sua prematura morte a relegarlo in un immediato oblio che lo nasconderà alla critica per circa trent’ anni. Nel 1938, periodo del suo massimo successo, se chiedevate a qualcuno per strada ”
Chi e’ Robert Johnson? ” non avrebbe saputo rispondervi ,però avrebbe saputo descrivervi quanti capelli in testa aveva Son House. Tuttavia il suo nome cominciava a farsi strada tra gli esperti del settore visto che proprio quell’ anno il famigerato
John Hammond, produttore della Columbia Records, lo aveva messo sotto contratto per la prima edizione del poi famosissimo ” Da Spiritual a Swing ” alla Carnegie Hall di New York, come dire la consacrazione ufficiale del giovane Johnson!
Pensate che, quando si seppe della sua morte e con Big Bill Broonzy che lo sostituiva sul palco, vennero osservati due minuti di silenzio e fatte suonare due delle sue ultime registrazioni, tra una folla attonita e in lacrime.

Ecco la copertina del disco del famoso evento a cui Johnson non potè partecipare.. Notate l' elenco di nomi illustri.
Come si spiega allora questa sua scarsa popolarità tra la gente comune? Robert Johnson in realtà NON FU MAI famoso in vita e la sua produzione appare irrisoria rispetto a quella degli altri Bluesman dell’epoca. Ma rientrò in auge , e si può dire fu riscoperto, negli anni ’60 con la nuova generazione degli artisti Rock, in particolare grazie a una raccolta edita dalla Paramount chiamata KING of the Delta Blues Singer, che andò letteralmente…a ruba, tanto che fu ristampata nel 1969 e infine nel 1970.
Artisti come Eric Clapton e i Cream contribuirono nettamente alla rinascita della sua stella incidendo una nuova versione di Crossoroads Blues, per non parlare dei
Rolling Stones che uscirono di senno con la loro versione di Love in Vain e
Stop Breakin Down Blues.
Ma già tempo prima artisti meno noti avevano cercato di tirar fuori Johnson dalla sua tomba. Nel 1951 Elmore James aveva registrato una sua (particolarissima) versione di
I Believe I dust my broom, che non ebbe il meritato successo, mentre la ormai celeberrima Sweet Home Chicago era diventata il vessillo di moltissimi Bluesman d’ eccezione, primo tra tutti Muddy Waters, che a sua volta avrebbe influenzato i Beatles.
In realtà Johnson incarnava una realtà attualissima per i primi anni ’ 60 Americani: l’immagine di un anti-eroe dannato, maledetto e ossessionato dal demonio che canta il Blues frantumandolo dal di dentro ben si sposava con la natura rivoluzionaria della nuova generazione Americana. Egli nelle sue canzoni ” grida ” letteralmente il dolore esistenziale di una società che non trova più dentro se stessa efficaci punti di riferimento e che, con spasmodica angoscia, si lancia verso un futuro oscuro e denso di incognite.
Se vogliamo la produzione di Johnson è piena di donne, alcool e violenza, esattamente come nella più pura tradizione blues. Eppure nei suoi testi si percepisce il suo forte disgusto verso ciò che egli stesso narra e di cui non è affatto fiero. Il suo ritmo ossessivo da boogie neonato, la sua voce stridula e nasale, le pause tra le parole, l’utilizzo delle microtonalità e i testi articolati in cui spicca la sua devastazione morale, il suo sentirsi un ” bastardo senza patria” inseguito dai ” diavoli del rimorso ” operarono un transfert di grande impatto sui musicisti dell’ epoca, ammalati della sua stessa malattia.
Usciti fuori da un decennio di benessere e di sani principi familiari i ” ragazzi del ’60”
si sentono stritolati da una società in cui la tradizione ha il sapore di uniformità e in cui il concetto di Patria va troppo a braccetto con la parola GUERRA. Sarà poi la campagna del Vietnam e la spaccatura che ne consegue a dare loro la giusta voce; nel frattempo il mondo esige un cambiamento e questo regolarmente avviene, come sempre, attraverso la musica.
Nasce quindi la generazione ROCK.

Fortemente influenzati dal blues i Rolling Stones sono poi divenuti l'icona vivente del vivere Rock. I loro concerti tra gli anni 60/70 erano infarciti di droga, alcool e rituali oscuri. Non di rado furono protagonisti di rituali pseudo-satanici e si dice che furono spettatori impassibili anche di veri omicidi compiuti nei loro spettacoli da gruppi di esagitati.
Essere Rock, nell’America del tempo, equivale a “rompere con gli schemi, confutare la tradizione, mettere in discussione le convenzioni e anelare ad una società di vera aggregazione, in cui i concetti di Umanità e Progresso non siano parole scritte su carta. E’ indicativo quindi, e anche naturale, che Johnson con la sua musica maledetta e le sue innovazioni stilistiche, che tendevano a fare della chitarra la ” vera voce dell’ anima ”, venissero utilizzate come punto di partenza per la costruzione di questo nuovo mondo. Inoltre il Satanico Artista ,con i suoi brani deliranti ed evocativi, i testi in cui si autodefinisce ” dannato”, il suo evidente disprezzo per le donne e la descrizione fin troppo particolareggiata di un stile di vita degradata e dedita al vizio, NON PUO’ non essere un’ icona ideale per una generazione che fa del suo atteggiamento di rottura uno stile di vita. E poi, la famosa triade ” droga sesso e rock’ n roll” su cui si è poggiata tutta una generazione di giovani Americani tra gli anni ’60 e ’70 non prende ampio spunto dalla Johnsoniana condotta ” alcool donne e Blues”? Malignamente posso suggerire che forse non è tutto oro quello che luce.
Una delle caratteristiche che resero celebre Johnson e gli dettero sempiterna memoria fu il suo ritmo esuberante ed eclettico, molto diverso da quello dei Bluesman del Delta degli anni ’30. Per darvi l’idea , quando Keith Richards ascoltò per la prima volta una delle sue incisioni si chiese: ” Ma chi è l’altro chitarrista che suona con lui?” poiche’ non si era accorto che Johnson era da solo. Ciò perchè l'intero brano manteneva dall' inizio alla fine un ritmo articolato e veloce e la voce dissonante e nasale di Johnsn aveva il colore di un vero ” grido”.
Tuttavia esistono dichiarazioni autentiche del Direttore Esecutivo della Sony
Berhil Cohen Porter, che vinse un Grammy nel 1991 per la ristampa delle opere di Johnson, riguardo la possibilità che le incisioni del 1936/1937 potessero essere state velocizzate, un vezzo tipico della coppietta Okeh/Vacalion che amavano fare bizzarrie simili .
Nel 2010 fu poi John Wilde nel famoso magazine musicale THE GUARDIAN a sottolineare che le registrazioni di Johnson fossero state volutamente accelerate per conferire un ” tocco di modernità ” all’ insieme.
Difficile dire come stanno realmente le cose, giacchè le matrici originali dei 78 giri di allora non esistono più. Ma se ciò fosse vero la musica di Robert Johnson,
definito il NONNO DEL ROCK, andrebbe forse reinterpretata.

Comparazione tra la foto ritrovata su Ebay ( a sn) e quella conclamata di Johnson. Noterete le enormi differenze tra le due. Benchè analisi computerizzate sull' anatomia facciale di Johnson abbiano affermato con sicurezza che entrambe le foto ritraggono l'artista resta da chiarire COSA abbia in lui potuto modificare in così breve tempo l'espressione e il somatismo del viso. Forse..il patto col diavolo?
Invero egli entrò nella ROCK’ N ROLL HALL OF FAME con quattro canzoni di taglio NON Blues ma Rock. Precisamente con : Sweet Home Chicago e Cross Roads Blues del 1936, e Hellhound on my Trail e Love in Vain del 1937. D’ altra parte , senza la sua leggenda, forse OGGI l’ universo della musica Rock non sarebbe lo stesso, vista la sua influenza su mostri sacri come Eric Clapton che ha iniziato la carriera proprio sulla scia delle musiche del maestro; o
i Led Zeppelin che lo omaggiarono con il fantastico TRAVELING RIVERSIDE BLUES in cui i riferimenti alla musica e ai testi delle canzoni di Johnson si sprecano! Insomma, da Jeremy Spencer a Fletwood Mac a Peter Green America e Inghilterra si sono strette la mano per consacrare Johnson ” Maestro Spirituale” della nuova Era. Quel che è sicuro è che Robert Johnson non godette mai del suo successo e che ebbe una morte prematura e oscura. Neanche il luogo della sua sepoltura è ufficialmente noto e ciò ha alimentato per anni la leggenda che forse egli forse non sia
mai esistito. Ma a me i misteri non piacciono e ho cercato di venirne a capo.
Ecco quello che ho scoperto per voi…..
Uccidere Satana
Cronaca di una morte annunciata

Una delle lapidi commemorative erette per Johnson. Questa si trova ad Huzlehurst..
Fantasticare sulla sua morte è sicuramente facile ed eccitante, soprattutto se ci si crogiola nella leggenda del patto col Diavolo. Tuttavia la realtà è molto meno poetica e sicuramente più amara, tale da gettare un’ ombra oscura non tanto sulla sua persona quanto sulla società dell’epoca e sulle credenze popolari che a volte possono contribuire alla morte del singolo individuo.
Molti hanno messo bocca su quanto è accaduto in quel maledetto agosto del 1938. Beth Thomas, una delle tante amanti vessate e picchiate da Johnson, afferma che fu suo padre a ucciderlo sul ponte di Quito, vicino a Greenwood, pugnalandolo alla schiena la sera del 13 agosto. Il padre sembra fosse stufo dei maltrattamenti subiti dalla figlia, che tornò a casa tumefatta e sanguinante mentre Johnson se ne stava a suonare in uno dei locali sul fiume.

Il certificato di morte di Johnson più famoso, secondo il quale l'artista era morto per stricnina.
Che Thomas abbia partecipato all’ assassinio dell’ artista potrebbe essere in parte vero se diamo credito a ciò che riportarono in seguito i suoi amici del cuore Sonny Boy Williamson e Honeboy Edwards riguardo il presunto avvelenamento per mano ” ignota”. Tuttavia esistono anche due certificati medici contrastanti: il primo ci parla di morte per stricnina, l’ altro di sifilide e polmonite. Entrambi concordano sul fatto che Johnson morì dopo una lunga agonia e senza cure mediche . Come mai? Vediamo di ricostruire i fatti.

Ecco il Three Forks, locale dove si dice che Johnson fu ucciso. Ma le mie ricerche mi inducono a pensare che non fu qui che l'artista fu avvelentao
Ma lo stesso Edwards, in altre circostanze, aveva dato una versione un po’ diversa dei fatti: sembra che fosse arrivata una prima bottiglia stappata portata dal barista in persona e che Sonny Boy Williamson l’ abbia fatta volutamente cadere per terra sussurrando a Robert:
” Non bere, e’ pericoloso!”. Ma poi è arrivata una seconda bottiglia,anche questa stappata, che Johnson non ha potuto rifiutare. Sembrano particolari banali ma vi assicuro che non è affatto così.
Per i suonatori ambulanti e per i Bluesman in particolare la vita era sempre attaccata a un filo. A dispetto di quanto si possa credere il musicista ambulante era visto come ” barbone e mendicante” ed era tollerato solo se bravo nell’ intrattenimento.
Non dovete credere che Robert Johnson e la sua band portassero nei locali, come si usa oggi,l a ” propria musica inedita”. Il blues era ancora ” musica di setta, maledetta e oscura” e il fatto che Johnson avesse registrato dei dischi non cambiava affatto la sua posizione nei rurali paesini del sud del Mississippi. Anzi, molti NON SAPEVANO AFFATTO che Johnson avesse inciso addirittura per la VOCALION. Ciò che potevano apprezzare di un musicista del genere era la capacità di intrattenimento degli avventori del locale,rudi agricoltori o braccianti di fattorie private, che in genere chiedevano ballate popolari e musica Country. La maggior parte di loro NON GRADIVA AFFATTO il Blues, che comunque costituiva solo il 10% del repertorio di Johnson. Di lui si sapeva ciò che si diceva in giro e che,i n fin dei conti, egli stesso suggeriva: che era un violento, un donnaiolo, un bevitore e che aveva venduto la sua anima al demonio per suonare bene la chitarra. Nulla di nuovo sotto il cielo: per la massa OGNI BLUESMAN era così. Come Alan Lomax, il più grande ricercatore al mondo sulla musica folk Americana degli inizi secolo ricorda, ” ogni musicista laico Afro-Americano era a parere di se stesso e dei suoi coetanei un FIGLIO DEL DIAVOLO, una conseguenza del peccaminoso abbraccio tra la tradizione Afro e la danza Europea portate all’ estremo ”.
Riguardo la morte di Johnson si sostenne l' omicidio per avvelenamento da parte di un amante geloso.
Tuttavia NON FU MAI APERTA UN’INCHIESTA e il caso venne immediatamente archiviato.

Alan Lomax qualche anno dopo i fatti
I Bluesman erano tutt' altro che sprovveduti: giravano per il mondo in condizioni difficili, vivevano mendicando un soldo per la loro musica e il loro stile di vita, simile a quello degli altri disperati del periodo, neri bianchi Indiani o Messicani che fossero, li poneva ai margini della società. Spesso erano coinvolti in risse all’ ultimo sangue, in linciaggi pubblici, in ostracismi da parte delle organizzazioni religiose. Malvisti dalla gente ” perbene” erano spesso oggetto di maltrattamenti da parte delle forze dell’Ordine e non pochi morivano tra le loro mani. In definitiva il Rambler dell’ epoca era una specie di fuorilegge che viveva denunciando a testa alta le mancanze dello Stato e combattendo con l’integrazione forzata nelle pieghe di una società discriminante e spesso schiava di se stessa. La sua possibilita’ di sopravvivenza risiedeva tutta nella capacità di comprendere le situazioni, avvertire i minimi segnali d’ allarme e, nel caso, mettersi in salvo.
Robert Johnson e i suoi suonavano già da tre giorni al Three Forks e le bottiglie stappate e scolate senza precauzioni erano all’ ordine del giorno, in locali puzzolenti e ordinari come quello dove il MOONSHINE, cioè l ’alcool fatto in casa, scorreva a fiumi..
COSA allora attirò l’ attenzione di Sonny Boy Williamson nei confronti della famosa pinta di Whisky?.

La classica pinta di Whisky fabbricata in casa tra gli anni '20/'30. Come vedete si tratta di un oggetto molto rozzo con il tappo applicato a mano.
Come succede anche oggi spesso i malintenzionati comunicano con piccoli codici, ammiccamenti, strizzatine d’occhi e cenni del capo; e’ molto probabile che Johnson sia stato avvelenato e che i Bluesman, lui compreso, se ne siano accorti. D’altra parte rifiutare una bottiglia offerta e portata al tavolo dal gestore in persona è segno, ieri come oggi, di sfida o di disprezzo. Con ogni probabilità se Johnson non avesse accettato la seconda bottiglia si sarebbe scatenata una furiosa rissa e forse egli non sarebbe stato l’unico a morire; ciò spiega perchè Williamson abbia fatto cadere ” involontariamente la prima bottiglia” nel tentativo di comunicare agli eventuali sicari che
” avevano capito” e che magari se ne sarebbero anche andati. Tuttavia l’arrivo della seconda pinta chiarisce che la morte di Johnson era già decisa, quindi inevitabile. I motivi stanno tutti nell’ambiente esterno che soggiace e magari appoggia questa ” giustizia privata”, forse da parte di un marito geloso o di un padre affranto per le violenze subite dalla propria figlia: questo non lo sapremo mai ed è anche irrilevante ai fini dell’intera vicenda.
Johnson bevve con disprezzo e alterigia scandendo le famose parole
” Come potrei rimandare indietro una bottiglia di whiskey?” Tutti sanno che sta bevendo la propria morte. Edwards è comunque una miniera d’oro di informazioni, anche se non tutte immediatamente comprensibili. Sempre nell’ ambito della famosa intervista appare come un uomo legato ancora ai codici del suo tempo, quelli che proibiscono di parlar troppo e passare per spia. Sicuramente sapeva molto più di quanto ha detto quando ha buttato lì, come per caso, che ” Forse Robert era stato vittima del passagreen e che la sua morte poteva essere imputata a quello ”. Un termine che negli anni ’ 70 era un po’ in disuso e anche fuorviante. Il Passagreen infatti era un veleno estratto dalla naftalina allo stato grezzo e molto diffuso nei boschi del Mississippi agli injzi degli anni ’20. Veniva utilizzato comunemente come veleno per i topi, ma benchè fosse inodore e insapore tuttavia nasconderlo negli alimenti era abbastanza difficile per via del leggero colore e dei residui che lasciava in bocca. Inoltre per uccidere un uomo ne erano necessarie quantità ingenti ( così come per la stricnina. Sembra cadere così anche questa ipotesi) Infine nei soggetti di razza nera procurava forti dolori e anemia emolitica ma raramente portava alla morte. La cosa interessante è che il passagreen è presente nelle ” magie voodoo”; o meglio, nella ” medicina voodoo ” che spesso utilizzava piccole quantità di questa sostanza per debellare alcuni stati acuti di origine infiammatoria. Impossibile che Edwards non ne fosse a conoscenza eppure, stringendosi la parola tra i denti, la pronuncia ben due volte.
Cosa voleva dire?
E’ molto probabile che intendesse PARIS GREEN, una sostanza a base di arsenico conosciutissima nella zona di cui voglio narrarvi la macabra storia.
Furono due chimici Tedeschi a Schweinfurt nel 1814a creare questo bellissimo pigmento verde smeraldo di cui si innamorarono immediatamente Pittori, Stilisti e Tintori.
Peccato che fosse realizzato con Arsenico e Verderame! Il nuovo miscuglio fu immediatamente commercializzato e adottato praticamente in TUTTI i rami dell’industria.
Il Verde di Parigi brillò nelle carte da parato, nei vestiti delle donne alla moda, come vernice nei giocattoli per bambini e-pensate!- perfino nell’ industria dolciaria dove le bellissime foglie di zucchero verde appoggiate sulle torte glassate iniziarono a mietere vittime. La tossicità dell’ Arsenico era volutamente ignorata, tanto più che esistevano già dal 1812 altre sostanze arsenicali di comune utilizzo che sembravano innocue.
Nel 1820 l’intera Europa era colorata di verde: saponi, dolciumi, paralumi e abiti, prodotti farmaceutici, insetticidi, alimenti per l’ agricoltura, carta stampata, ceramica e carta da parato…sfoggiavano il luminoso colore assetato di vittime.

Anche il famoso pittore Paule Cezanne adorava il Paris Green.. E vi finì vittima
Fu solo nel 1822 in seguito a strani malori che conducevano alla morte che la natura velenosa del pigmento fu messa in luce. Ma come togliere dal mercato un prodotto che arricchiva un po’ tutti? Fu quindi utilizzato uno schiarente che, insieme al cambio del nome, doveva placare gli animi. Alla nuova sostanza fu affibbiato il delicato nomignolo di Verde Pappagallo ma la sua indole assassina non cambiò . Fu poi un funesto fatto di cronaca a porla all’ attenzione dell’ Inghilterra Vittoriana. Accadde che nel 1850 fu indetto un grande banchetto in onore del reggimento Irlandese a Londra. Qui tutti gli ospiti e le loro famiglie rimasero avvelenati dai famosi fiori di zucchero, ma anche dalle esalazioni delle carte da parato e perfino dai bellissimi fiori artificiali usati per abbellire i lussuosi tavoli. Il Verde Pappagallo fu bandito..ma i produttori fecero orecchie da mercante e, come al solito, preferirono cambiargli nuovamente nome piuttosto che ingredienti.
Il nuovo Verde di Scheele rimpiazzò il Verde Pappagallo e fu solo nel 1860 che riapparve nella cronaca, grazie ad una pubblicazione medica di un certo
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