Kitabı oku: «Faust (A to Z Classics)», sayfa 3

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che io me ne separi prima, e poi

avvenga quel che vuole e quel che può.

Non voglio più sentirne parola né sapere

se nel mondo a venire si odia e si ama ancora, né se anche in quelle sfere

ci saranno un alto e un basso.

MEFISTOFELE

Se la pensi così puoi arrischiarti.

Impegnati, e nei giorni del presente

assisterai con gioia alle mie arti;

quel che io ti darò nessuno l’ha mai visto.

FAUST

E che vuoi dare tu, povero diavolo?

Lo spirito dell’uomo nel suo tendere all’alto i pari tuoi lo hanno mai compreso?

Possiedi forse un cibo che non sazi,

un oro fulvo che non stia mai fermo, ma come argento vivo ti scorra via di mano, un gioco al quale non si vinca mai,

una ragazza che stretta al mio petto

con gli occhi già si vincoli ad un altro, e il bel trastullo degli dèi, l’onore,

che si dilegua come una meteora?

Mostrami il frutto sfatto prima di essere colto, e alberi che ogni giorno rinverdiscano!

MEFISTOFELE

È un compito che non mi fa paura;

posso servirteli tesori come questi.

Ma poi, mio buon amico, arriva anche il momento di assaporare in pace dei buoni bocconcini.

FAUST

Se mai mi adagerò su un pigro letto in pace, venga immediatamente la mia ora!

Se con lusinghe potrai tanto ingannarmi

che io mi compiaccia di me stesso,

se con il godimento ti riuscirà d’illudermi, quello sia per me l’ultimo giorno!

Questa scommessa t’offro!

MEFISTOFELE

Accetto!

FAUST

Qua la mano!

Se dirò all’attimo:

Sei così bello, fermati!

allora tu potrai mettermi in ceppi,

allora sarò contento di morire!

Allora suoni la campana a morto,

allora non dovrai servire più;

l’orologio si fermi, la lancetta cada,

e sia passato il tempo che mi è dato!

MEFISTOFELE

Pensaci bene, non lo scorderemo.

FAUST

È tuo pieno diritto.

Non presumo di me con arroganza.

Non appena mi fermo sono schiavo,

tuo o di altri che m’importa.

MEFISTOFELE

Oggi stesso, al banchetto dei dottori,

vi servirò secondo il mio dovere.

Solo una cosa! – Per la vita o per la morte, vi pregherei: due righe di attestato.

FAUST

Anche uno scritto esigi, pedante? Non hai mai conosciuto tu un uomo, la parola di un uomo?

Che la mia viva voce abbia disposto

dei miei giorni in eterno non ti basta?

Il mondo fugge in un perpetuo flusso,

e una promessa dovrebbe fermarmi?

Ma noi questa follia l’abbiamo in cuore;

chi è davvero disposto a liberarsene?

Felice chi l’ha scritta nel petto la lealtà, di nessun sacrificio dovrà pentirsi mai!

Però una pergamena vergata e col sigillo

è uno spettro che tutti intimidisce.

La parola è già morta nella penna,

e dominano cuoio e ceralacca.

Che cosa vuoi da me tu, spirito malvagio?

Vuoi bronzo, marmo, carta, pergamena?

Dovrò usare la penna, lo stilo o lo scalpello?

Scegli in piena libertà.

MEFISTOFELE

Quante parole! Che gusto ci trovi

a esagerare e a scaldarti tanto?

Un foglietto qualunque va benissimo.

E una goccia di sangue per firmare.

FAUST

Se così sei del tutto soddisfatto,

accettiamola questa pagliacciata.

MEFISTOFELE

Il sangue è un liquido assai particolare.

FAUST

Ma non temere che venga meno al patto!

La tensione di tutte le mie forze:

è proprio questo che prometto.

Troppa importanza mi sono dato,

non appartengo che ai pari tuoi.

Lo spirito sublime mi ha spregiato,

la Natura davanti a me si chiude.

Il filo del pensiero si è strappato,

da tempo mi disgusta ogni sapere.

Plachiamo allora le passioni ardenti

nelle profondità dei sensi!

Nascosto dietro i veli impenetrabili

della magia, sia pronto ogni prodigio!

Tuffiamoci nel turbine del tempo,

nel vortice degli accadimenti!

Allora sofferenza e godimento,

trionfo e sazietà

si avvicendino pure come viene;

l’uomo agisce solo se non riposa.

MEFISTOFELE

Non vi è posto né limite né meta.

Se amate piluccare un po’ dovunque

e agguantare le cose di sfuggita,

buon pro vi faccia quel che vi piace.

Solo non siate timido a stendere le mani!

FAUST

Hai sentito, non parlo di gioire.

Mi voto alla vertigine, al piacere più atroce, all’odio innamorato, al tedio che rincuora.

Il mio petto, guarito dall’ansia di sapere, non dovrà chiudersi a nessun dolore,

dentro me stesso voglio assaporare

la sorte dell’intera umanità,

col mio spirito attingerne i culmini e gli abissi, caricarmi sul cuore il suo bene e il suo male, e così dilatare il mio me stesso al suo,

e perdermi alla fine anch’io con essa.

MEFISTOFELE

Oh, credi a me, che da migliaia d’anni

rimastico questo boccone duro,

dalla culla alla bara nessun uomo

lo digerisce questo vecchio lievito!

Credi a uno di noi: codesto Tutto è fatto solo per un dio!

Egli si trova in un fulgore eterno,

noi ci ha gettati nell’oscurità,

e a voi sta bene solo giorno e notte.

FAUST

Ma io lo voglio!

MEFISTOFELE

È presto detto!

Però una cosa m’impensierisce:

è lunga l’arte, la vita è breve.

Vi consiglio, lasciatevi istruire.

Entrate in società con un poeta,

lasciate a quel signore di sbrigliare i pensieri e ammucchiare sul vostro augusto capo

tutte le qualità più nobili:

un cuore di leone,

la sveltezza del daino,

il sangue ardente dell’italiano,

la pertinacia del settentrionale.

Lasciate a lui di trovarvi il segreto

per unire l’astuzia a un cuore generoso,

per farvi innamorare con un metodo

e caldi fremiti di gioventù.

Un uomo simile anch’io vorrei conoscerlo; lo chiamerei messere Microcosmo.

FAUST

Che cosa sono allora, se è impossibile

conquistare le vette dell’umano, a cui aspirano tutti i miei sensi?

MEFISTOFELE

Tu sei in fondo – quello che sei.

Indossa una parrucca con milioni di riccioli, infilati coturni alti dei cubiti,

resterai sempre quello che sei.

FAUST

Lo sento, invano io mi sono accaparrato

tutti i tesori dello spirito umano;

se alla fine mi fermo a riposare

dal di dentro non sgorga alcuna forza nuova; non sono né più alto di un capello

né più vicino all’infinito.

MEFISTOFELE

Mio buon signore, voi vedete le cose

come tutti le vedono; dobbiamo

prenderle con più disinvoltura,

o la gioia di vivere ci sfugge.

Mondo boia! Di certo mani e piedi,

testa e chiappe sono tue;

ma tutto ciò che mi godo in allegria

è per questo meno mio?

Se mi posso pagare sei stalloni,

le loro forze non sono le mie?

Corro via di galoppo e sono un uomo in gamba, come se avessi ventiquattro zampe.

Perciò allegro! Basta coi pensieri,

e via con me a tuffarti nel mondo!

Chi filosofa, te lo dico io,

è come un animale che un folletto malvagio faccia girare in tondo su un campo disseccato, mentre intorno bei pascoli verdeggiano.

FAUST

E come incominciamo?

MEFISTOFELE

Andandocene via.

Che stanza di tortura è questa?

Che vita è questa che conduci,

annoiando te stesso e i tuoi allievi?

Lasciala al tuo vicino, a messer Panza!

A che pro tormentarti a trebbiar paglia?

Tanto il meglio di ciò che puoi sapere

a quei bambocci non ti è permesso dirlo.

Ne sento proprio uno in corridoio!

FAUST

A me non è possibile vederlo.

MEFISTOFELE

È da un pezzo che aspetta, povero ragazzo, non deve andarsene a mani vuote.

Su, dài a me berretta e palandrana,

la mascherata mi starà d’incanto.

Si traveste

Adesso affidati al mio ingegno!

Non mi occorre che un quarticello d’ora;

tu, intanto, preparati al bel viaggio!

Faust esce

MEFISTOFELE nella zimarra di Faust

Disprezza pure la scienza e la ragione,

supreme forze umane,

lascia che il Mentitore ti ammaestri

nelle arti di abbagli e di magie,

e io ti avrò senza condizioni -

Lo spirito che ha avuto dal destino

lo incalza sempre avanti senza freno,

e l’impazienza del suo desiderio

non si arresta alle gioie terrene.

Lo spingerò a una vita sregolata,

nella palude dell’insignificante;

si dibatta e s’impunti, ne resterà invischiato; il cibo e la bevanda sfioreranno

le labbra avide dell’insaziabile;

invano egli implorerà sollievo,

e anche se non si fosse dato al diavolo,

si dannerebbe in ogni caso!

Entra uno studente

LO STUDENTE

Sono qui solo da poco tempo

e vengo, pieno di deferenza,

a interpellare e conoscere un uomo

che tutti nominano con reverenza.

MEFISTOFELE

Mi compiaccio di tanta cortesia!

Voi qui vedete un uomo come gli altri.

Che cosa avete fatto, fino adesso?

LO STUDENTE

Ve ne prego, seguitemi voi stesso!

Vengo pieno di buona volontà,

con qualche soldo e il sangue ardente;

mia madre non voleva che partissi;

e qui vorrei apprendere qualcosa di proficuo.

MEFISTOFELE

Allora siete proprio al posto giusto.

LO STUDENTE

A dire il vero, già vorrei andarmene:

fra queste mura, in queste sale

non mi sento a mio agio.

Lo spazio è così angusto,

verde non se ne vede, non un albero,

nelle aule, sui banchi, a me va via la voglia di sentire, di vedere e di pensare.

MEFISTOFELE

Questione d’abitudine e nient’altro.

Da principio neppure il nuovo nato

si attacca volentieri alla mammella;

ma presto poi si nutre con piacere.

Anche a voi le mammelle della scienza

piaceranno di più di giorno in giorno.

LO STUDENTE

Al suo collo mi appenderò con gioia;

ma, ditemi, come potrò arrivarci?

MEFISTOFELE

Spiegatemi, prima di andare avanti,

che facoltà volete scegliere?

LO STUDENTE

Io vorrei diventare sapientissimo,

ed abbracciare tutto lo scibile

della terra e del cielo,

la scienza e la natura.

MEFISTOFELE

Allora siete sulla buona strada;

tuttavia non lasciatevi distrarre.

LO STUDENTE

Sì, mi voglio impegnare anima e corpo;

per quanto, certo, mi piacerebbe

passare un po’ di tempo in libertà

nelle belle domeniche d’estate.

MEFISTOFELE

Usate bene il tempo, che fugge così presto; è l’ordine che insegna a risparmiarlo.

Vi consiglio per questo, caro amico,

di cominciare dal Collegium Logicum.

La mente vi sarà addestrata bene,

calzata e stretta in stivali spagnoli,

perché s’incammini con prudenza sulle vie del pensiero, d’ora in poi,

e non sfavilli come un fuoco fatuo

di qua e di là, per dritto e per traverso.

Quello che facevate alla carlona,

senza una regola, come mangiare e bere,

per giorni e giorni là v’insegneranno

a farlo a tempo debito: un, due, tre!

La fabbrica delle idee funziona

come il telaio del tessitore,

dove un pedale muove mille fili,

le spole volano su e giù,

i fili scorrono invisibili,

un colpo allaccia mille vincoli.

Entra il filosofo, e vi dimostra

che deve essere così per forza:

se così sono Primo e Secondo,

così saranno il Terzo e il Quarto;

se non ci fossero Primo e Secondo,

il Terzo e il Quarto non ci sarebbero.

Gli allievi vanno ovunque in visibilio,

ma nessuno diventa tessitore.

Per capire e descrivere una realtà vivente si cerca innanzitutto di cavarne lo spirito, e si hanno così le parti in mano;

manca solo, purtroppo! il nesso spirituale.

Encheiresin naturae chiama questo la Chimica, burlandosi di sé senza saperlo.

LO STUDENTE

Non riesco a capirvi interamente.

MEFISTOFELE

Andrà meglio fra poco, quando avrete

imparato a ridurre tutto quanto,

ed a classificare propriamente.

LO STUDENTE

Da tutto ciò sono così confuso,

come se avessi in testa la ruota di un mulino.

MEFISTOFELE

Dopo, prima di ogni altra disciplina,

dovrete darvi alla Metafisica!

Badate allora di afferrare a fondo

ciò che non cape nel cervello umano;

per quel che c’entra oppure no c’è sempre una bella parola servizievole.

Ma per questi sei mesi, innanzitutto,

siate regolarissimo e metodico:

frequentate ogni giorno cinque ore,

trovatevi già in aula alla campana!

E prima preparatevi a dovere,

imparando i paragrafi a memoria;

così vedrete meglio che il docente

a quel che c’è sul libro non aggiunge mai niente.

Ma voi prendete appunti con fervore,

come dettasse lo Spirito Santo!

LO STUDENTE

Non avrete bisogno di ripeterlo!

Capisco che è di grande giovamento;

quello che hai scritto nero su bianco lo puoi portare a casa fiducioso.

MEFISTOFELE

Scegliete tuttavia una facoltà!

LO STUDENTE

Alla Giurisprudenza mi sento poco adatto.

MEFISTOFELE

E io non saprei troppo biasimarvi,

so come van le cose in questo campo.

I diritti e le leggi si tramandano

come una malattia che non ha fine,

arrancano da una generazione all’altra,

da un luogo all’altro, cauti. La ragione

diventa assurda, il beneficio danno;

se sei l’ultimo nato, guai a te!

Del diritto che nasce insieme a noi,

purtroppo, non si dice una parola.

LO STUDENTE

Voi accrescete la mia ripugnanza.

Felice chi può apprendere da voi!

Ecco, studierei forse Teologia.

MEFISTOFELE

Qui non vorrei portarvi fuori via.

In quello che concerne questa scienza

è arduo evitare i passi falsi.

È piena di veleno e non lo vedi,

quasi non lo distingui dai rimedi.

Sarà meglio, anche qui, dare retta a uno solo, e giurare sul verbo del maestro.

In sintesi: tenersi alle parole!

È la porta sicura per entrare

nel tempio di certezza.

LO STUDENTE

Però nella parola dev’esserci un concetto.

MEFISTOFELE

Certo! Ma senza farsene un tormento;

perché là dove mancano i concetti

s’offre, al momento giusto, una parola.

A parole si litiga meravigliosamente,

a parole si tracciano i sistemi,

alle parole è un piacere credere,

alle parole non si ruba un iota.

LO STUDENTE

Vi trattengo con troppe domande, perdonatemi, eppure debbo ancora importunarvi.

Non mi vorreste sulla Medicina

dire una parolina confortante?

Tre anni sono un tempo così breve

e, Dio mio, il campo è tanto vasto.

Ad aver solo un orientamento

uno già si sente un pezzo avanti.

MEFISTOFELE fra sé

Il tono sobrio mi ha stufato, devo

fare di nuovo il diavolo sul serio.

Ad alta voce

Afferrare lo spirito della Medicina

è facilissimo: studiate a fondo

il macro e il microcosmo, e poi lasciate

che vada avanti come a Dio piace.

Vano è darsi da fare sudando per la scienza, ognuno impara solo quel che può;

ma colui che afferra l’attimo,

quello sì che è un uomo in gamba.

Siete piuttosto ben proporzionato,

e non vi mancherà certo l’ardire;

abbiate solo fiducia in voi,

e anche gli altri si fideranno.

Soprattutto imparate a trattare le donne; i loro eterni ohi e ahi,

che non finiscono mai,

si curano tutti da un unico punto;

se lo farete in modo a metà rispettabile

le avrete in pugno tutte quante.

Un titolo dovrà prima convincerle

che come l’arte vostra non ce n’è;

poi tasterete, a mo’ di benvenuto,

le cosucce a cui gli altri girano attorno gli anni; imparate a premere il polso dolcemente

e con sguardi focosi e maliziosi

abbracciate deciso i fianchi snelli,

per vedere quanto la stringe il busto.

LO STUDENTE

Comincio ad orientarmi! Si vede il dove e il come.

MEFISTOFELE

Grigia è, mio caro amico, ogni teoria,

verde l’albero d’oro della vita.

LO STUDENTE

Ve lo giuro, mi sembra di sognare.

E potrò ritornare a incomodarvi,

per dare fondo a questa vostra scienza?

MEFISTOFELE

Farò quello che posso volentieri.

LO STUDENTE

Non posso proprio andarmene, però

senza porgervi l’album; concedetemi

ancora questo segno di favore!

MEFISTOFELE

Molto bene.

Scrive e lo restituisce

LO STUDENTE legge

Eritis sicut Deus, scientes bonum et malum.

Lo richiude con reverenza e si congeda MEFISTOFELE

Segui il vecchio consiglio e mio zio il Serpente; benché simile a Dio, un giorno tremerai!

Entra Faust

FAUST

Dove dobbiamo andare?

MEFISTOFELE

Là dove più ti piace.

Vedremo, prima del gran mondo, il piccolo.

Con quale gioia, con che profitto

potrai seguire a sbafo il tuo curriculum!

FAUST

Con la mia lunga barba non sarò mai capace di prendere la vita alla leggera.

Il tentativo non mi riuscirà;

nel mondo non ho mai saputo muovermi.

Davanti agli altri mi sento così piccolo; sarò continuamente in imbarazzo.

MEFISTOFELE

Tutto andrà per il meglio, amico mio;

abbi fiducia in te, ed ecco che sai vivere.

FAUST

E come ce ne andremo? Dove hai

i cavalli, il servo e la carrozza?

MEFISTOFELE

Apriremo il mantello, tutto qui;

sarà lui a levarci su per l’aere.

Ma non portarti dietro un gran fagotto

per affrontare questo passo ardito.

Un po’ d’aria infuocata che io preparerò ci solleverà agili da terra.

Se saremo leggeri saliremo più in fretta; tanti auguri per la tua nuova vita!

LA CANTINA DI AUERBACH A LIPSIA

Baldoria di allegri compari

FROSCH

Nessuno vuol bere? Nessuno vuol ridere?

V’insegnerò a fare i musi lunghi!

Oggi siete come paglia fradicia,

voi che sprizzate sempre fuoco e fiamme.

BRANDER

È colpa tua, non tiri fuori niente,

né una freddura né una zozzeria.

FROSCH versandogli in testa un bicchiere di vino Eccoti l’una e l’altra!

BRANDER

Doppio porco!

FROSCH

Voi volete così, bisogna esserlo!

SIEBEL

Alla porta chi litiga! Cantate la ronda a squarciagola, tracannate,

strillate! Su! Olè!

ALTMAYER

Povero me, son fatto!

Del cotone! Mi fa saltare i timpani.

SIEBEL

Soltanto se le volte ti rispondono

apprezzi veramente la potenza del basso.

FROSCH

Giusto! E chi se la prende se ne vada!

A! Tara lara la!

ALTMAYER

A! Tara lara la!

FROSCH

Le gole sono a tono.

Canta

Caro Sacro Romano Impero,

com’è che sei ancora intero?

BRANDER

Che porcheria! Bah! La politica in musica fa pena! Ringraziate Iddio ogni giorno

che all’Impero non tocca a voi pensarci!

Non sono imperatore, non sono cancelliere, e mi pare un grandissimo vantaggio.

Ma anche noi dobbiamo avere un capo; eleggeremo un papa. E voi sapete

qual è la qualità discriminante

che innalza l’uomo a tanto.

FROSCH canta

Levati in volo, messer usignolo,

saluta mille volte l’amor mio.

SIEBEL

Che amore, che saluti! Non li voglio sentire!

FROSCH

Saluti e baci invece! Non mi faccio zittire!

Canta

Su il chiavistello! Notte silente.

Su il chiavistello! Veglia l’amante.

Giù il chiavistello! È già mattina.

SIEBEL

Sì, canta, canta pure, celebra le sue lodi!

Verrà il momento che riderò io.

A me mi ha preso in giro, dopo verrà il tuo turno.

Le toccasse un coboldo per amante,

che si strusci con lei nei crocevia!

Le beli un vecchio capro, tornando dal Blocksberg, la buonanotte passando di galoppo!

Un bravo giovanotto in carne e in sangue

è troppa grazia per una come quella.

Lo so io il saluto che ci vuole:

contro i vetri una bella sassaiola!

BRANDER battendo un pugno sul tavolo

Attenti, attenti! Ubbidite a me!

E ammettete, signori, che so vivere.

Qui siedono dei cuori innamorati,

e ad essi io debbo, a norma di etichetta, augurar degnamente buonanotte.

Udite, è un’assoluta novità!

E cantate a gran voce il ritornello!

Canta

C’era in cantina un sorcio,

nutrito a lardo e burro,

che aveva messo pancia,

come il dottor Lutero.

Gli propinò la cuoca del veleno

e lui si sentì tutto soffocare,

come chi ha in corpo amore.

IL CORO con entusiasmo

Come chi ha in corpo amore.

BRANDER

Correva avanti e indietro,

beveva ad ogni pozza,

grattava dappertutto,

ma s’infuriava invano.

Spiccava dei gran salti per l’angoscia,

non ne poteva più, povera bestia,

come chi ha in corpo amore.

IL CORO

Come chi ha in corpo amore.

BRANDER

Arriva in pieno giorno

di corsa alla cucina,

e cade accanto al fuoco

soffiando da far pena.

Allora l’avvelenatrice ride:

Ecco, ha finito di suonare il piffero,

come chi ha in corpo amore.

IL CORO

Come chi ha in corpo amore.

SIEBEL

Ma come si divertono, i minchioni!

Sai che arte sopraffina

dare ai poveri sorci del veleno!

BRANDER

Che, godono dell’alto tuo favore?

ALTMAYER

Trippa rotonda e zucca pelata!

La scalogna lo rende così tenero:

nel sorcio dalla pancia gonfia lui

vede il suo ritratto al naturale.

Entrano Faust e Mefistofele

MEFISTOFELE

Per prima cosa ora devo portarti in mezzo a gente allegra; qui vedrai

come prender la vita alla leggera.

Per questa gente è sempre festa.

Con poco cervello e molto agio,

ognuno gira in tondo su se stesso,

come i giovani gatti con la coda.

Se non si lagnano del mal di testa,

e purché l’oste continui a fare credito,

vivono beatamente e senza crucci.

BRANDER

Quei due arrivano da un viaggio,

si vede dal contegno stravagante.

Non sarà un’ora che sono qui.

FROSCH

Hai ragione. E io dico: evviva la mia Lipsia!

È una piccola Parigi, incivilisce.

SIEBEL

Cosa ne dici dei forestieri?

FROSCH

Lasciate fare a me! Un bel bicchiere raso e li faccio cantare, facilmente

come cavare ad un bambino un dente.

A me sembrano di casato nobile,

hanno l’aria superba e malcontenta.

BRANDER

Strilloni da mercato, ci scommetto!

ALTMAYER

Può essere.

FROSCH

Attenti, che li stuzzico!

MEFISTOFELE a Faust

La gentucola non fiuta mai il diavolo,

neppure se lui la tiene per il bavero.

FAUST

Salutiamo i signori!

SIEBEL

Grazie, vi ricambiamo.

Sottovoce, guardando Mefistofele di sottecchi Come mai quello zoppica da un piede?

MEFISTOFELE

È permesso sedersi accanto a voi?

Invece di un buon sorso, che qui non si può avere, almeno ci si svaga in compagnia.

ALTMAYER

Sembrate assai viziato dalla vita.

FROSCH

Era tardi quando lasciaste Rippach?

E avete cenato col sor Gianni?

MEFISTOFELE

Oggi passammo senza trattenerci!

Ma gli abbiamo parlato l’altra volta.

Sui suoi cugini ce ne disse un sacco,

e ci pregò di salutarli tutti.

Si inchina a Frosch

ALTMAYER sottovoce

Toccato! La sa lunga!

SIEBEL

Il furbacchione!

FROSCH

Aspetta, che lo metto io nel sacco!

MEFISTOFELE

Se non m’inganno, voci esercitate

intonavano un coro, abbiamo udito.

Di certo il canto deve risuonare

stupendamente, sotto queste volte!

FROSCH

Sareste forse un’ugola provetta?

MEFISTOFELE

Oh no! La voce è fiacca, solo la voglia è tanta.

ALTMAYER

Dateci una canzone!

MEFISTOFELE

Cento, se le volete.

SIEBEL

Ma che una sia nuova di zecca!

MEFISTOFELE

Torniamo per l’appunto dalla Spagna,

il bel paese dei canti e del vino.

Canta

C’era una volta un re

che aveva una gran pulce…

FROSCH

Uditelo! Una pulce! Ma vi rendete conto?

Una pulce per me è un ospite distinto.

MEFISTOFELE canta

C’era una volta un re

che aveva una gran pulce,

e che l’amava molto,

come se fosse un figlio.

Egli chiamò il suo sarto,

il sarto venne a corte:

Misuragli il vestito,

misuragli i calzoni!

BRANDER

E non scordatevi di raccomandare

al sarto che misuri esattamente,

e i calzoni non facciano una piega, se gli è cara la testa sulle spalle!

MEFISTOFELE

Di seta e di velluto

eccolo già servito,

una croce sul petto

e nastri sul vestito.

Di stella decorato,

fu subito ministro;

a corte grandi onori

ebbe tutto il casato.

E per signori e dame

a corte fu uno strazio,

regina e cameriere

furono morsicate;

schiacciarle era vietato,

anche cacciarle via.

Ma noi, se mai ci pungono,

le spiaccichiamo, e sia!

IL CORO con entusiasmo

Ma noi, se mai ci pungono,

le spiaccichiamo, e sia!

FROSCH

Bravo! Bravo! Bellissima canzone!

SIEBEL

E sia questa la fine di ogni pulce!

BRANDER

Aguzzate le unghie, e lesti a pizzicarle!

ALTMAYER

Viva la libertà! Viva il buon vino!

MEFISTOFELE

Anch’io alla libertà berrei un bicchierino, se solo i vostri vini fossero un po’ migliori.

SIEBEL

Non vogliamo sentirlo un’altra volta!

MEFISTOFELE

Temo solo che l’oste se ne lagni;

altrimenti offrirei a sì valenti ospiti

un saggio scelto della nostra cantina.

SIEBEL

Offrite pure! Ne rispondo io.

FROSCH

Mescete un buon bicchiere e noi vi loderemo.

Ma non usate il contagocce;

se debbo giudicare,

voglio la bocca piena.

ALTMAYER a bassa voce

Questi mi sa che arrivano dal Reno.

MEFISTOFELE

Portatemi un succhiello!

BRANDER

E poi che ve ne fate?

Non avrete le botti accanto all’uscio!

ALTMAYER

Là dietro l’oste ha un cesto con gli arnesi.

MEFISTOFELE prendendo il succhiello, a Frosch Ditemi, adesso: cosa è di vostro gusto?

FROSCH

Come sarebbe? Ce n’è un assortimento?

MEFISTOFELE

Ognuno scelga pure a piacimento.

ALTMAYER a Frosch

Aha! Cominci già a leccarti i baffi!

FROSCH

Bene, se devo scegliere, voglio vino del Reno; è la patria che offre i doni più sinceri.

MEFISTOFELE con il succhiello fa un buco sul bordo del tavolo, davanti a Frosch Portate un po’ di cera, per far subito i tappi.

ALTMAYER

Via, questi sono giochi illusionistici!

MEFISTOFELE a Brander

E voi?

BRANDER

Per me voglio champagne,

e sia ben spumeggiante!

MEFISTOFELE gira il succhiello, mentre uno di loro, preparati i tappi di cera, tura i buchi

BRANDER

Non puoi sempre evitare la roba forestiera; la roba buona è spesso fuori mano.

Un tedesco verace non sopporta i francesi, ma beve volentieri i loro vini.

SIEBEL mentre Mefistofele si avvicina al suo posto Il secco non mi piace, lo confesso;

datemi un bel bicchiere di vin dolce!

MEFISTOFELE gira il succhiello

Scorrerà immantinente del tocai.

ALTMAYER

No, signori, guardatemi un po’ in faccia!

Lo vedo che volete canzonarci.

MEFISTOFELE

Via, via! Con sì nobili ospiti

sarebbe un bell’azzardo.

Su, ditemi alla svelta:

con quale vino posso accontentarvi?

ALTMAYER

Uno qualunque! Fatela finita.

Dopo che tutti i buchi sono stati fatti e tappati MEFISTOFELE con gesti strani

La vite porta i grappoli,

porta le corna il capro;

il vino è un succo, il tralcio è legno,

anche un desco di legno può dar vino.

Guardate a fondo nella Natura!

Ecco il miracolo, vi basta credere!

Togliete i tappi, adesso, e che buon pro vi faccia!

TUTTI tolgono i tappi, e a ognuno sgorga nel bicchiere il vino desiderato O bellissima fonte, che zampilla per noi!

MEFISTOFELE

Badate solo a non versarne niente!

Bevono a più riprese

TUTTI cantando

Noi godiam come cannibali,

come cinquecento scrofe!

MEFISTOFELE

È gente libera: guarda come sta bene!

FAUST

Adesso avrei voglia di andar via.

MEFISTOFELE

Attento prima alla bestialità

che si rivela in tutto il suo splendore.

SIEBEL beve sbadatamente, il vino si sparge a terra e prende fuoco Aiuto! Al fuoco! Aiuto! Qui divampa l’Inferno!

MEFISTOFELE rivolto alla fiamma

Placati, amichevole elemento!

Al compare

Per questa volta è solo fuoco di Purgatorio.

SIEBEL

Che vuol dire? Aspettate! La pagherete cara!

A quanto sembra, non ci conoscete.

FROSCH

Ci provi solo una seconda volta!

ALTMAYER

Io direi di convincerlo con calma ad andar via.

SIEBEL

E proprio qui, signore, avreste il becco

di propinarci i vostri trucchi?

MEFISTOFELE

Sta’ zitto, vecchia botte!

SIEBEL

Ah, manico di scopa!

E vorresti per giunta insolentirci?

BRANDER

Aspetta un poco e pioveranno botte!

ALTMAYER stappa uno dei buchi, e il fuoco gli sprizza contro Brucio! Brucio!

SIEBEL

Magia nera!

Infilziamolo! Questo briccone è al bando!

Tirano fuori i coltelli e si scagliano su Mefistofele MEFISTOFELE con espressione solenne

Falsa visione, falso discorso

mutano il senso, mutano il posto!

Siate di qua, siate di là!

Si fermano stupiti, guardandosi l’un l’altro ALTMAYER

Dove sono? Bellissimo paese!

FROSCH

Colli e vigne! Non sbaglio?

SIEBEL

E grappoli alla mano!

BRANDER

Qui, sotto i verdi pampini,

guarda che tralcio, guarda che grappoli!

Afferra Siebel per il naso. Gli altri fanno lo stesso gli uni con gli altri e alzano i coltelli

MEFISTOFELE come sopra

Errore, togli la benda agli occhi!

E ricordate come scherza il diavolo.

Scompare con Faust. I compari si allontanano l’uno dall’altro SIEBEL

Che cosa c’è?

ALTMAYER

Come?

FROSCH

Era il tuo naso?

BRANDER a Siebel

E il tuo l’ho in mano io!

ALTMAYER

Che botta, me la sento dappertutto!

Portatemi una sedia, non sto in piedi!

FROSCH

Insomma, ditemi, cos’è successo?

SIEBEL

Dov’è il furfante? Se lo trovo

da queste mani non esce vivo!

ALTMAYER

L’ho visto coi miei occhi uscire dalla porta cavalcando una botte…

Ho le gambe di piombo.

Voltandosi verso il tavolo

Buon Dio! E vino ne viene ancora?

SIEBEL

Era tutto un imbroglio, una falsa apparenza.

FROSCH

Eppure a me sembrava di bere proprio vino.

BRANDER

Ma com’è andata la storia dei grappoli?

ALTMAYER

Vengano poi a dirmi, non credere ai miracoli!

Yaş sınırı:
0+
Litres'teki yayın tarihi:
04 kasım 2025
Hacim:
310 s. 1 illüstrasyon
ISBN:
9782379260179
Yayıncı:
Telif hakkı:
Bookwire
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