Читайте только на Литрес

Kitap dosya olarak indirilemez ancak uygulamamız üzerinden veya online olarak web sitemizden okunabilir.

Kitabı oku: «Storia delle cinque gloriose giornate di Milano nel 1848», sayfa 8

Yazı tipi:
«AI PARROCI
E A TUTTE LE AUTORITÀ COMUNALI

«Il nemico è in fuga da Milano. Diviso in due colonne, si dirige per Bergamo e Lodi. Si provveda quindi con ogni mezzo alla propria difesa, ed alla pronta distruzione dei resti di queste orde feroci.

«Il Presidente del Comitato di Guerra
«Pompeo Litta

Quindi lo stesso Comitato pubblicava esso pure un manifesto alla cittadinanza, il quale noi qui riportiamo integralmente:

«Italia libera
«W. Pio IX
«Esercito Italiano

«I cinque giorni sono compiuti, e già Milano non ha più un sol nemico in seno. D'ogni parte accorrono con ansia dalle altre terre i combattenti. È necessario raccorli e ordinarli in legioni. D'ora in poi non basta il coraggio, bisogna inseguire con arte in aperta campagna un nemico che può trar tutto il vantaggio dalla sua cavalleria, dai cannoni, dalla mobilità delle sue forze; ordiniamoci dunque almeno in due parti; l'una rimanga come fin qui a difendere colle barricate e con ogni varietà d'armi la città,—l'altra provveduta completamente d'armi da fuoco e di qualche nervo di cavalli, e appena che si possa anche di artiglieria volante, esca audacemente dalle mura, e aggiungendo al valore la mobilità e la precisione, incalzi di terra in terra il nemico fuggente, lo raffreni nella rapina, lo rallenti nella fuga, gli precluda lo scampo.

«Siccome la sua meta è di raggiungere quanto più presto si può la cima delle Alpi e la futura frontiera che il dito di Dio fin dal principio dei secoli segnò per l'Italia, noi la chiameremo Legione Prima, l'Esercito della frontiera, Esercito delle Alpi.

«I difensori della città si chiameranno Legione Seconda, e per uniformarsi ai fratelli e compiere una grande Istituzione italiana: Guardia Civica.

«Valorosi, che accorrete a noi da tutte le vicine e lontane terre, unitevi e all'Esercito e alla Guardia, secondochè l'imperfetto armamento v'impone. Ma unitevi, ordinatevi, ubbidite al comando fraterno. I vostri comandanti saranno eletti da voi.

«Suvvia dunque, viva l'Esercito delle Alpi, viva la Guardia della città.

«Il Comitato di Guerra
«Pompeo Litta—Giorgio Clerici
«Giulio Terzaghi—Cattaneo—Carnevali
«Cernuschi—Lissoni—Torelli

Carlo Alberto, officiato da un nostro concittadino a intervenire colle sue truppe a rassodare la vittoria popolare sull'esercito austriaco in Milano, aderì alla domanda, dichiarò che si sarebbe posto egli stesso alla testa del suo esercito, e disse al signor Martini queste parole:

«Io non entrerò in Milano prima di avere sconfitti in battaglia gli Austriaci, perchè a gente tanto valorosa non voglio presentarmi se non dopo avere ottenuta una vittoria che mi faccia conoscere egualmente valoroso.» Il proclama reale che si pubblicava in seguito alla accennata conferenza col Martini, fu il seguente:

«Popoli della Lombardia e della Venezia

«I destini d'Italia si maturano: sorti più felici arridono agl'intrepidi difensori di conculcati diritti.

«Per amore di stirpe, per intelligenza di tempi, per comunanza di voti, Noi ci associammo primi a quell'unanime ammirazione che vi tributa l'Italia.

«Popoli della Lombardia e della Venezia, le Nostre armi che già si concentravano sulla vostra frontiera quando voi anticipaste la liberazione della gloriosa Milano, vengono ora a porgervi nelle ulteriori prove quell'aiuto che il fratello aspetta dal fratello, dall'amico l'amico.

«Seconderemo i vostri giusti desiderii fidando nell'aiuto di quel Dio, che è visibilmente con Noi, di quel Dio che ha dato all'Italia Pio IX, di quel Dio che con sì maravigliosi impulsi pose l'Italia in grado da far da sè.

«E per viemmeglio dimostrare con segni esteriori il sentimento dell'unione italiana, vogliamo che le Nostre truppe entrando sul territorio della Lombardia e della Venezia portino lo scudo di Savoja sovrapposto alla bandiera tricolore italiana.

«Torino, 23 marzo 1848.
«CARLO ALBERTO.»

Il Governo Provvisorio da sua parte pubblicava il seguente proclama alla popolazione:

«Proclama!

«Abbiamo vinto: abbiamo costretto il nemico a fuggire, sgomentato del nostro valore e della sua viltà. Ma disperso per le nostre campagne, vagante come frotta di belve, racozzato in bande di saccomanni, ci tiene ancora in tutti gli errori della guerra senza darcene le emozioni sublimi. Così ci fan essi comprendere che l'armi da noi brandite a difesa non le dobbiamo, non non le possiamo deporre se non quando il nemico sarà cacciato oltre le Alpi. L'abbiamo giurato; lo giurò con noi il generoso principe che volle all'impresa comune associati i suoi prodi: lo giurò tutta l'Italia, e sarà!

«Orsù dunque, all'armi all'armi, per assicurarci i frutti della nostra gloriosa rivoluzione, per combattere l'ultima battaglia dell'Indipendenza e dell'Unione Italiana.

«Un esercito mobile sarà prontamente organizzato.

«Teodoro Lecchi è nominato Generale in capo di tutte le forze militari del Governo Provvisorio. Soldato d'alto nome dell'antico esercito italiano, congiungerà le gloriose tradizioni dell'epoca militare napoleonica ai nuovi fasti che si preparano all'armi italiane nella gran lotta della libertà.

«Combattenti delle barricate! il primo posto è per voi. Voi l'avete meritato. La disciplina che porrà regola ma non misura al vostro coraggio, vi farà operare in campo aperto miracoli non minori di quelli per cui già siete divenuti meraviglia e vanto a tutta la nazione.

«Ufficiali e soldati, che avete militato negli eserciti del maggior Guerriero del mondo, anch'esso italiano, accorrete a combattere sotto le bandiere della libertà: mostrate d'essere ringiovaniti nella nuova gioventù della patria vostra.

«Uffiziali e soldati, che avete stentato sotto l'angoscioso servigio, sotto le verghe dell'Austria, venite a dimenticare il passato, a cancellarlo sotto la bandiera tricolore che fra breve sventolerà dall'Alpi ai due mari.

«Intrepidi montanari e valligiani di Svizzera, che avete or ora deposte le armi impugnate a difesa de' vostri politici diritti, ripigliatele per rivendicare con noi i diritti dell'umanità.

«Generosi Polacchi, nostri fratelli nella sventura e nella speranza, accorrete, accorrete per riconsolarvi nel nostro amplesso, per farvi tra noi sicuri, che tarda a venire, ma pur viene il giorno in cui risorgono i popoli oppressi e si rinnovellano nel puro etere della libertà. Accorrete a combattere il comune nemico: ogni colpo di che lo percuoterete, vi sarà promessa del vostro non lontano riscatto.

«Italiani … oh! voi siete già accorsi; e, stretti nelle vostre braccia, noi ci siamo sentiti più sicuri di vincere.

«Prodi di tutti i paesi, venite, venite: la nostra è la causa di tutti i generosi, di tutti quelli che sentono la virtù dei santi nomi di PATRIA e di LIBERTÀ.

«Dio è con noi: già ne 'l presagiva Pio IX in quella sua benedizione a tutta l'Italia: lo dice il popolo nella robusta semplicità del suo linguaggio: lo dicono i sapienti affascinati dai miracoli di quest'eroica settimana: Dio è con noi!—All'armi, all'armi! vinciamo un'altra volta, e per sempre.

«Casati, Presidente
«Borromeo Vitaliano—Giulini Cesare
Guerrieri Anselmo—Strigelli Gaetano
Durini Giuseppe—Porro Alessandro
Greppi Marco—Beretta Antonio
Litta Pompeo
«Correnti Segretario.

Milano era frenetica di gioja nella riavuta libertà: tutti accorrevano ad inscriversi nella Guardia Civica e moltissimi nei corpi volontarii. Per tutti i balconi sventolavano bandiere tricolori: dappertutto si cantavano canzoni patriottiche: fra questi era popolarissima il seguente inno nazionale scritto da Goffredo Mamelli e musicata:

 
Fratelli d'Italia,
L'Italia s'è desta,
Dell'elmo di Scipio,
S'è cinta la testa.
Dov'è la vittoria?…
Le porga la chioma,
Chè schiava di Roma
Iddio la creò:
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
Italia chiamò.
 
 
Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perchè non siam popolo,
Perchè siam divisi:
Raccolgaci un'unica
Bandiera, una speme;
Di fonderci insieme
Già l'ora sonò.
Stringiamci, ecc.
 
 
Uniamoci, uniamoci;
L'unione e l'amore
Rivelano ai popoli
Le vie del Signore:
Giuriamo far libero
Il suolo natio;
Uniti, per Dio,
Chi vincer ci può?
Stringiamci, ecc.
 
 
Dall'Alpi a Sicilia
Ovunque è Legnano,
Ogni uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano;
I bimbi d'Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d'ogni squilla
I vespri sonò.
Stringiamci, ecc.
 
 
Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l'aquila d'Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d'Italia,
Il sangue Polacco
Bevè col Cosacco,
Ma il sen le bruciò.
Stringiamci, ecc.
 
 
Evviva l'Italia,
Dal sonno s'è desta,
Dell'elmo di Scipio
S'è cinta la testa.
Dov'è la vittoria?
Le porga la chioma,
Chè schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci, ecc.
 

De' morti nella rivoluzione non scordossi Milano, ma nel 4 di aprile seguente celebrò solenni esequie nella Metropolitana. Affinchè questa pietosa funzione procedesse con quell'ordine severo che la solenne circostanza richiedeva, alle diverse Magistrature e Rappresentanze era stato fissato di raccogliersi alle ore 10 precise del mattino in tre diversi punti della città onde portarsi in ordinata schiera al Duomo, e rendere così più solenne e maestosa la funzione. I punti di ritrovo erano il palazzo Marino, il palazzo Municipale al Broletto, e la piazza dei Mercanti in cui aveva posta sede la Società di incoraggiamento delle arti e mestieri. Per quella solenne circostanza vennero musicati da Stefano Ronchetti i seguenti versi di Giulio Carcano:

I
 
Per la Patria il sangue han dato
Esclamando: ITALIA e PIO!
L'alme pure han reso a Dio,
Benedetti nel morir:
Hanno vinto, e consumato
Il santissimo martir.
Di que' forti—per noi morti
Sacro è il grido, e non morrà.
 
II
 
Noi per essi alfin redenti
Salutiamo i dì novelli:
Sovra il sangue de' fratelli
Noi giuriamo libertà!
E sul capo de' potenti
L'alto giuro tuonerà.
Di que' forti—per noi morti
Sacro è il grido, e non morrà.
 
III
 
Uno cadde, e sorser cento
Alla voce degli eroi:
Or si pugna alfin per noi,
Fugge insano l'oppressor;
E lo agghiaccia di spavento
La bandiera tricolor.
Di que' forti—per noi morti
Sacro è il grido, e non morrà;
 
IV
 
O Signor! sul patrio altare
Noi t'offrimmo i nostri figli:
Scrivi in Ciel, ne' tuoi consigli
Dopo secoli, il gran dì!
Or dall'Alpi insino al mare
Tutta Italia un giuro unì!
 

Elenco

delle opere consultate, e che trattarono in modo speciale la storia della rivoluzione milanese.

Leone Tettoni. Cronaca della Rivoluzione di Milano.

Carlo Cattaneo. Dell'insurrezione di Milano nel 1848.

Cattaneo. Archivio triennale delle cose d'Italia.

Turotti. Storia d'Italia.

Ugo Sirao. Storia delle Rivoluzioni d'Italia dal 1846 al 1856.

Venosta. I Martiri della Rivoluzione lombarda.

Cantù Ignazio. Gli ultimi cinque giorni degli Austriaci in Milano.

Osio Carlo. Alcuni fatti delle gloriose cinque giornate.

Racconti di 200 e più testimonj oculari dei fatti delle gloriose cinque giornate.

Narrazioni dei maravigliosi successi accaduti durante la memorabile lotta sostenuta dai Lombardi nei cinque giorni di marzo 1848.

G. B. La presa di Porta Tosa, così detta Porta Vittoria, e le vicende della casa detta della Birraria sul bastione, e le prodezze dei Lombardi nelle cinque memorabili giornate del marzo 1848.

Ceruti Domenico. I cinque giorni di marzo. Lettera al suo amico e concittadino Angelo Guangiroli.

G. L. B. Infamie e crudeltà austriache; valore e generosità dei Lombardi nel marzo 1848 (si sono pubblicate 4 lettere).

Bollettino storico della rivoluzione di Milano nel marzo 1848, compilato giornalmente da un cittadino abitante sul Corso di Porta Romana.

Due Parole di osservazione sul Bollettino storico della rivoluzione di Milano di marzo 1848 ecc., scritte da un altro cittadino pure di Porta Romana.

Baracchi Francesco. Le gloriose cinque giornate dei Milanesi.

Bianconi Antonio. Origine, progresso e fine della rivoluzione di Milano.

Relazione epistolare delle cose memorande avvenute in Milano nei giorni 18, 19, 20, 21 22 e 23 del mese di marzo dell'anno 1848.

Coppi. Della dominazione austriaca in Milano dal 1814 a tutta la rivoluzione dei Milanesi incominciata col giorno 18 marzo 1848 e terminata nel 23 dello stesso mese ed anno.

Le Cinque gloriose giornate della rivoluzione milanese, descritte da un medico che vi fu testimonio e parte, con un'Appendice relativa ai giorni 23 e 24 marzo; ed infine il Canto di guerra degl'Italiani.

Bertolotti F. Relazione storica del dominio de' Tedeschi in Milano dal 1814 sino alla rivoluzione di marzo 1848, operata dai Milanesi, e sfratto delle truppe austriache dalla Lombardia. Poema in quattro canti. Milano, 1848.

Labadini. Poche parole scritte e declamate nel giorno 6 aprile 1848 nella Piazza del Duomo di Milano sul feretro dei prodi fratelli lombardi morti per la patria nelle cinque gloriose giornate del marzo 1848.

Bonatti Gaetano. Le barricate di Milano.

FINE
Yaş sınırı:
12+
Litres'teki yayın tarihi:
30 haziran 2018
Hacim:
156 s. 11 illüstrasyon
Telif hakkı:
Public Domain
Metin
Ortalama puan 4,7, 317 oylamaya göre
Ses
Ortalama puan 4,2, 745 oylamaya göre
Metin
Ortalama puan 4,8, 18 oylamaya göre
Metin
Ortalama puan 4,8, 101 oylamaya göre
Metin
Ortalama puan 4,9, 31 oylamaya göre
Ses
Ortalama puan 4,4, 7 oylamaya göre
Metin
Ortalama puan 4,3, 51 oylamaya göre