Kitabı oku: «La Prima Caccia », sayfa 10

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CAPITOLO DICIOTTO

Riley provò a scuotersi di dosso quell’inquietante sensazione, mentre lei e Trudy attraversavano il campus. Ma la sua sensazione di essere osservata non voleva saperne di svanire. Il killer era una presenza invisibile ma palpabile. Riley sperava che quest’uscita non si rivelasse una cattiva idea. Dopotutto, lei e il Dottor Zimmerman concordavano che il killer fosse ancora lì da qualche parte.

Ma ora si ritrovò a pensare …

Sono ormai trascorse sei settimane.

Forse non ucciderà più dopotutto.

Sembrava soltanto logico. Un killer intenzionato a colpire di nuovo avrebbe davvero aspettato così a lungo per farlo? Si ripromise di parlare di questa possibilità con il Dottor Zimmerman la prossima volta che lo avrebbe visto.

Ma, anche se l’assassino si fosse fermato, Riley non sarebbe stata affatto soddisfatta.

Il mostro che aveva ucciso Rhea doveva semplicemente essere catturato e consegnato alla giustizia.

Chi se ne sarebbe occupato? Dalle notizie che aveva avuto, sembrava che la polizia non stesse nemmeno lavorando al caso.

In qualche modo, catturare il killer sarebbe spettato a Riley? Era l’unica che aveva intravisto almeno un frammento del suo pensiero?

L’idea era troppo opprimente da sopportare.

Lei mormorò ad alta voce alla presenza invisibile …

“Anch’io ti sto osservando.”

Sentì Trudy dire: “Huh?”

Per un momento, Riley aveva dimenticato che la sua compagna di stanza le stava camminando accanto.

Quando guardò nella sua direzione, si rese conto che Trudy aveva accelerato il passo.

“Niente” Riley disse. “Sto solo parlando da sola.”

A Trudy scappò una risatina, che fece ridere anche Riley.

“Sai” Trudy disse, “ultimamente, sei stata molto nervosa. Forse ti serve una scossa, una serata folle e sfrenata, anche più che a me.”

Riley rise di nuovo. Fu bello ridere di sé, quale che fosse il motivo.

“Forse” lei disse.

Trudy divenne sempre più energica e allegra, mentre camminavano per il campus: faceva la spiritosa, canticchiando e saltellando. Riley provò sollievo all’idea che l’amica stesse almeno provando a entrare nello spirito della festa.

Quando si avvicinarono all’entrata del Covo del Centauro, Riley percepì il ritorno dello stress. L’ultima volta in cui era stata lì, era il lunedì dopo l’omicidio di Rhea, la sera in cui aveva parlato con lo sconvolto Rory Burdon, riguardo al suo senso di colpa per non aver accompagnato Rhea a casa.

Strano, pensò.

Sembrava che stesse evitando quel posto, senza in realtà neanche pensarci.

Era davvero pronta a tornarci?

Accanto a lei, Trudy si era immobilizzata e fissava la porta.

Non è sorprendente che sia difficile per lei, Riley pensò. Era sicura che Trudy non ci fosse tornata dopo l’omicidio.

Ma ora non era il momento di tornare indietro.

Riley afferrò Trudy per mano, e disse: “Coraggio, che cosa stiamo aspettando?”

Lei aprì la porta e trascinò Trudy dentro.

L’odore di sigaretta colpì dritto in faccia Riley, insieme al rimbombo della musica. I Bricks and Crystal stavano suonando “Smells Like Teen Spirit” dei Nirvana, e un gruppetto di studenti del college si agitava sulla pista da ballo.

Riley sentì un sorriso formarsi sul viso.

Ogni esitazione era sparita. Era bello essere tornata. Questo rendeva tutto di nuovo normale.

Gridò a Trudy al di sopra della musica.

“Birra! Prendiamo della birra!”

Riley trascinò Trudy in mezzo alla folla, fino al bar. Appena Trudy ordinò un boccale di birra, Riley si guardò intorno, alla ricerca di un posto in cui sedersi. Ovviamente, erano arrivate un po’ tardi, a festa già iniziata, e non c’era molto posto. Ma Riley notò che la porta che conduceva al patio era aperta. Sembrava che ci fosse ancora del posto proprio lì. Quando la birra fu versata e pagata, Riley afferrò il boccale e Trudy prese due bicchieri. Poi, Riley accompagnò l’amica fuori sul patio.

Qui Riley sorrise. Era più bello lì. C’era ancora l’odore del fumo di sigaretta, ma era diluito dalla freschezza dell’aria notturna. Il patio era allegramente illuminato da lanterne appese. La musica della band risuonava negli altoparlanti esterni, ma non era forte come dentro, ma ancora abbastanza alta da goderne, e le persone ballavano anche lì fuori.

Riley sentì una voce familiare gridare …

“Ehi, Riley! Trudy! Quaggiù!”

Gina e Cassie stavano salutando freneticamente, ed erano già sedute ad un tavolo.

Riley e Trudy si fecero strada in mezzo ai ballerini, e videro che le loro amiche avevano tenuto due sedie in più al loro tavolo.

“Eccellente intuizione” Riley disse, mentre lei e Trudy sedevano.

Gina e Cassie avevano consumato circa la metà di una brocca di birra, e, a giudicare dall’espressione sciocca di Cassie, Riley era sicura che non fosse il primo che avevano consumato stasera.

Gina disse: “Che bello vedervi qui!”

“E’ passato un po’” Cassie aggiunse.

“Sì, direi di sì” Riley annuì, rendendosi conto del fatto che Gina e Cassie non avevano evitato il Covo del Centauro per tutto questo tempo. Si ritrovò a pensare che forse c’era un fondo di verità in quel vecchio e sciocco detto, dopotutto …

La vita va avanti.

Forse era ora di tornare in quel giro.

La band terminò la performance di “Smells Like Teen Spirit”, e cominciò le sue canzoni originali. Riley l’aveva già ascoltata, musica anarchica con strofe nichilistiche, suonate in uno stile semi-umoristico e semi-auto-satirico.

Perfetta musica da festa, Riley pensò.

Con uno sguardo severo, Cassie mise il bicchiere vuoto sul tavolo e si versò dell’altra birra.

Disse: “Ragazze, odio rovinare l’atmosfera, ma è ora di diventare serie. Non possiamo limitarci a fingere che tutto sia normale. Questa è una serata molto solenne.”

Riley era stupita.

Forse le sue amiche non erano dell’umore giusto per festeggiare, dopotutto.

Forse anche loro stavano ancora combattendo contro paura e dolore.

Poi, Cassie disse: “I Bricks and Crystal dicono che non suoneranno musica grunge stasera.”

Gina disse: “Non saprei, forse stanno bluffando.”

Cassie scosse la testa e si accigliò.

“Penso di no” lei disse. “Il grunge è davvero morto, sapete, o almeno è quasi estinto. E la band sta suonando con persino più angoscia del solito stasera. Penso che facciano sul serio. E sapete quello che significa …”

Cassie piegò improvvisamente la testa all’indietro la testa e rise.

“Dobbiamo ballare come se non ci fosse un domani!” esclamò.

Poi, Cassie afferrò la mano di Trudy e la trascinò sulla pista da ballo, lasciando Riley e Gina da sole al tavolo. Nell’arco di pochi secondi, Riley vide che Trudy si stava divertendo molto, agitandosi a tempo di musica.

E’ per questo che siamo qui, Riley pensò.

Prima di poter decidere se unirsi a loro, Gina chiese a Riley: “Come stai?”

Riley lesse una vera preoccupazione nell’espressione di Gina.

“Non ne sono sicura in questi giorni” Riley disse.

“Neanch’io” Gina disse, versandosi dell’altra birra. “Continuo a pensare che forse abbastanza birra, grunge e ballare mi faranno dimenticare …”

La sua voce s’interruppe.

Riley ripensò a quella terribile notte, in cui aveva trovato il corpo di Rhea nella stanza del dormitorio: si era voltata e aveva visto Gina fuori dalla porta, con gli occhi fuori dalle orbite, pallida per lo shock e tutta tremante.

Non la sorprendeva che Gina stesse ancora attraversando un momento difficile.

Riley e Gina restarono ad osservare le loro amiche ballare per alcuni istanti.

Poi Gina disse: “So che sembra che Cassie se lo sia messo alle spalle. Ma non è così. So che non l’ha fatto, anche se non ne parla …”

Gina raccontò di come lei e Cassie continuassero ad uscire la sera, provando ad allontanare dolore e paura in quel posto. La verità era che quello che stavano facendo sembrava piuttosto coraggioso a Riley, più coraggioso, forse, che ossessionarsi sull’omicidio, proprio come faceva lei. Sembrava troppo negativo e non sembrava fare molta differenza, almeno non per Gina.

Quest’ultima confessò poi a Riley come si aspettasse di vedere Rhea in ogni istante, quanto i suoi voti stessero peggiorando e che non fosse sicura se attribuirlo a tutti i festeggiamenti forzati o semplicemente alla scarsa concentrazione. Gina disse che neanche il suo consulente al campus sembrava saperlo. In effetti, non le sembrava che la stesse aiutando molto.

Riley era contenta di restarsene seduta a parlare con Gina, ed era ovvio che l’amica fosse contenta di avere qualcuno che l’ascoltasse.

Infine, Gina sorrise timidamente e disse: “Wow, tu che ascolti me! Come se fossi l’unica al campus che sta vivendo un brutto momento. E tu? Ti sei rivolta ad un consulente? Come stai affrontando la cosa?”

Riley deglutì forte.

Per quanto si sentisse a suo agito a condividere questo momento con Gina, voleva davvero dirle tutto ciò che le stava succedendo?

Come avrebbe reagito se Riley le avesse detto che stava leggendo ossessivamente testi su assassini, e che aveva una strana sensazione di connessione con l’omicida di Rhea?

Invece, Riley sorrise e disse: “Dai, andiamo a ballare.”

Anche Gina sorrise, ed entrambe si alzarono ed andarono ad unirsi alla massa di corpi in movimento. Riley vide Cassie spostarsi in mezzo agli altri ballerini, scatenandosi, i capelli mossi.

Ma dov’era Trudy?

Si precipitò verso Cassie, e l’afferrò per un braccio.

“Dov’è Trudy?” chiese.

Cassie smise di ballare e guardò verso il tavolo.

“Non lo so” Cassie rispose. “Pensavo che fosse tornata al vostro tavolo.”

Riley fu presa dal panico.

Ricordò quello che Trudy aveva detto prima che lasciassero la loro stanza …

“Promettimi che resterai vicina. Non perdermi di vista.”

Riley rabbrividì.

Aveva infranto la promessa.

E ora Trudy se n’era andata.

CAPITOLO DICIANNOVE

Riley faticò a controllare il panico crescente.

Non vedeva alcun segno della presenza di Trudy tra le persone che ballavano sul patio.

Non andrebbe da nessuna parte senza dirmelo, Riley pensò. Non se ne sarebbe andata senza di me.

Ma dov’era?

Mentre Riley scrutava tra la folla, Cassie afferrò Gina per la mano, e le due si riunirono alla folla danzante. Certamente non sembravano allarmate dall’assenza di Trudy. Riley provò a dirsi che neanche lei avrebbe dovuto esserlo.

Ma sapeva che il panico non sarebbe svanito, finché non avesse ritrovato la sua compagna di stanza. Doveva assicurarsi che Trudy fosse sana e salva.

Riley si fece largo tra i ballerini per controllare più attentamente. Sentì qualcuno prenderle la mano, ma, quando si girò, vide che si trattava di un ragazzo che frequentava una delle sue lezioni.

“Dai” le disse.

Riley ritirò la mano e disse: “Scusa, sto solo cercando …”

Lui si allontanò prima che lei potesse anche solo terminare la frase. Mentre si muoveva sulla pista da ballo, lo vide ballare insieme a Cassie e Gina. Era ovvio che si stavano tutti divertendo. Questo era esattamente il tipo di festeggiamento che aveva promesso stasera a Trudy, allora perché Trudy se ne era andata via senza dire una parola?

La sua compagna di stanza non era decisamente tra i ballerini e nemmeno ai tavoli esterni, perciò Riley tornò all’interno del locale. Trovava che fosse decisamente molto più affollato, del patio. Non riusciva a vedere al di sopra delle teste che la circondavano. Anche la musica era molto più alta lì, così che nessuno riuscì a sentire Riley lamentarsi per la disperazione.

Se Trudy era lì, Riley sarebbe riuscita a trovarla in quella confusione?

Mentre attraversava la luccicante pista da ballo, Riley fu colpita da una canzone dal ritmo particolarmente frenetico e angoscioso. Non vedeva Trudy da nessuna parte, ma non poteva essere sicura di non averla vista, in quel caos.

Si diresse al bar, dove la gente si radunava, e poi si spostava verso il barista assediato, per ordinare. Riley sapeva che sarebbe stato impossibile passare in mezzo a loro.

Provò a ragionare tra sé e sé …

Se Trudy è qui ad ordinare da bere, si mostrerà a breve.

Ma Riley non riusciva a rilassarsi, e rimase in attesa che Trudy riapparisse.

Andò alla toilette per le signore, che era affollata da studentesse in fila per entrare.

Pienamente consapevole di dare spettacolo, gridò: “Trudy! Trudy! Sei qui?”

Le altre giovani donne la guardarono, credendo che avesse perso il senno.

Forse sono fuori di testa, pensò.

Ma Riley non era preoccupata dell’opinione altrui al momento.

Gridò: “Qualcuno qui conosce Trudy Lanier? Qualcuno l’ha vista? Qualcuno sa dove sia?”

Molte mossero il capo in senso di diniego, altre rimasero semplicemente a bocca aperta e qualcuno disse “no”.

L’unico altro posto in cui potesse trovarsi Trudy era al piano di sotto. Riley si precipitò verso le scale e scese i gradini due alla volta. Quando giunse in fondo, si fermò improvvisamente, incerta se essere sollevata o infastidita da quello che vide.

La sua compagna di stanza era perfettamente salva, e in apparenza, perfettamente felice.

Trudy era seduta su una panca, la stessa che Riley aveva occupato la notte dell’omicidio di Rhea. E seduto dall’altra parte del tavolo, c’era il quarterback Harry Rampling, star dell’Università di Lanton.

Riley si rilassò.

Si ricompose e si diresse al tavolo, vide che Harry parlava senza sosta, mentre Trudy se ne stava semplicemente lì seduta a guardarlo con lo sguardo adorante, e con le mani sotto al mento.

Riley dovette dare un colpetto alla spalla di Trudy, per ottenere la sua attenzione. Harry smise di parlare, e Trudy la guardò, con uno sguardo di apparente sorpresa.

“Ehi, Riley” Trudy disse. “Dove sei stata?”

Con un lieve ringhio nella voce, Riley rispose: “Potrei chiederti la stessa cosa.”

Trudy alzò le spalle e disse: “Ero proprio qui. Ehi, conosci Harry Rampling? Harry, questa è la mia compagna di stanza, Riley Sweeney.”

Harry non sembrò affatto contento di vedere Riley.

“Credo che non ci siamo mai incontrati” mentì.

“Oh, forse … io credo di sì” Riley disse in modo sdegnoso.

Trudy si agitò nervosamente. Riley era piuttosto certa di leggere il linguaggio del corpo della compagna di stanza. Trudy stava silenziosamente provando a dire a Riley che non era invitata a sedersi con lei e il nuovo ragazzo.

Harry alzò le spalle e riprese a parlare, riprendendo apparentemente da dove si era interrotto, intrattenendo Trudy con aneddoti di una partita di football particolarmente emozionante. Trudy stava ovviamente pendendo totalmente dalle sue labbra.

Sta praticamente sbavando, Riley pensò con disgusto.

Interrompendo nuovamente Harry, Riley si rivolse a Trudy: “Penso che forse sia ora che torniamo al dormitorio.”

Trudy le rivolse uno sguardo d’irritazione infantile, come quello di una ragazzina a cui veniva detto che l’ora di andare a letto era passata da un pezzo.

“Dai, per favore, Riley” disse. “La notte è giovane. Non rovinare la festa.”

Riley ricordò di aver dovuto praticamente insistere perché Trudy lasciasse la loro stanza per venire qui. Ora sembrava che le ci sarebbe voluto un maggiore sforzo per trascinarcela via. Sarebbe valsa la pena?

“Resterò per un po’” Trudy disse. “Puoi tornare al dormitorio se vuoi. Ma non rischiare, non tornare da sola. Sono sicura che puoi chiedere a Cassie o Gina di accompagnarti.”

Poi aggiunse, strizzando l’occhio: “Starò bene. Non preoccuparti per me.”

Trudy riprese a guardare Harry, che, a sua volta, riprese a parlare.

Riley scosse la testa e tornò su per le scale.

Beh, almeno non dovrò più preoccuparmi per Trudy, pensò con un misto di fastidio e sollievo.

Per quanto Riley detestasse Harry Rampling, era sicura che lui non fosse un killer. Era anche sicura che Trudy fosse al sicuro da qualsiasi killer, fino a quando fosse rimasta insieme ad un grosso atleta come Harry. E, certamente, sembrava che la ragazza sarebbe rimasta appiccicata a lui.

Forse persino per la notte, Riley pensò, rabbrividendo all’idea.

Riley tornò di sopra e poi uscì fuori sul patio. Cassie stava ancora ballando con allegro abbandono, e sembrava che Gina si fosse attaccata ad un ragazzo che era con loro. Riley si sentì leggermente abbandonata, un’emozione infantile, comprese. Era davvero bello che tutte le sue amiche si stessero proprio divertendo.

Trovò il tavolo dov’erano state sedute tutte insieme. Come per miracolo, nessuno aveva portato via boccale e bicchieri, e nessuno aveva occupato i loro posti. Riley si sedette da sola, e si versò un bicchiere di birra.

Bevve un lungo sorso, poi gli chiuse gli occhi e respirò l’aria esterna quasi fresca, sentendosi molto meglio.

Se ne stette lì per un po’, battendo il piede al ritmo ironico della canzone che i Bricks and Crystal stavano suonando.

Aveva ancora gli occhi chiusi, quando sentì una familiare voce maschile accanto al suo tavolo.

“Um, ciao. Mi chiamo Ryan Paige. Chi saresti tu?”

Riley aprì bruscamente gli occhi. Lui era lì, con in mano un bicchiere di birra quasi vuoto, all’apparenza piuttosto timido ed esitante.

Lei allargò il sorriso.

“Ci siamo già incontrati, direi” rispose.

Ryan alzò le spalle e disse: “Sì, ma ti ho vista qui da sola, e ho pensato che forse potremmo cominciare da zero. Temo di non essermi comportato bene l’ultima volta che ci siamo visti.”

Riley disse: “Oh, non so perché lo pensi.”

Naturalmente, lei sapeva esattamente perché lo avesse pensato. Ryan si era spaventato un po’ per via della sua capacità di “leggerlo”. Ma non riusciva a biasimarlo. Forse, non avrebbe dovuto forzare troppo la mano.

Forse ricominciare da zero non è una cattiva idea, lei pensò.

Lei disse: “Beh, mi chiamo Riley Sweeney, nel caso in cui lo avessi dimenticato.”

Lui sorrise maliziosamente e rispose: “Felice di fare di nuovo la tua conoscenza, Riley Sweeney.”

“Perché non ti siedi?” Riley lo invitò.

“Con grande piacere” Ryan rispoese.

Si sedette al tavolo, di fronte a lei e si versò della birra dal boccale.

Proprio allora, la canzone terminò, e sentirono il cantante dei Bricks and Crystal gridare nell’altoparlante che era fuori …

“OK, gente. Le voci sono vere. I Bricks and Crystal non ci saranno più. Finiti. Defunti.”

A quelle parole la folla cominciò a fischiare, ma non del tutto seriamente. Tutti sapevano quello che Riley sapeva, cioè che i ragazzi stavano soltanto scherzando.

Il cantante gridò al di sopra dei fischi: “Il grunge è morto, e noi abbiamo appena suonato le canzoni che l’hanno ucciso!”

Altri fischi. Ryan rise, e così fece Riley.

Il cantante continuò a gridare …

“No, no, non implorate, supplicate e non vi umiliate. Vi prego, vi state soltanto mettendo in ridicolo. Non potete fermarci. Faremo dei cambiamenti, incluso il nostro nome. Non saremo più i Bricks and Crystal …”

Il chitarrista esplose in un incredibile e minaccioso accordo, mentre il cantante gridava: “ora siamo gli Hog Wild, gli anarchici più esplosivi del paese e del west!”

La band si lanciò immediatamente in “Ring of Fire” di Johnny Cash, facendo risuonare un grunge angoscioso più che mai, e nemmeno un po’ country. La folla impazzì, gridando e applaudendo, e alcuni ballerini sul patio cominciarono a muoversi in modo aggressivo, tra loro.

Riley e Ryan esplosero in una sonora risata.

Ryan le disse: “Più le cose cambiano …”

Riley terminò la frase …

“… più le cose restano uguali!”

Riley urtò il bicchiere contro quello di Ryan in un brindisi ed aggiunse: “Il grunge è morto!”

“Lunga vita al grunge!” Ryan disse.

La loro risata cessò, e Riley e Ryan restarono seduti a godersi la canzone per alcuni istanti.

Poi Ryan aggiunse: “Devi aver notato che ho fatto anch’io dei cambiamenti. Ti spiace commentare?”

Riley scosse la testa con un sorrisetto.

“Oh, no” disse. “Non ripercorriamo di nuovo quella strada.”

“Coraggio, sopravviverò stavolta. Dico davvero.”

Sentendosi un po’ agitata, Riley lo scrutò.

“Hmm” esordì. “Niente più gilè, niente camicia costosa, e i tuoi capelli non sono così impeccabili. Invece, jeans e un’ordinaria camicia di cotone, un look più casual, ma sempre ben vestito, per niente sciatto.”

E anche bello, pensò lei.

Ryan annuì e disse: “Che cosa ti dice questo di me?”

I cambiamenti stavano dando a Riley molte informazioni, ma non intendeva dirlo ad alta voce.

“Perché non me lo dici tu?” chiese.

Ryan fece un respiro lungo e lento.

Lui disse: “Ho pensato molto alle cose che mi hai detto l’ultima volta. Specialmente, come la mettiamo? Beh, ad immaginare il modo migliore per avere successo è comportarsi da vincente.” Riley disse: “Non l’ho inteso in un senso negativo. In realtà, è una buona cosa.”

Ryan inclinò modestamente il capo.

Lui disse: “Sì, ma non avevo capito di essere così ovvio. Immaginavo che fosse ora di essere meno … beh, trasparente, direi.”

Poi rise ed aggiunse: “Forse ho pensato che potevo essere un po’ più un uomo del mistero.”

Anche Riley si mise a ridere e disse: “Beh, certamente continui a farmi venire delle domande.”

Poi, con un’espressione di finta preoccupazione, aggiunse: “Spero che non abbia venduto quella bella auto.”

Ryan rise ancora e poi disse: “Oh, no. Ho ancora la mia Ford Mustang.”

Riley dovette ammettere a se stessa che Ryan stava davvero toccando tutte le sue corde, e in un modo davvero gentile. Era davvero lusinghiero sapere che stava facendo dei cambiamenti personali per lei.

Riley comprese che stava sorridendo con piacere.

Niente di misterioso su di me al momento, pensò, troppo divertita da se stessa per provare imbarazzo.

Il sorriso di Ryan svanì.

Lui chiese: “Come stai?”

Riley percepì una vera preoccupazione in quelle parole. Naturalmente, le stava chiedendo come stessero andando le cose dalla morte di Rhea.

Non rispose subito.

Dopo un lungo periodo, finalmente, era davvero a suo agio con questo ragazzo … più che a suo agio … Era quasi come se si conoscessero da tanto tempo.

Sentiva di potergli parlare proprio di tutto.

Anche della sua ossessione sul killer di Rhea e dei suoi recenti studi sulla mente omicida?

Forse, pensò.

D’altro canto, quegli argomenti potevano spaventarlo di nuovo, e non voleva davvero che questo avvenisse.

Prima che potesse trovare una risposta, la band cominciò a suonare un’altra canzone, la vecchia ballata d’amore di Patsy Cline, “Crazy”. Riley si sentì sciogliere un po’, sorpresa di quanto dolce e smielata e sensibile improvvisamente sembrasse quella band di solito irritante: certo in quel momento era molto distante dagli “anarchici esplosivi”.

Lamentandosi, la maggioranza dei ballerini sul patio cominciò a tornare ai propri tavoli. Non sembravano sapere che cosa fare ora.

Ma Riley sapeva che cosa voleva dare.

Come se le leggesse la mente, Ryan chiese: “Vuoi ballare?”

Riley sorrise ed annuì. Ryan si alzò e le prese la mano, conducendola sulla pista, che non era più affollata. Ryan le mise il braccio intorno alla vita e la spinse a sé.

Prima di rendersene conto, danzavano insieme in perfetta armonia con la musica.

Riley si sentì accaldata, le sembrava di potersi dissolvere nell’aria.

Il suo corpo sembrava incastrarsi perfettamente con quello di Ryan, come se stessero entrambi diventando parte della canzone.

Riley voleva di più, molto di più di questo.

Tutto il suo corpo si sentì come un grande sorriso caloroso, mentre pensava …

Non credo che tornerò al dormitorio stanotte.