Kitabı oku: «La Prima Caccia », sayfa 9
CAPITOLO SEDICI
Durante le lezioni il giorno successivo, Riley non riusciva a concentrarsi. Continuava a ricordare lo sguardo implorante che Kyra le aveva rivolto il giorno prima, lo sguardo che sembrava dire …
“Ti prego, fa’ qualcosa.”
Ma che cosa poteva fare?
Se la polizia non stava facendo nulla, allora sarebbe stato essenziale che Riley trovasse l’assassino di Rhea?
L’idea era troppo sconvolgente persino da prendere in considerazione.
Eppure Riley non riusciva a smettere di pensarci.
Per tutto il giorno, aveva portato con sé il libro del Dottor Zimmerman, sfogliandolo ogni volta che ne aveva l’opportunità. Non sapeva quante volte avesse ormai letto Menti Oscure. Aveva già riempito quasi tutto un taccuino con appunti e parole tratte dal testo.
Ma sapeva che avrebbe dovuto restituirlo da tempo al Professor Hayman, e se ne sarebbe potuta occupare quel pomeriggio.
Dopo l’ultima lezione, Riley trovò l’ufficio del Professor Hayman nell’edificio della facoltà di Psicologia, ma rimase delusa, scoprendo che l’insegnante se n’era già andato.
Quando si voltò per andarsene, sentì una voce rivolgersi a lei.
“Posso aiutarti?”
Si voltò e vide il Dottor Zimmerman in persona, fuori dall’ufficio principale del Dipartimento di Psicologia. L’anziano professore sembrava il solito uomo caloroso, piacevole e rugoso.
Si sentì intimidita, quando realizzò che aveva tra le mani il libro di Zimmerman.
Balbettò: “Ecco … il Professor Hayman mi ha prestato il suo libro, ed ero passata a restituirglielo, ma …”
Il Dottor Zimmerman fece l’occhiolino e disse: “Lettura piuttosto noiosa, direi. Non mi sorprende che tu non lo abbia finito.”
Riley scosse empaticamente il capo.
“Oh, no, Dottor Zimmerman. E’ affascinante. L’ho letto e riletto, da cima a fondo.”
Il sorriso dell’uomo si allargò, sembrando sorpreso.
“Beh, ne sono lusingato. Non succede ogni giorno che uno studente legga un mio libro senza esserne obbligato! Forse, ti piacerebbe venire a parlarne con me?”
Può scommetterci, Riley pensò. Lo seguì, passando davanti alla receptionist, per poi finire nel suo ufficio, una stanza piuttosto ampia e confortevole, ingombra di libri e documenti.
Il professore sedette dietro alla sua scrivania, e le fece cenno di prendere una delle sedie più piccole lì vicino.
Riley sedette e pose il libro sulla scrivania di fronte a sé, chiedendosi che cosa potesse dire all’autore di un lavoro così affascinante. Ma, nell’arco di pochi secondi, formulò una raffica di domanda sui criminali di cui aveva scritto, specialmente sulle forze psicologiche che li costringevano ad uccidere, talvolta ancora, ancora e ancora. Riley era affascinata dalle sue impressioni e dalle risposte.
Era ovvio che Zimmerman fosse colpito dalla sua curiosità, e probabilmente anche dalla dimostrazione che lei avesse davvero letto il libro. Presto, cominciò a parlare dei casi di cui non aveva scritto, i cosiddetti “cold case”, quelli che non erano mai stati risolti.
Questi includevano l’omicidio del 1987 e la “mutilazione sessuale” di Peggy Hettrick in Colorado. Recentemente, oltre un decennio dopo, un uomo era stato arrestato per l’omicidio, e sembrava probabile che presto sarebbe stato condannato. Ma il Dottor Zimmerman disse a Riley che dubitava che la polizia avesse preso l’uomo giusto, anche allora.
Le disse anche dello stupro e dell’omicidio del 1990 di Susan Poupart, una nativa americana, madre di due figli, il cui corpo era stato trovato ben sei mesi dopo la sparizione. Due sospettati del suo omicidio non erano mai stati condannati.
Quando il Dottor Zimmerman fece cenno al fatto che la Poupart era sparita dopo aver lasciato una festa, Riley non riuscì a fare a meno di rabbrividire. Le ricordava troppo l’assassinio di Rhea, perpetrato dopo che la ragazza aveva lasciato il Covo del Centauro quella tremenda sera.
Il Dottor Zimmerman sembrò notare la sua reazione.
Disse con voce preoccupata: “Ho la netta sensazione che il tuo interesse per questi crimini non sia strettamente accademico.”
Riley annuì silenziosamente.
Poi, il professore aggiunse: “Ora ricordo, tu e Rhea Thorson eravate molto amiche, non è vero?”
Riley annuì di nuovo.
Il Dottor Zimmerman divenne silenzioso, in apparente attesa che Riley parlasse.
Lei esitò, poi disse: “Dottor Zimmerman, pensa che quello che è successo a Rhea …?”
Non riuscì a completare la domanda.
Il Dottor Zimmerman disse: “Ti preoccupa che il killer non venga mai trovato, e che il suo omicidio diventi un caso irrisolto, proprio come gli altri di cui abbiamo discusso.”
Riley annuì.
L’espressione del professore mostrava una traccia di preoccupazione.
“Non so che cosa dirti” disse. “I casi di cui abbiamo parlato coinvolgevano un elemento di violenza sessuale. Ma non vale per l’omicidio di Rhea. E’ anche tipico dei casi irrisolti che il corpo della vittima non sia ritrovato subito. E neanche questo è il caso di Rhea.”
Rabbrividendo, Riley disse: “Sono stata la seconda persona a vedere il suo corpo.”
“Mi dispiace molto” il Dottor Zimmerman rispose.
Un silenzio cadde tra di loro.
Infine, il Dottor Zimmerman si espresse lentamente e cautamente.
“Signorina Sweeney, potremmo mantenere la conversazione privata e confidenziale?”
Riley avvertì uno strano formicolio.
Che cosa intende dirmi? si chiese.
“Naturalmente” rispose.
Zimmerman se ne stette a guardare fuori dalla finestra per un istante.
Poi aggiunse: “So che cos’ho detto durante la lezione del Professor Hayman l’altro giorno, che Rhea conosceva senz’altro il suo killer, e che presto sarebbe stato preso. Ma ora … comincio ad avere dei dubbi. Se avessi ragione, non vedo come il killer potrebbe essere ancora a piede libero, persino dopo questo suo relativamente breve periodo di tempo. E naturalmente, la polizia …”
La sua voce scemò, ma Riley sapeva che cosa stava per dire.
Fu lei a parlare. “La polizia pensa che sia stato una persona di passaggio, un totale estraneo. Pensano che abbia commesso simili omicidi altrove.”
Zimmerman le rivolse uno sguardo carico di curiosità.
“Hai parlato con la polizia?” chiese. “Interessante.”
L’uomo alzò leggermente le spalle ed aggiunse: “Beh, anche se la polizia avesse ragione ed io avessi torto, ormai dovrebbero essere stati fatti dei progressi. Ma non è successo.”
Riley s’interrogò per un momento.
Doveva dire a Zimmerman dei suoi pensieri e impressioni?
L’avrebbe ascoltata o avrebbe pensato che fosse pazza?
Infine, lei disse: “Dottor Zimmerman, penso che Rhea conoscesse il killer, non proprio bene, ma abbastanza da non averne paura. Penso che sia ancora a Lanton. E penso davvero che ucciderà ancora.”
Il Dottor Zimmerman si allungò verso di lei, con un’espressione di profonda attenzione.
“Davvero?” disse. “Che cosa te lo fa pensare?”
Riley deglutì forte. Poi, fece riferimento, lentamente e cautamente alle due esperienze in cui era entrata nella mente del killer, quando aveva ripercorso la strada di Rhea attraverso il campus quella sera, e quando si era fermata nella stanza di Rhea, immaginando come lui si fosse sentito guardando il corpo insanguinato della sua vittima.
Gli occhi dell’accademico si spalancarono con interesse, mentre ascoltava.
Quando lei terminò, disse: “Temo che forse pensi che sia uscita di senno.”
Il Dottor Zimmerman scosse lentamente la testa.
“Niente affatto” disse. “Sembra che tu abbia avuto delle esperienze molto forti. E … esito a dirlo … ma potrebbero essere molto acute. Mi ricordo di te al corso di Psicologia Sociale, hai una gran mente logica. Ora sospetto che tu sia anche dotata di un intuito eccezionale.”
Riley si sentì sollevata di poter finalmente parlare con qualcuno di tutto questo, qualcuno che sembrava davvero comprendere.
Lei disse: “Dottor Zimmerman, sono davvero spaventata, da me stessa, voglio dire. Lei ha parlato dell’importanza dell’empatia alla lezione del Dottor Hayman quel giorno. Che cosa suggerisce di me il fatto che io possa empatizzare con un killer?”
“Potrebbe significare che hai una dote unica” il Dottor Zimmerman disse. “Potrebbe trattarsi di una dote che non hai scelto di avere, ma potrebbe dimostrarsi molto preziosa. I profiler molto migliori talvolta tendono ad avere la stessa tipologia di percezioni che hai appena descritto. Hai mai pensato di iniziare una carriera nelle forze dell’ordine?”
Riley non poté fare a meno di sussultare, ricordando quello che le aveva detto Ryan …
“Dovresti fare la poliziotta.”
Allora non le era piaciuta quell’idea, e non sapeva come rapportarvisi adesso.
“No” Riley rispose.
Zimmerman disse: “Beh, forse dovresti. Per quanto riguarda l’empatia, ne esistono vari tipi, e non tutti sono piacevoli. Secondo una mia opinione, è una sorta di mito che tutti i killer sadici non riescano a provare empatia. Devi essere pienamente consapevole della sofferenza altrui, se intendi provarla. Contrariamente alla saggezza convenzionale, penso che molti killer siano completamente consapevoli dell’umanità delle loro vittime. E’ questo che li rende davvero …” Sembrò cercare la parola giusta, poi aggiunse semplicemente: “malvagi.”
Riley soppresse un brivido alle sue parole.
Poi, l’accademico aggiunse: “Come ho detto prima, spero che questa conversazione resti confidenziale. Vedi, ora sono d’accordo con te sul fatto che il killer sia probabilmente ancora in mezzo a noi, e intenda uccidere di nuovo. Ma, finora, tale nozione è semplicemente un’intuizione, e non abbiamo delle prove che possano supportarla. Non dobbiamo creare panico, diffondendo i nostri sospetti in giro.”
“Ma che cosa possiamo fare?” Riley disse.
“Restiamo in contatto e aggiorniamoci” Zimmerman le disse. “Se ti vengono delle nuove percezioni, vieni a dirmelo, e farò lo stesso con te. Sono regolarmente in contatto con la polizia. Posso riportare loro pensieri e idee a cui potremmo giungere.”
Quando l’uomo si alzò dalla sedia, Riley fu attanagliata da una preoccupazione nuova e molto meno seria.
Ricordò quanto il Dottor Zimmerman fosse affettuoso durante le lezioni che aveva seguito da lui, e come avesse detto a tutti gli studenti della lezione del Professor Hayman di abbracciare Riley e Trudy.
“Non mi abbraccerà, vero?” Riley chiese.
L’uomo le rivolse un sorriso malizioso.
“Non preoccuparti” le disse. “Faccio abbracciare solo gli studenti tra loro.”
Poi, aggiunse con un sogghigno: “Sono un po’ sadico in quel modo.”
Anche Riley scoppiò a ridere. Si ritrovò ad apprezzare sempre di più il Dottor Zimmerman.
Poi, le porse la mano e disse: “Lasciami pure il libro. Mi assicurerò che il Professor Hayman lo riabbia.”
Riley gli diede il libro e lasciò l’ufficio.
Mentre si allontanava, si ritrovò confusa dai suoi sentimenti.
Ricordò le parole di Kyra in merito a Rhea …
“… pensava che fossi destinata a grandi cose nella tua vita.”
Risolvere omicidi sarebbe certamente stato fantastico, ma l’idea stessa la sconvolgeva. Non sembrava una vita molto allettante.
Ciò nonostante, forse poteva aiutare a risolvere almeno un omicidio, quello della sua amica Rhea.
Riley era davvero contenta di aver avuto una possibilità di parlare con il Dottor Zimmerman.
Si sentì sollevata di avere un alleato così prezioso.
CAPITOLO DICIASSETTE
Trudy era decisamente fiera di se stessa, mentre si recava al dormitorio dalla biblioteca. Erano circa le nove di sera, solo sei settimane dopo l’orribile notte che aveva trasformato il suo ultimo semestre di college in un momento di paura e timore. Per molti lunghi giorni, aveva trovato impossibile fare una passeggiata simile da sola. Persino ora, sebbene gli altri studenti fossero indaffarati fuori, trovava ancora spaventoso stare all’esterno di sera tardi.
Erano trascorse settimane da quando il consulente le aveva suggerito di fare una cosa simile, per poter superare le proprie paure. Da allora si era imposta di fare questa passeggiata notturna molte volte, ed era ancora terrorizzata ogni volta. Si era chiesta se sarebbe mai riuscita a scacciare quella paura.
Poi, notò che quella sera sembrava diversa. Al momento, non si sentiva spaventata.
Ce l’ho fatta finalmente? si chiese.
La ragazza sorrise e salutò allegramente gli altri studenti, che stavano percorrendo come lei i vari sentieri illuminati del campus. Alcuni le rivolsero degli sguardi strani, ma a lei non importò.
Sono tornata, pensò. Sono di nuovo la vecchia Trudy.
Ma, mentre camminava, si accorse di incrociare sempre meno studenti, finché alla fine, notò che non c’era più nessuno in giro. Sapeva che non erano magicamente svaniti. Era solo che al momento, non c’era più nessuno in vista.
Perfettamente naturale, Trudy si rassicurò.
Poi, qualcosa di davvero strano cominciò ad accadere.
Improvvisamente, non riuscì a camminare. Restò immobilizzata, incapace di muoversi.
Che cosa mi succede? si chiese.
C’era di peggio: sentì i suoi muscoli indebolirsi, le gambe cominciarono a barcollare.
Temeva di poter cadere proprio lì a terra.
Si rammentò di quegli incubi, quando il pericolo era imminente ma non riusciva a muoversi o gridare e …
Ecco! pensò. Sto sognando! Non devo fare altro che svegliarmi e …
Ma non si svegliò.
Questo non era un sogno.
E restò lì, tutta sola e tremante, come una sorta di piccolo animale che si arrendeva ad un predatore più grosso.
La paura prese davvero il sopravvento, mentre realizzava quanto fosse vulnerabile.
Se il killer era davvero da qualche parte nell’oscurità circostante, lei sarebbe rimasta lì e gli avrebbe permesso di ucciderla?
Non posso restare qui. Non posso cadere.
Trudy si concentrò profondamente, focalizzandosi sul piede sinistro. Finalmente, riuscì a fare un passo. Poi, costrinse il piede destro a muoversi. Poi, fece un altro passo, poi un altro e un altro ancora …
E poi si mise a correre.
Fece il resto del percorso fino al dormitorio di corsa, poi si diresse nella sua stanza e chiuse la porta dietro di sé.
Riprendendo fiato, crollò sul letto.
Che cos’è successo? si chiese. Che cosa mi è appena successo?
Poi, ricordò qualcosa di cui il Professor Hayman aveva parlato a lezione di Psicologia quel semestre. Aveva parlato del modo in cui gli umani reagiscono, quando accadono degli eventi terribili, non su se stessi ma agli altri. Aveva discusso i modi in cui l’ansia grave potesse essere convertita in sintomi fisici, come perdita di memoria, movimenti anormali, crisi o …
Debolezza o paralisi, lei ricordò.
Il Professor Hayman l’aveva definito “disordine di conversione”.
Non c’era alcun dubbio: aveva appena avuto un episodio di disordine di conversione.
Non aveva affatto superato le sue paure. Queste ultime, infatti, avevano semplicemente assunto una forma nuova e più debilitante.
Trudy fu quasi sopraffatta da un terribile senso di disperazione ed inutilità, che presto fu sostituito da un crescente senso di vergogna. Nessuna delle sue amiche sembrava tanto traumatizzate. Sì, ammettevano ancora di essere sotto l’effetto di paura e dolore. Nonostante ciò, stavano riuscendo in qualche modo a gestirli.
Per molte persone, nel campus, la vita sembrava proseguire più o meno come al solito: per tutti, a quanto pareva, ad eccezione di Trudy.
Piegò le ginocchia fino al mento, e cominciò a singhiozzare in modo incontrollato. Si chiese con voce strozzata ma forte …
“Come potrò mai superarla?”
Ma sembrava una domanda stupida, visto che la risposta era ovvia.
Doveva allontanarsi dall’Università di Lanton.
Questo posto sarebbe sempre stato intollerabilmente inquieto per Trudy.
Immaginava che la compagna di stanza di Rhea, Heather, avesse avuto l’idea giusta. Heather infatti aveva lasciato la scuola, per prendersi un intero anno sabbatico, prima di iscriversi ad un altro college.
Trudy si chiese perché non avesse fatto lo stesso.
Perché non aveva accettato il semplice fatto che non sarebbe mai riuscita a superare le sue paure, non finché provava a restare qui?
Una ragione erano i suoi genitori, comprese. Erano stati comprensivi quando lei aveva loro telefonato, ma sapeva che sarebbero stati furiosi se non si fosse laureata in tempo.
Ma non voleva stare al college un minuto di più. Non era mai stata una studentessa modello, come Riley, e i suoi voti erano peggiorati dopo l’omicidio di Rhea. Sapeva di non avere i voti per potersi trasferire in una buona scuola, perciò avrebbe dovuto trascorrere almeno un’altra estate lì e forse un altro semestre.
Trudy era sicura di non poterlo sopportare.
I singhiozzi scemarono quando rammentò a se stessa …
Soltanto un altro mese.
Era il periodo di tempo che mancava alla fine dell’ultimo semestre dell’ultimo anno di studi.
E poi gli esami finali, e poi la laurea.
Adesso stava cominciando a sentire un’ondata di rinnovata determinazione. Doveva davvero laurearsi, ad ogni costo.
Prese uno dei suoi libri di testo.
Doveva studiare.
*
Riley dette un’occhiata al suo orologio. Aveva passato diverse ore a studiare nella sala comune, ma quando vide che ore erano, decise …
E’ ora della festa.
Secondo quello che le sue amiche avevano detto, le cose dovevano scaldarsi al Covo del Centauro a quell’ora. Doveva muoversi.
Non che Riley si sentisse dell’umore per festeggiare. Non si era sentita così ormai per settimane. Eppure, aveva bisogno di rispettare quella piccola bugia bianca che tutti intorno a lei continuavano a ripetersi e sembravano credere …
La vita va avanti.
Chiuse il libro e si diresse lungo il corridoio fino alla sua stanza nel dormitorio. Mentre passava davanti alla porta chiusa della stanza ancora chiusa, ricordò le parole del Dottor Zimmerman, quando avevano discusso dell’omicidio di Rhea.
“Se ti vengono delle nuove percezioni, vieni a dirmelo, e farò lo stesso con te.”
Riley aveva provato molte volte a tornare nella psiche del killer, ma non aveva funzionato di nuovo. Sebbene fosse ancora sicura di essere riuscita a vedere uno scorcio della sua mente, non era riuscita affatto a ripetere l’esperienza a comando.
Aveva acquisito l’abitudine di fermarsi nell’ufficio del Dottor Zimmerman ogni tanto, per aggiornarsi sulla situazione insieme a lui. Continuarono a discutere della mente omicida, e Riley aveva letto ulteriori libri e documenti. Ma né lei e né il professore avevano avuto nuove idee da condividere.
Si era sentita scoraggiata per questo. Sentiva un continuo dolore dentro di sé, il desiderio di consegnare il killer di Rhea alla giustizia.
Ma dopotutto …
Non sono una poliziotta.
E, contrariamente al suggerimento del Dottor Zimmerman, Riley si sentiva sempre più sicura che non lo sarebbe mai diventata.
Quando entrò nella sua stanza, Riley vide che Trudy era curvata sul suo letto, intenta a leggere un libro. Trudy le aveva detto prima, dove aveva intenzione di andare dopo cena.
“Com’è andata in biblioteca?” Riley chiese.
“BENE” Trudy rispose senza guardare Riley.
Riley poté affermare dal suo tono monotono di voce …
Non era andata BENE.
Ma le piccole escursioni notturne fuori dal dormitorio non andavano mai BENE questi giorni.
Non per la prima volta, Riley sentì una traccia di impazienza.
“Trudy, uscirò per un po’” disse.
“OK. Divertiti.”
“Dovresti venire anche tu.”
Trudy fece un lungo e sfinito sospiro.
“Oh, Riley, ne abbiamo parlato …”
Riley mise le mani sui fianchi. Decise …
Non voglio più tornare sull’argomento.
“Fine del discorso” Riley disse. “Tu vieni con me.”
Trudy voltò una pagina del libro, provando a fingere che Riley non fosse presente.
Riley disse: “Questo non va bene per te, Trudy. Finirai col diventare del tutto agorafobica.”
“Sì” Trudy disse senza sollevare lo sguardo dal libro. “Con del disordine di conversione ben avviato”
Disordine di conversione? Riley pensò.
Ricordò quando il Professor Hayman ne aveva parlato a lezione, ma non riusciva a ricordare esattamente che cosa fosse.
Invece di chiedere di più alla compagna di stanza, Riley disse: “Stasera c’è una festa al Covo del Centauro.”
“E quando non c’è?” Trudy replicò.
“Sì, ma questa è speciale” Riley disse.
Trudy si limitò a guardare il suo libro, finché Riley aggiunse: “Stasera ci sono i Bricks and Crystal.” Riley sapeva che si trattava di uno dei gruppi locali preferiti di Trudy.
Trudy le rivolse uno sguardo.
“Bricks and Crystal?” Trudy disse. “Pensavo si fossero divisi.”
“Non ancora, apparentemente. Stasera dicono che faranno qualcosa di diverso, una speciale performance “Grunge-Is-Dead”. Perché il grunge è morto, sai. Comunque, nessuno sa che cosa aspettarsi da loro. Le cose potrebbero farsi davvero intense, angosciose, strane e buffe.”
Riley colse un barlume di interesse negli occhi di Trudy e non riuscì a fare a meno di sorridere un po’.
L’animale da festa è ancora qui, da qualche parte, pensò.
Riley si sedette sul letto accanto a Trudy, e le diede un colpetto sulla mano.
Lei disse: “E naturalmente, ci saranno dei ragazzi. E si berrà all’eccesso e gratis.”
Trudy finalmente le rivolse un lieve sorriso.
“Coraggio, andiamo” Riley disse.
Il sorriso di Trudy svanì leggermente.
Disse: “Promettimi che mi resterai vicina. Non lasciare che ti perda di vista. E qualunque cosa tu faccia, non andartene senza di me.”
“Lo prometto” Riley disse. “Ma ora andiamo.”
Trudy esitò, ma poi sorrise di nuovo. Chiuse il libro e si alzò.
“Devo sistemarmi i capelli” disse.
Riley attese pazientemente che Trudy fosse pronta. Si sentiva piuttosto soddisfatta di se stessa, quando uscirono entrambe fuori nell’aria notturna.
Fu una piacevole passeggiata, ma quando avevano quasi raggiunto la loro destinazione, Riley fu colpita da una sensazione fin troppo familiare, quella di sentirsi osservata.




