Kitabı oku: «La Prima Caccia », sayfa 12

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“Forza” la incoraggiò. “Andiamo a parlare con loro, e vediamo se ti lasciano andare.”

Il Dottor Zimmerman le prese la mano e l’accompagnò fuori dalla sala comune; Riley si sentì molto più forte rispetto a quando era entrata. La presenza del professore si era rivelata più che utile, tanto che finì per domandarsi come avrebbe affrontato la situazione se l’uomo non fosse arrivato.

Una volta in corridoio, Riley vide che erano arrivate altre persone.

Uno di loro stava camminando verso di lei e il Dottor Zimmerman: un uomo, basso, robusto e col torace largo, che sembrava avere sui cinquantacinque anni.

Avvicinatosi, lo sconosciuto si rivolse a lei: “Si chiama Riley Sweeney?”

Riley annuì.

L’uomo estrasse un distintivo identificativo.

Disse: “Sono l’Agente Speciale Jake Crivaro, FBI.”

Riley s’immobilizzò con un rinnovato senso di allarme.

Mi arresteranno per davvero, pensò.

CAPITOLO VENTITRÉ

Riley si aspettava più che mai che l’agente dell’FBI tirasse fuori un paio di manette e l’arrestasse subito.

A quel punto, il Dottor Zimmerman parlò.

“Agente Crivaro, sono personalmente preoccupato per questa giovane donna. Ha avuto un terribile trauma. Ne ha avuto più che abbastanza per oggi e potrà rispondere meglio alle sue domande domani. Vorrei portarla via da qui.”

Crivaro guardò il professore con un’espressione accigliata.

“Davvero, huh?” gli chiese. “E chi sarebbe lei?”

“Il Dottor Dexter Zimmermann.”

Gli occhi di Crivaro si spalancarono.

“Porca merda” esclamò. “Il Dexter Zimmerman, il patologo criminale? Sì, adesso ricordo, lei insegna qui a Lanton.”

Zimmerman annuì e disse: “Sono a capo del Dipartimento di Psicologia.”

Crivaro scosse energicamente la testa.

“Accidenti!” Crivaro disse. “Devo aver letto tutto quello che lei ha scritto, Dottor Zimmerman. Sono un suo grande ammiratore. Ma, del resto, chi non lo è al Bureau?”

Zimmerman rispose: “Avrei voluto conoscerla in migliori circostanze. Presumo che ora sia un caso di competenza dell’FBI. Come ha fatto ad arrivare qui così in fretta?”

“Io e la mia squadra abbiamo volato da Quantico in elicottero” Crivaro spiegò. “Siamo atterrati nel campo di football del college.”

Crivaro guardò di nuovo Riley, poi tornò a guardare Zimmerman.

Infine si rivolse a Zimmerman: “Ascolti, le spiace dedicarmi un po’ del suo tempo? Potrebbe essermi d’aiuto.”

“Naturalmente” il professore rispose.

“Dove possiamo andiamo a parlare noi tre?” Crivaro chiese.

“La sala comune” Zimmerman replicò. “Venga con me.”

Riley camminava in mezzo ai due uomini, diretti alla sala comune, senza riuscire a comprendere esattamente che cosa stesse accadendo. Il suo arresto aveva appena subito un ritardo?

Era profondamente sollevata dal fatto che il Dottor Zimmerman non se ne sarebbe andato, almeno per un po’.

Poco dopo, i tre sedettero intorno al tavolo, nella cucina adiacente alla sala comune. Crivaro tirò fuori matita e taccuino, e si preparò a prendere appunti.

Disse: “Signorina Sweeney, so che era compagna di stanza della vittima.”

Riley ebbe un sussulto a sentire il termine “vittima.”

“Sì” riuscì a dire. “Trudy … era … la mia migliore amica.”

“Ed ha scoperto lei il corpo, giusto?”

Riley ebbe un altro sussulto al termine “corpo”.

Infatti, si fece piccola.

Perché non può semplicemente chiamarla Trudy? pensò.

“Esatto” rispose in un sussurro.

Crivaro sollevò lo sguardo dal taccuino. La sua espressione si addolcì, e così la sua voce.

“So che è difficile, Signorina Sweeney, ma mi occorrono ulteriori risposte. Quando e come ha trovato Trudy dopo che è stata uccisa?”

Riley si stupì del leggero cambiamento nella sua voce.

Per di più …

L’ha chiamata Trudy.

Crivaro aveva colto il suo disagio nei confronti dei termini “vittima” e “corpo” e ora stava provando a mostrare un maggiore tatto?

Riley intuì ad un tratto che quell’uomo apparentemente rude poteva essere molto più sensibile di quanto in realtà pensassero gli altri, e probabilmente molto più complicato.

Rispondendo alla sua domanda, spiegò: “L’ho trovata quando sono tornata nella stanza stamattina.”

“A che ora?”

Riley gli disse l’ora, cercando di ricordare con precisione.

Crivaro le strizzò l’occhio e disse: “Quindi, è stata fuori tutta la notte?”

Riley trasalì ed annuì.

Crivaro chiese: “Dov’era e con chi?”

Riley deglutì forte. Avrebbe rimesso Ryan nei guai?

Si sentiva anche stranamente imbarazzata, per quello che l’agente avrebbe potuto pensare di lei per aver passato la notte nell’appartamento di un ragazzo.

Ma non sembrava qualcosa di cui preoccuparsi in quel momento.

Perché dovrebbe importarmi della sua opinione?

Chi è lui, mio padre?

Rispose: “Ieri sera sono andata a casa di Ryan Paige, uno studente di legge.”

Crivaro sfogliò il taccuino.

“Ryan Paige” disse. “Sì, vedo che questo nome è già venuto fuori prima, durante le indagini sulla morte di Rhea Thorson. Quando è stata l’ultima volta che ha visto Trudy Lanier viva?”

Riley fece un respiro lungo e lento, e spiegò come avesse persuaso Trudy ad andare al Covo del Centauro; raccontò di quando aveva visto Trudy seduta al tavolo con Harry Rampling. Quello era l’ultimo ricordo che la legava a lei. Al nome di Harry, Crivaro sfogliò di nuovo le pagine del suo taccuino.

Il nome di Harry era già venuto fuori? si chiese.

Aveva certamente senso. Riley non era certamente la sola ad aver notato Trudy ed Harry assieme.

Questo faceva di Harry un sospettato ora?

Riley ricordò a se stessa …

Non so ancora se io sono una sospettata.

Quando Riley ebbe terminato il racconto, Crivaro rimase a fissarla in silenzio, picchiando la gomma della matita contro il piano del tavolo.

Che cosa sta pensando? si chiese lei.

Infine, il Dottor Zimmerman si protese verso Riley. Le parlò lentamente e attentamente.

“Riley, penso che dovresti raccontare le tue esperienze all’Agente Crivaro.”

“Esperienze?” Riley chiese.

“Lo sai. Quei … momenti di cui mi hai parlato quando hai …”

L’uomo non completò la frase, ma Riley sapeva che cosa intendesse.

Si riferiva a quelle due esperienze che lei aveva avuto, quando era penetrata nella mente del killer.

Riley era scioccata dal suo suggerimento. Il Dottor Zimmerman era la sola persona al mondo a cui aveva raccontato di quei momenti. Pensava davvero che lei avrebbe dovuto confidarli ad un totale estraneo?

Guardò il Dottor Zimmerman e gli mimò silenziosamente con le labbra …

“Ne è sicuro?”

Il Dottor Zimmerman annuì con un sorriso caloroso e comprensivo, poi si rivolse a Crivaro: “Penso che vorrà sentire ciò che lei ha da dire.”

L’Agente Crivaro ora si mise a fissarla con grande curiosità.

Esitante e cauta, Riley cominciò a dirgli tutto: innanzitutto gli parlò di come avesse percepito i pensieri del killer, mentre aveva ripercorso la strada che lui aveva preso, quando aveva seguito Rhea, poi di come avesse fatto la stessa cosa nella stanza di Rhea, immaginando come lui si fosse sentito, guardando il suo cadavere.

Quando ebbe terminato, Crivaro la stava osservando con intenso interesse, e la sua bocca era leggermente spalancata.

I due uomini si scambiarono uno sguardo significativo.

Ovviamente, pensavano la stessa cosa.

Ma che cosa pensano? Riley si domandò.

La giovane ricordò qualcosa che il Dottor Zimmerman le aveva detto la prima volta che avevano parlato. Le aveva detto che poteva possedere un “talento unico” e …

“Potrebbe non essere un talento che hai scelto di avere, ma potrebbe dimostrarsi molto prezioso.”

L’Agente Crivaro la pensava allo stesso modo, cioè che Riley poteva avere le doti di una buona profiler di criminali?

L’idea spaventò Riley quasi quanto l’idea di essere arrestata.

Infine, l’Agente Crivaro disse: “Signorina Sweeney, non voglio spingerla …”

Si fermò, e Riley ebbe dei brividi gelidi in tutto il corpo.

Poi, l’agente aggiunse: “Ma vorrei che provasse di nuovo ad entrare in questo stato mentale.”

“Oh, no” Riley disse, con voce tremante.

Non poteva immaginare di fare un simile tentativo, non mentre era così emotivamente devastata dalla morte di Trudy.

Ma l’espressione di Crivaro era insistente. Riley sentiva che non avrebbe apprezzato un no come risposta.

Finalmente, Crivaro disse: “Credo che dovrebbe farlo sul serio. Due giovani donne sono state assassinate, e una di loro era la sua migliore amica. Non ne sono sicuro, ma … penso davvero che lei possa aiutare a consegnare il loro killer alla giustizia.”

Riley sentì un nodo di panico formarsi in gola. Come poteva rifiutarsi?

Annuì appena.

“Ti aiuterò io” Crivaro disse. “Vieni con me.”

Senza aggiungere un’altra parola, i due uomini si alzarono dal tavolo. Riley restò in piedi incerta, poi seguì il Dottor Zimmerman e l’Agente Crivaro fuori dalla sala comune, in corridoio.

Alcuni poliziotti e agenti dell’FBI andavano e venivano, altri erano fermi a parlare.

Crivaro gridò a tutti loro: “Voglio che la scena del crimine sia sgomberata da tutto il personale. Non solo la stanza, ma l’intero corridoio. Uscite tutti e lasciate lavorare me e questa ragazza.”

Gli agenti dell’FBI si allontanarono immediatamente, ma i poliziotti restarono a fissarlo con la bocca spalancata per la sorpresa. L’Agente Steele non sembrava intenzionato ad andarsene.

“Mi ha sentito?” Crivaro scattò. “Via!”

Sorpresi, Steele e gli altri seguirono gli agenti dell’FBI fuori dall’edificio.

Il Dottor Zimmerman poggiò una mano sulla spalla di Riley.

“Farei meglio ad andare anch’io” disse. “Tranquilla. Sarò qui fuori.”

Riley voleva supplicarlo …

“La prego, non se ne vada!”

Ma il professore uscì fuori, lasciando Riley e l’Agente Crivaro da soli nel corridoio.

Che cosa sarebbe successo ora?

CAPITOLO VENTIQUATTRO

Per alcuni istanti, l’Agente Jake Crivaro restò a guardare la spaventata giovane, domandandosi …

Sto per commettere un grosso errore?

Forse si sbagliava su di lei. Forse non aveva quel raro intuito posseduto soltanto da una minoranza di profiler, tra cui lui stesso. Ma era proprio quell’intuito a dirgli altrimenti. Le descrizioni che lei aveva dato delle sue esperienze erano sembrate straordinariamente reali.

Inoltre, Dexter Zimmerman percepiva ovviamente la stessa capacità in lei, ed era un genio abilitato, quando si trattava di questo genere di cose. Aveva scritto molto della capacità, che avevano alcuni individui, di penetrare all’interno della mente di un criminale.

Soprattutto, le sue visioni potevano essere una scorciatoia per catturare il killer. Jake sapeva che la polizia del posto aveva già un uomo in custodia, e forse la ragazza poteva aiutarlo a capire se avevano arrestato l’uomo giusto.

Ma Jake aveva anche altro in mente.

Doveva davvero scoprire se la sua capacità era reale, e, in quel caso, come lei fosse in grado di sfruttarla.

L’uomo si guardò intorno, chiedendosi da dove cominciare.

Vicino all’entrata del dormitorio, l’agente pensò.

Dopotutto, il killer doveva essere entrato da lì, ma Jake non sapeva ancora se fosse in compagnia della vittima oppure no.

“Vieni con me” disse a Riley.

Andarono lungo il corridoio, fino alla porta del dormitorio. Attraverso la finestra, Jake vide i poliziotti e gli agenti dell’FBI radunati fuori, al momento in ozio.

Si ritroveranno abbastanza presto con del lavoro da fare, pensò.

Quando lui e Riley Sweeney si ritrovarono davanti all’entrata della stanza, Jake disse: “Voglio che tu chiuda gli occhi.”

La ragazza obbedì.

Jake disse con voce bassa, ferma e calma: “Ora respira per alcuni istanti, bene e lentamente. Presta molta attenzione alle tue sensazioni fisiche, a com’è l’aria intorno a te, al pavimento sotto ai tuoi piedi, all’odore di questo posto, cose che potresti non notare di solito.”

Riley Sweeney annuì e respirò. Jake vide che la ragazza stava facilmente entrando nello stato mentale desiderato.

Le disse: “Ora, voglio che ripensi a quell’esperienza che hai avuto quando hai attraversato il campus quella notte, immaginando come si sentiva il killer mentre seguiva Rhea Thorson. Prova a ricordare: com’era trovarsi nella sua mente, anche se solo per un istante? Che tipo di pensieri hai condiviso? Prova a diventare di nuovo lui.”

La ragazza fece un lungo respiro, poi tremò leggermente.

Sta funzionando, lui pensò.

Disse: “Ora torna a ieri notte. Eri appena entrata. Come hai oltrepassato la porta?”

Riley non disse nulla per un lungo istante. Sembrava che stesse faticando per trovare una risposta. Poi, il suo volto s’irrigidì.

“Trudy … lascia … lasciami entrare” disse.

Jake si stupì di sentirla parlare in prima persona.

Proprio non se lo sarebbe aspettato. Quest’esercizio stava per spingersi troppo in là?

Dopotutto, era soltanto una studentessa del college, non una profiler professionista.

Lascia che segua il suo istinto, si disse. L’avrebbe fermata se l’esercizio fosse andato fuori controllo.

“Perché lui ti ha lasciato entrare?” Jake chiese.

Riley alzò leggermente le spalle.

“Perché gliel’ho chiesto io” lei rispose.

Dopo un’altra esitazione, aggiunse: “Lei mi conosceva.”

Quindi la vittima conosceva il killer, Jake pensò. Ma si mise in guardia, visto che, in una situazione simile, la cosa era piuttosto probabile. Questa ragazza stava semplicemente tirando a indovinare o stava davvero percependo qualcosa sul killer?

“Quanto lei ti conosceva?” l’uomo chiese.

La fronte di Riley si corrugò come se lei stesse facendo uno sforzo mentale.

“Non ne sono sicura” lei disse. “Penso … no, proprio non lo so.”

“Respira profondamente” Jake disse. “Dimmi tutto quello che ti viene in mente.”

La ragazza continuò: “Non grandi amici, non credo. Abbastanza bene da non esserne spaventata.”

“E come ti fa sentire questo?” fu la nuova domanda di Jake.

Uno sguardo sinistro si formò sul volto di Riley.

Jake era stupefatto. Non aveva mai visto una principiante entrare così profondamente in questo tipo di esercizio, tanto in fretta.

Poi si mise di nuovo in guardia. O è questo o lei sa già più di questo killer di quanto dovrebbe.

“Mi fa stare bene” Riley disse. “Tutto sta andando proprio come voglio io.”

Jake gli mise la mano sul braccio.

“Continua a tenere gli occhi chiusi” le disse. “Ti guiderò io. Va’ dove ti porta l’istinto.”

Jake tenne la mano sul braccio di Riley Sweeney, mentre attraversava il corridoio ad occhi ancora chiusi. Quando si ritrovarono proprio davanti alla stanza della ragazza, lui le diede un colpetto per farla fermare, incerto sul da farsi.

La porta era spalancata, e Jake non voleva che lei aprisse gli occhi e vedesse come appariva al momento. Il corpo era stato portato via, ma il sangue era ancora ovunque, e, dove prima c’era il cadavere sul pavimento, era stata tracciata una sagoma col gesso, che ne evidenziava la precisa posizione.

Ma Riley stava ancora parlando, e sembrava sempre più immersa in quello stato mentale.

“Lei apre la porta della stanza e m’invita ad entrarci. Sono davvero contento. Non devo nemmeno chiedere. Lei prosegue e io la seguo …”

Jake e la ragazza entrarono nella stanza. Ora, lei sembrava un po’ incerta.

Riley disse: “Io penso …”

Esitò. Jake si chiese se forse stesse per terminare l’esperienza.

Poi lei disse: “Il telefono squilla.”

Riley si stava agitando, aveva le mani tremanti. Jake stava per interrompere l’esercizio, quando lei blaterò: “Questo era il suo momento.”

Jake notò che era tornata ad esprimersi in terza persona. Si rese conto che, qualunque cosa stesse vivendo, stava diventando troppo per lei.

E’ ora di fermarsi, pensò.

Tenendole ancora il braccio, Jake disse gentilmente: “Tieni gli occhi chiusi. Vieni con me.”

Ma, prima che potesse portarla al sicuro fuori dalla stanza, il telefono alla fine squillò davvero.

Gli occhi della ragazza si aprirono bruscamente. La testa le girava, mentre osservava l’orribile scena, e sussultò inorridita.

Troppo tardi, Jake comprese.

L’agente la spinse rapidamente fuori dalla stanza, nel corridoio. La ragazza si appoggiò ad una parete e cominciò a singhiozzare.

Jake le mise un braccio intorno alla vita per confortarla.

“TRANQUILLA” disse. “Va tutto BENE.”

Dalla porta aperta della stanza, lui sentì un messaggio in uscita: era la voce della compagna di stanza, non la sua. Dopo il bip, sentì una voce maschile.

“Ehi, Riley, ci sei? Sono Ryan. Gesù, ho appena saputo quello che è successo. Non riesco a crederci. Ci sei? Stai bene? Sei al sicuro?”

Stupita e confusa e ancora singhiozzante, la ragazza annuì con la testa come per dire sì al ragazzo.

Dopo una pausa, la voce continuò.

“Ascoltami. Chiamami quando puoi. Se c’è qualcosa che posso fare … qualunque cosa …”

La voce svanì, e poi lui riagganciò.

Riley stava ancora respirando in modo affannoso, ma i singhiozzi si stavano fermando.

Jake le diede un colpetto sulla spalla.

“Sei andata bene” le disse. “Sei andata davvero bene.”

Si rese conto di pensarlo davvero. Non credeva più che lei potesse fingere, semplicemente riferendo qualcosa che già sapeva.

Poi, Jake sentì la porta del dormitorio aprirsi e il suono di passi avvicinarsi. Si voltò e vide un membro della sua squadra avvicinarsi.

Jake scattò verso di lui: “Walton, che cosa ti ho detto?”

L’Agente Speciale Tyler Walton disse: “Mi dispiace, signore, ma ho pensato che avrei fatto meglio a venire a dirglielo. Abbiamo ricevuto una chiamata dalla stazione. Sembra che il sospettato che tengono in custodia sia pronto a parlare.”

“Ha chiamato il suo avvocato?” Jake chiese.

“Non ancora” Walton rispose. “E’ piuttosto sicuro di sé, e sembra che non gli interessi procurarsi un avvocato.”

Jake guardò Riley Sweeney negli occhi e disse: “Ascolta. Penso che potresti aiutarci anche lì. Vieni con noi alla stazione?”

Riley annuì e lo seguì lungo il corridoio.

Quando uscirono dall’edificio, Jake ricordò quanto fosse profondamente entrata nella mente del killer.

E’ brava in questo, pensò.

Ma le aveva fatto un favore, a mettere in risalto questa abilità in lei?

Jake rabbrividì, mentre la sua mente era inondata dagli orrori che aveva visto durante la sua carriera, nella sua mente e di persona.

Non aveva idea di che tipo di futuro potesse avere in mente per se stessa Riley Sweeney, ma era piuttosto sicuro di una cosa …

Una vita normale non è proprio per lei.

CAPITOLO VENTICINQUE

La testa di Riley girava mentre l’Agente Crivaro la conduceva fuori, in mezzo ai poliziotti ed agenti. L’esperienza che aveva appena vissuto era molto, molto più intensa dei suoi primi momenti di connessione con il killer, e molto più terrificante.

Le era difficile ricordarne una parte. Sapeva che doveva esserci un senso di soddisfazione che apparteneva a qualcun altro, ma non a lei. Sapeva di aver espresso parole che non le appartenevano.

“Mi fa stare bene” aveva detto, sebbene non parlasse di sé. “Tutto sta andando proprio come voglio io” aveva aggiunto. O qualcuno aveva aggiunto.

Mentre procedeva insieme a Crivaro, Riley vide il Dottor Zimmerman stare a distanza, in mezzo ai poliziotti, che la guardavano.

Avrebbe voluto che l’uomo si avvicinasse e parlasse con lei, aiutandola a comprendere quello che era appena accaduto.

Ma il professore mantenne la distanza, come se non intendesse interferire con …

Cosa? Riley si chiese.

Che cosa succede? Che cosa ci faccio qui?

Crivaro la condusse verso la strada più vicina, dove erano parcheggiati dei veicoli della polizia con i lampeggianti accesi.

Riley chiese: “Che cos’è successo?”

Crivaro esitò per un momento.

Poi disse: “Immagino che tu abbia parlato di questo genere di cosa con il Dottor Zimmerman. Che cosa ti ha detto?”

Riley ripensò di nuovo a quella conversazione avvenuta nell’ufficio del professore. Poi rispose: “Mi ha detto che ho un intuito eccezionale per… questo genere di cose.”

“Direi che ha ragione” Crivaro disse.

Crivaro l’aiutò a sistemarsi nei sedili posteriori di un’auto della polizia, lì in attesa, e si accomodò accanto a lei.

Un altro agente, Walton, li aveva seguiti dal dormitorio. Si mise davanti, dal lato del passeggero, e il poliziotto locale che era alla guida partì.

Riley voleva ancora una spiegazione da Crivaro.

“Era così vivido” riprese. “Come facevo a sapere quelle cose?”

“Beh, in realtà, non ne sapevi nulla. Non è come essere un medium o un fenomeno paranormale. Stavi seguendo sensazioni e intuito, e sono proprio molto più potenti e vividi in te di quanto siano per molte persone, e forse più accurati. In realtà, ciò che stai facendo, consiste soprattutto nell’utilizzo della tua immaginazione, esercitando un raro tipo di creatività.”

L’uomo fece una pausa per un momento, poi disse: “Ad esempio, hai immaginato il telefono squillare quando Trudy e il killer sono entrati nella stanza. Dubito che sia davvero accaduto, non ho trovato alcun messaggio nella tua segreteria telefonica. Eppure, qualcosa ha fatto allontanare Trudy dal killer. Il killer ha approfittato di quel momento e ha estratto il suo coltello, afferrandola da dietro e …”

Riley era contenta che lui non avesse completato la frase. Aveva immaginato quel momento anche troppo nitidamente soltanto alcuni minuti prima. Si appoggiò al poggiatesta, chiedendosi che cosa sarebbe accaduto adesso.

Walton aveva detto che un sospettato era in custodia e pronto a parlare.

Crivaro aveva detto …

“Penso che potresti aiutarci anche lì.”

Che cosa si aspettava ora da lei?

Non appena l’auto si fermò, tutti uscirono ed entrarono nella stazione della polizia. La prima persona che incontrarono fu il Capo Hintz, l’alto, slanciato e vigoroso uomo anziano che interrogato lei e le altre quattro ragazze, tra cui la stessa Trudy, dopo la morte di Rhea. Non era stato molto comprensivo e questo aveva contribuito a peggiorare una notte già orrenda.

Hintz fece un cenno di saluto con il capo verso gli Agenti Crivaro e Walton.

“Dovete essere dell’FBI” esordì.

Mentre si presentavano, Riley vide che il Capo Hintz sembrava molto scosso.

Il capo confermò la sua impressione, dicendo: “Non posso crederci. Proprio non riesco ad accettarlo.”

Non poteva credere cosa? Riley si chiese. Un altro omicidio o che cosa?

Il Capo Hintz li condusse attraverso la stazione fino alla sala degli interrogatori. Si ritrovarono tutti fuori a guardare attraverso il falso specchio.

Riley riconobbe immediatamente il giovane uomo che era seduto al tavolo all’interno, con le manette ai polsi.

Era Harry Rampling.

Ora lei cominciò a comprendere perché il Capo Hintz sembrasse tanto turbato. Ricordò lo sguardo di disapprovazione di Hintz, quando lei aveva accennato al fatto di aver respinto Harry la notte della morte di Rhea.

Guardando tristemente attraverso lo specchio il giovane atleta, Hintz disse: “Ho sempre pensato benissimo di quel ragazzo. Credevo che fosse un vero eroe. Non immagino che avesse della cattiveria nel suo corpo. Ma, suppongo, che non si può mai sapere …”

La voce del capo si fermò.

Poi, guardò Crivaro e Walton, e disse: “Immagino che ora dovreste occuparvene voi. E’ proprio fuori dalla mia portata e da quella dei miei uomini.”

Hintz si voltò e se ne andò.

Crivaro si rivolse al collega: “Walton, voglio che tu vada dentro ad interrogare il sospettato.”

Il giovane agente sembrava sorpreso.

“E’ sicuro che io sia pronto per questo?” chiese.

Crivaro rispose: “Imparerai man mano che svolgi il tuo lavoro. Va’, comincia.”

Appena Walton oltrepassò la porta che lo conduceva nella stanza degli interrogatori, Crivaro disse a Riley: “Voglio che ascolti attentamente tutto ciò che viene detto lì dentro.”

“Ascoltare?” Riley chiese. “Ascoltare cosa?”

“Lo saprai al momento giusto, o se lo sentirai.”

Riley sentì dei suoni provenienti da un altoparlante, mentre Walton prendeva una sedia e si sedeva al tavolo.

Walton si rivolse ad Harry: “Dimmi il tuo nome.”

Harry sembrava annoiato e divertito al contempo.

“Ancora?” lui disse. “Mi sembra di averlo già detto cento volte.”

“Sì, ancora.”

“Harry Rampling. In realtà, il mio nome completo è Henry Wallace Rampling III. Sapete, voi state facendo un grosso errore a trattarmi così. Mio padre è il sindaco di Baxter.”

Walton sorrise leggermente.

“Baxter?” lui disse. “Dove si trova? E’ una grande città?”

Riley non riuscì a non provare un momentaneo piacere dinnanzi all’espressione abbattuta di Harry. Sapeva perfettamente che Baxter distava circa centosessanta chilometri da Lanton, ed era considerevolmente più piccola. Walton sembrava del tutto indifferente al ruolo pubblico del padre di Harry, ed il ragazzo ne era rimasto visibilmente colpito.

Walton disse ad Harry: “Presumo che ti abbiano letto i tuoi diritti.”

“Sì” Harry disse, roteando gli occhi.

“Vuoi un avvocato?”

“Questo è così stupido.”

“Dovrei prenderlo come un no?” Walton chiese.

“Sicuro. Va bene. Come vuole.”

Walton cominciò ad interrogare Harry riguardo a quello che stava facendo a determinate ore la scorsa notte.

Harry allungò le gambe sotto il tavolo.

“Dormivo nella mia stanza” rispose.

Walton guardò degli appunti e disse: “La tua stanza è nella Gettier Hall? Al piano superiore, rispetto a dove è avvenuto l’omicidio?”

“Esatto.”

“Il tuo compagno di stanza può confermarlo?”

Harry sbadigliò, riuscendo fin troppo bene a sembrare annoiato, Riley pensò.

“No, Larry è stato fuori per tutta la notte. Mi ha detto che non sarebbe rientrato. Aveva un appuntamento con una figa pazzesca a casa sua. Il che mi stava bene.”

“Come mai?” Walton chiese.

Harry alzò le spalle come a dire che la risposta dovesse essere ovvia.

“Io e Larry proviamo a coordinare le nostre attività. Mi ha detto i suoi piani, così avrei avuto la stanza tutta per me, e per qualsiasi compagnia avessi voluto intrattenere, se capisce ciò che intendo.”

“Compagnia?” Walton disse. “Intendi dire Trudy Lanier?”

Harry sussultò al nome di Trudy.

Disse: “E’ terribile quello che le è successo. Era una ragazza simpatica.”

“Quindi la conoscevi molto bene?” Walton chiese.

“No, ma abbiamo passato del tempo insieme, prima quella sera. Ma immagino che questo lo sappia già. Voglio dire, è per questo che sono qui, giusto?”

Walton fissò Harry per un momento.

Durante quel silenzio, Riley ricordò Trudy seduta al tavolo di fronte ad Harry, praticamente sbavante per ogni sua parola e gesto.

Harry l’ha davvero uccisa? si chiese.

Al momento, sembrava una possibilità concreta.

In quel momento desiderò più che mai di aver trascinato Trudy via da quel tavolo per accompagnarla a casa.

Infine Walton si rivolse ad Harry: “Parlami di com’è andata con Trudy. Voglio dire, che cos’è successo tra voi due ieri sera.”

La curiosità di Riley fu destata.

Harry rispose: “Ero appena arrivato al Covo del Centauro, e sono andato nel patio a vedere che cosa ci fosse lì fuori, quando questa ragazza si è messa a ballare di fronte a me …”

“Trudy Lanier?” Walton domandò.

“Sì, lei. E non ha detto una parola, ma mi ha fatto capire bene che non mi avrebbe lasciato in pace. Allora …”

Poi, alzò di nuovo le spalle.

“Non se ne sarebbe andata e a me non andava molto di ballare, perciò le ho detto che sarei andato a prendere da bere per entrambi.”

Riley avvertì la rabbia montare in lei.

Lo fa sembrare come se lei fosse stata una piaga, pensò.

Poi, ricordò di nuovo l’espressione di Trudy mentre era seduta a guardarlo.

Forse l’amica gli si era avvicinata, e non il contrario.

Non che Harry si fosse tirato indietro. Lo aveva visto agire così con troppe ragazze, lei inclusa, per credere altrimenti.

Harry disse: “Non mi ero ancora preso da bere, perciò le ho detto che sarei andato al bar a comprarci da bere. Il che le stava bene, così almeno ha detto. Così ho comprato una vodka Collins per lei e un doppio bourbon per me.”

Harry fece una pausa, poi aggiunse: “Beh, non sapevo che le cose stessero andando proprio …”

A Riley si drizzarono i peli. Quella era la prima cosa, tra quelle dette da Harry fino ad allora, che sembrava falsa. Quando si trattava di ragazze, Harry sapeva sempre come sarebbe andata a finire, o almeno dove lui voleva che finissero.

Il ragazzo continuò: “Poi mi ha trascinato di sotto, abbiamo trovato un posto in cui sederci e abbiamo parlato a lungo, e io ho continuato ad andare al bar per prenderci da bere di tanto in tanto.”

Riley si chiese …

Quanto aveva bevuto Trudy? Quanto riusciva a pensare lucidamente?

Harry disse: “Dopo un po’, lei ha detto che forse era ora di andare via, e le ho chiesto se voleva che l’accompagnassi al dormitorio.”

Walton intervenne: “Con intenzioni perfettamente innocenti, suppongo.”

Harry fece un sorrisetto e disse: “Beh, non saprei se sia giusto metterla in questo modo. Diciamo soltanto che tenevo aperte le mie possibilità.”

Walton picchettò la matita contro il tavolo e disse: “Lei ha parlato con qualcun altro mentre voi due eravate al Covo del Centauro?”

Harry restò in silenzio a riflettere per un istante.

“Ora che lo dice, lei ha parlato con qualcuno. La sua compagna di stanza è venuta al tavolo, Riley qualcosa. Sì, Riley Sweeney.”

Riley lanciò uno sguardo all’Agente Crivaro, che ricambiò allo stesso modo.

Harry proseguì: “Riley è stata davvero fastidiosa, voleva che Trudy andasse a casa con lei. Ma Trudy le ha detto di andare al diavolo.”

Riley soffocò un sussulto, mentre ricordava ciò che in realtà Trudy le aveva detto …